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HOME | giovedì 09 settembre 2010 |
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| Titolo |
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Stagioni |
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| Autore |
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Rigoni Stern Mario |
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| Dati |
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145 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 10,80 |
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| Prezzo IBS |
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€ 10,80 |
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| Editore |
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Einaudi |
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| Collana |
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L'Arcipelago Einaudi |
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| EAN |
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9788806184001 |
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Mario Rigoni Stern
Stagioni "Così una dolce malinconia ti prende, la melanconia dell'autunno, e sotto un larice, all'asciutto, cerchi anche tu un luogo dove accucciarti per meditare sulle stagioni della tua vita e sull'esistenza che corre via con i ricordi che diventano preghiera di ringraziamento per la vita che hai avuto e per i doni che la natura ti elargisce."
Dalle stagioni della vita a quelle della natura, i corsi e ricorsi dell'esistenza sono segnati dal susseguirsi dei mesi e dal forte cambiamento climatico e ambientale che questi mesi portano con sé. E se parliamo di natura, sono purtroppo pochi gli autori italiani che sanno descrivere con competenza e con passione ciò che hanno attorno, ma che spesso non vedono, troppo presi da sé stessi o con gli occhi abbagliati dalle luci delle metropoli: piante e animali, acque e boschi, montagne e fiumi, germogli e fiori, neve e disgelo.
Mario Rigoni Stern è uno dei pochi. Leggere le sue pagine è come respirare l'aria fresca delle montagne che tanto ama, passeggiare su quell'altipiano di Asiago dove spesso sono ambientati i suoi romanzi e racconti, ascoltare il verso dell'urogallo, un animale raro ma non del tutto scomparso che gli italiani non conoscono più e che credono sia addirittura una sua invenzione poetica... Quanta ignoranza ormai accomuna le persone (anche i cosiddetti "intellettuali") difronte alla natura. Quanta indifferenza verso i suoi problemi. E tutto ciò ha portato a non saper più seguire quei ritmi che sono anche i nostri, che certamente ci farebbero vivere meglio. Leggendo le pagine di questo (purtroppo) breve libro, abbiamo un'occasione per riscoprire luci e suoni, sensazioni e immagini di una natura che non sappiamo più guardare. O meglio, che la maggior parte di noi non sa più guardare, perché chi ancora vive in quei luoghi ha la capacità di vedere e assimilare ciò che le stagioni sanno offrire.
Lo scrittore, ormai più che ottantenne, racconta le "sue" stagioni, tra ricordi di guerra e di montagna, tra considerazioni sull'attualità e piccoli consigli dati, come sua abitudine, con voce leggera, senza imporre nulla, senza urlare: basta l'esperienza di chi ha vissuto a lungo e ha capito molto della vita.
Si parte dall'inverno che, come lui stesso ha dichiarato, è la sua stagione preferita: "sono nato alle soglie dell'inverno, in montagna - esordisce - e la neve ha accompagnato la mia vita". Ci fa riflettere sulla relatività delle cose: il freddo, il gelo... quella che oggi ci sembra una temperatura insopportabile in casa o fuori era fino a pochi anni fa normale ed era sufficienteindossare le mutande di lana e bere un tè caldo per superare la rigidità del clima. Per non parlare di chi ancora adesso vive in quelle zone della Siberia dove non arrivano i rifornimenti...
La guerra, lo spaventoso gennaio del 1942 con -39°, le sofferenze dei militari e dei civili. E, ancora, gli animali che in inverno animano il bosco anche quando la neve ricopre tutto. Il maestoso grifone, il gufo delle nevi, arrivato da molto lontano, le lepri, il capriolo, le volpi, il francolino di monte... quanti di noi non sanno neppure che aspetto abbiano?
"Sensi e fantasia ti aiutano a scoprire la primavera del bosco, che è misteriosa, segreta, viva". Eccoci dunque alla primavera, ai canti degli uccelli, al ronzio delle api, alle nuove corna dei cervi, alla livrea più bella dell'urogallo, alla gioia inspiegabile che accompagna i più giovani quando le giornate cominciano ad allungarsi e la temperatura ad alzarsi. "Se la prima neve che senti scendere in una notte di novembre è un invito a raccogliersi nei ricordi o nella lettura, la prima pioggia d'aprile che ascolti battere sul tetto ti dà ristoro e distensione, ritrovi un amabile sonno e poi, al mattino, il desiderio di andare, di uscire fuori a camminare in libertà e senza una meta perché la primavera non ha confini. Magari vorresti rincorrerla verso il Nord con quella coppia di cicogne che avevano sostato qualche giorno sugli stagni dei pascoli e sono volate via salutando noi che restiamo". Chi saprebbe descriverla meglio?
E siamo arrivati all'estate. Il fieno sui carri, le mucche agli alpeggi, le stelle alpine, i giovani camosci, i mirtilli, un formaggio meraviglioso e il pericoloso e impegnativo gioco della ricerca dei nidi dei calabroni, trafugati e spostati vicino a casa per raccogliere il loro miele. Quante madri oggi autorizzerebbero i figli a realizzare una simile impresa? In questa estate ci imbattiamo anche, a sorpresa, nei ricordi del mare, tra scogli, spiagge e pescherecci, del Basento, di un'isola dalmata, di Rovigno e di un viaggio, molto gradito, nel Salento. "Le torri di guardia lungo quel mare profondamente azzurro mi facevano sognare che in qualcuna sarebbe stato bellissimo passare un'estate. Ma anche tutta la vita, che non sarebbe stata dura con quel mare davanti, con quel retroterra di frumenti e ulivi. Lì, con un centinaio di libri, un bell'orto, un piccolo frutteto con aranci e mandarini. Senza telefono, senza televisione. Come sarebbe stato l'inverno? Mi sarebbe mancata la neve?"
Chiudiamo con l'autunno, la stagione della discesa dagli alpeggi, delle lucide foglie degli aceri montani, delle prime brine in alta quota, del fervore preparatorio delle marmotte avviate verso il letargo invernale, dei bramiti d'amore dei cervi, dell'avvicinamento a valle dei camosci, delle storie di caccia, che per la verità Rigoni Stern, che non appare affatto contrario, racconta con passione. "Tante cose nel corso delle stagioni la natura può insegnare a chi osserva; ma è nell'autunno che il bosco si fa leggere con chiarezza: lo sviluppo delle crescite annuali degli alberi, la maturazione dei frutti e delle drupe nel sottobosco e, magari, le brutte tracce del passaggio degli uomini incivili. Dall'abbondanza delle squame e dei torsi degli strobili sotto le conifere possiamo intuire le famiglie desgli scoiattoli acrobati sopra le nostre teste, da una rosso-bianca amanita muscaria sbocconcellata puoi supporre che un capriolo o un cervo l'abbiano ricercata per drogarsi. Forse potrai sorprenderti nel vedere un cerchio, o due cerchi a forma di 8 attorno a un giovane abete o a un faggio: è come un sentiero battuto e tutt'attorno l'erba è calpestata e anche strappata; qui tra luglio e agosto, i caprioli avevano fatto la giostra, ossia quando erano pronti per l'accoppiamento maschio e femmina si erano insistentemente rincorsi emettendo dei fischi come sospiri amorosi."
Se desiderate approfondire ulteriormente questo tema, potete leggere il resoconto di una rara presentazione che lo stesso Rigoni Stern ha fatto proprio di questo libro. E ascoltare la lettura delle prime pagine su Radio Alt
Le prime pagine
Inverno
Sono nato alle soglie dell'inverno, in montagna, e la neve ha accompagnato la mia vita. All'asilo infantile le suore ci avevano insegnato una canzoncina che diceva di un bambino che dormiva in una culla e di una vecchia che cantava, il mento sulla mano: «... Nel bel giardino il bimbo s'addormenta. / La neve fiocca lenta, lenta, lenta». Scopersi molto tempo dopo che era un sonetto del Pascoli. Alle scuole elementari il maestro Marcant ci faceva cantare: «... Sui lucenti e tersi campi del nevaio sconfinato I Sorridenti al nostro fato...», che nella Grande Guerra era stato l'inno degli alpini sciatori. Anche nel Libro delle favole che mi aveva portato la Befana avevo trovato la neve della Piccola fiammiferaia di Hans Christian Andersen. Quando andavo con gli sci in spalla sui campi di gare dei balilla era il tempo che leggevo di Zanna Bianca sulle nevi del Nordamerica e di Michele Strogoff sulle nevi della Siberia. Troppo presto finì per me il tempo delle gare di sci e dei libri d'avventura. Cadeva la neve sulle montagne della guerra dove ci portava il destino. Delle Alpi occidentali e dei ghiacciai avevo letto qualcosa di Antonio Stoppani; quando ero sulle drammatiche montagne dell'Albania, in qualche momento potevo rileggere anche: «... piovean di foco dilatate falde, / come di neve in alpe sanza vento». Ma il vento c'era, e pure il fuoco dei mortai greci. Ad Aosta, nel gennaio del 1942, in attesa della partenza per il fronte russo, i segnali di tromba per gli alpini sciatori del Cervino erano preceduti da quattro o cinque note di una canzonetta che allora cantavano i dopolavoristi in gita: «Si va sulla montagna...» Dopo dieci anni Elio Vittorini mi scoperse Sergente nella neve e ancora tale sono rimasto per tanti. Da allora ho letto anche della tristissima neve della Kolyma, di quella rosso-nera di Stalingrado, di quella di Leningrado che non copriva i bulbi dei Giardini d'Inverno ma le migliaia di migliaia di cadaveri dei civili morti di fame durante l'assedio. In questi giorni è nevicato molto e sul mio tetto, sopra quella di dicembre, c'è più di un metro di neve fresca. Sono isolato dal paese. Da un libro traggo un foglio dove Andrea Zanzotto mi ha trascritto a mano una sua poesia: «Gelo: / Stagione del candore - / per le più variate nevi / mille stelle sorelle / verso me prendono il cammino». Ma dov'è questo freddo che giornali e televisioni ci vogliono far credere? Freddo polare, freddo siberiano, bufere di neve, strade ingolfate... Anche d'estate si scrive caldo africano, siccità che spacca la terra; per dire dopo qualche giorno violenti temporali e piogge insistenti, freddo autunnale. Se ora dovesse arrivare la notizia che in qualche parte d'Italia è fiorito un mandorlo ecco tutti a dire che è qui la primavera. E che noi umani abbiamo la memoria corta, e chi ce la vuole ravvivare non ne ha. Pochi sono quelli che sull'agenda scrivono le temperature, le precipitazioni, i cambiamenti del clima. Solo affari, solo appuntamenti; una volta erano certamente di più gli uomini che usavano annotare anche le cose della natura, perché ora si vive con artefizi, ossia con espedienti diretti a ottenere effetti estranei all'ordine naturale. Prova, lettore, a immaginare un fatto importante della tua vita localizzandolo nel luogo e nella stagione e prova a ricordare com'era il tempo. Freddo ? Caldo ? Era sereno il ciclo ? Raffrontalo con l'oggi e vedrai che gli eccessi, le esagerazioni sono più volte fuori tempo. Quando nella camera da letto il termometro segna 16° ora mi sembra fresco, ma se penso a quando ero bambino e l'orina si gelava nel vaso da notte, allora mi pare che oggi nella stanza sia fin troppo caldo. Quando esco da casa e il termometro in piazza, sul muro della farmacia, segna -18°, stimo molto freddo, e sento pizzicare il naso. Ma, se ripenso ai -39° del gennaio 1942, mi dico che è quasi primavera! Insomma, basta con queste lagne. È perché viviamo sempre in case surriscaldate, perché facciamo poco movimento; perché le donne vanno vestite leggere per far vedere le forme e la pelliccia la indossano in mezza stagione per farsi notare, perché i giovani vestono i jeans e non mettono le mutande di lana e bevono bevande fredde invece di tè caldo. Noi, noi siamo così; ma quando vedo un maghrebino spalare la neve senza cappotto, o uno slavo lavorare da muratore su un'impalcatura tra la neve che cade, o un nero che cerca un poco di caldo nella sala d'aspetto di una stazione ferroviaria, allora penso che per loro è davvero freddo. Fa moltissimo freddo in quelle città della Siberia dove non arrivano i rifornimenti, anche per i marinai bloccati dai ghiacci dell'Artico, per i vagabondi della Russia, per i bambini della Moldavia, per i clochard di Parigi, per i barboni di Milano e di Torino. I terremotati del Sud hanno dimostrato grande dignità e forza nel sopportarlo. Noi che viviamo in case calde, che siamo ben nutriti, che abbiamo morbidi indumenti di lana consideriamo che anche questi sono uomini. Già, queste ultime righe hanno parafrasato Primo Levi. Dobbiamo ricordare. Ricordiamo che sessantatre anni or sono 221 875 soldati italiani erano nel grande freddo della Russia: 74 800 non tornarono a baita; 26690 ritornarono congelati o feriti.
© 2006, Giulio Einaudi editore
Rigoni Stern Mario - Stagioni 145 pag., 10,80 € - Edizioni Einaudi 2006 (L'arcipelago Einaudi) ISBN 9788806184001
| 05 gennaio 2007 | | Di Giulia Mozzato |
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