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Recensione

Bruno. Il bambino che imparò a volare copertina

Bruno il bambino che imparò a volare di Nadia Terranova e Ofra Amit

"Nessuno, là in Galizia, avrebbe mai pensato che quel bambino ebreo - incerto e impacciato per la grossa testa, schivo e introverso per carattere - sarebbe diventato uno dei più grandi scrittori europei. E neppure lontanamente avrebbe potuto immaginare la sua fine così tragica e assurda."


LIBRO SCELTO DA WUZ PER LA GIORNATA DELLA MEMORIA 2012

Meno conosciuto di Kafka, ma altrettanto importante per la storia della letteratura, Bruno Schulz - malgrado la sua produzione narrativa sia esigua - è senza dubbio uno dei più grandi autori polacchi del Novecento (forse il più grande). David Grossman di Bruno Schulz ha fatto nel suo Vedi alla voce: amore, un personaggio "fantastico e reale a un tempo".
Scrive Grossman nell'Introduzione del volume L'epoca geniale e altri racconti: "Da qualche tempo ho preso l'abitudine di rileggere, più o meno una volta all'anno, i racconti di Schulz. È una sorta di 'revisione periodica' per me, un modo di rinforzare gli anticorpi contro la tentazione di cadere nell'apatia e nella grettezza. Ogni volta che apro un suo libro mi sorprende come questo autore, quest'uomo, che raramente aveva lasciato la sua città natale, abbia creato un intero mondo per noi, una realtà unica nel suo genere, e come anora oggi, molti anni dopo la sua morte, continui a nutrirci con granelli di zucchero - e briciole di pane - per irrobustirci in previsione di un gelido e infinito inverno".

Nadia Terranova con le parole, e Ofra Amit con i disegni, ci raccontano la storia di Bruno bambino, adolescente e poi uomo. Un ragazzino con la testa grossa e tantissima fantasia, con un papà estroso, originale, imprevedibile, "mutante", che sapeva trasformarsi in un uccello dalle mille piume colorate e volare via: "anche se la testa greve gli rallentava il correre sobbalzando a ogni passo, lui trottava tutto il giorno per salvare il padre dai guai in cui si cacciava con le sue metamorfosi improvvise". Un padre che quando scompare lascia dietro sé un vuoto da colmare con parole e disegni, finché non arriva il Male deciso a ghermirlo per la "colpa" di essere ebreo. Ma non riuscirà a catturarlo perché Bruno ha imparato dal padre a volare.


Fuori dalla finestra due strane creature si godono la scena. Il variopinto rapace è proprio lui. Anche il bambino assomiglia a quello del disegno. Strano, pensa la bambina, che nonostante la testa, riesca a volare così in alto.

Molti i riferimenti diretti ai racconti di Schulz, minori le citazioni artistiche nei disegni che non si rifanno in particolare a quelli dello scrittore (mentre evidenti sono le citazioni di altri artisti come Chagall), ma che li includono nell'immagine.

"I primordi del mio disegnare - scrive Schulz in una lettera - si perdono in una foschia mitologica. Non sapevo ancora parlare e già ricoprivo tutti i fogli e i margini delle gazzette di scarabocchi che destavano l'attenzione dell'ambiente circostante."

Nulla di meglio dunque, per ricordare lo scrittore sommerso, di un libro illustrato e semplice come questo.
E nessun autore più di lui può dirsi simbolo delle persecuzioni e centro della memoria a cui viene dedicata ogni anno una giornata speciale.


Bruno era un bambino indaffarato.
Lui, che chiude la sua esistenza a servizio di un ufficiale nazista, Felix Landau, nella sua Drohobycz occupata. Lui che comunque vuole sognare e dipinge sulle pareti della stanza dei bambini del gerarca affreschi ispirati alle favole dei fratelli Grimm destinando una parte anche a se stesso.
«Morì in un cosiddetto Giovedì nero, forse per una ripicca tra gerarchi nazisti ("Ho ucciso il tuo ebreo", "E io ho ucciso il tuo", si sarebbero detti due ufficiali, Karl Günther e Felix Landau), forse vittima, insieme ad altri bersagli casuali, di uno dei tanti massacri di ebrei. Ma, come sottolinea Grossman, "anche se ritenessimo la conversazione tra gli ufficiali pura invenzione, essa ci tocca nel profondo perché, malgrado tutto, è sostanzialmente fedele a una qualche verità tragica e ironica riguardante l'uomo Bruno Schulz, il suo senso di estraneità esistenziale, di impotenza, il suo modo di essere".»


«"Che è mai quest'epoca geniale e quando fu?" si domanda Bruno Schulz. E noi, suoi lettori, ci domandiamo con lui: c'è mai stata un'epoca di suprema ispirazione in cui l'uomo potesse tornare a essere bambino? In cui l'intero genere umano potesse tornare a essere bambino?»
David Grossman

Sino al 5 febbraio 2012 alla Galleria Tricromia di Roma (www.tricromia.com/) si può visitare una mostra dedicata alle illustrazioni di Ofra Amit.

Nadia Terranova e Ofra Amit - Bruno, il bambino che imparò a volare
40 pag., ill., 16,00 € - Edizioni Orecchio Acerbo 2012
ISBN 978-88-9680623-4



Chi era Bruno Schulz



Le autrici



20 gennaio 2012 Di Giulia Mozzato

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