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RECENSIONE

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Titolo Habibi
Autore Thompson Craig
Dati 672 p., ill., rilegato
Prezzo € 35,00
Prezzo IBS € 29,75
Editore Rizzoli Lizard
EAN 9788817052276
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Habibi di Craig Thompson. Un graphic novel più avvincente di qualunque film

"Non ho nulla da dare, non a Dodola. Ho cancellato la mia capacità di creare. A quanto pare la mia vocazione è distruggere più che creare. Distruggerò anche il mio corpo. Cancellerò la mia presenza da questo mondo. Se solo il mio cuore esplodesse facendo crollare questa diga.  Abbattere questa barriera, liberare il fiume, prosciugare questo impero, e irrigare i bassifondi. Se potessi distruggerlo insieme a me, allora potrei valere qualcosa. Lasciami espiare tutti i peccati degli uomini. Lasciami liberare il DILUVIO che ho dentro. Lasciami morire" 

Nel 2004 Craig Thompson, un semisconosciuto disegnatore di fumetti, pubblicava Blankets, graphic novel che raccontava la sua infanzia, i sentimenti contrastanti legati alla fede dei genitori - cristiani evangelici - e la storia del suo primo amore. 
Il libro riscosse un successo planetario, ricevette premi su premi e persino i complimenti dell'autore di Maus Art Spiegelman.
Thompson aveva fatto centro: perché Blankets dava la sensazione di trovarsi di fronte a un'opera di grande spessore narrativo, affrancata dai limiti tradizionalmente imposti dal medium stesso agli autori di fumetti: un soggetto non banale, l'uso attento dei flashback, grande sapienza nella composizione dei quadri e nell'incedere drammatico della narrazione. Dal punto di vista grafico, la storia poteva contare su di un tratto netto e accattivante. Infine la profondità e la lunghezza di Blankets concorrevano a farne un unicum nel panorama fumettistico dell'epoca, poiché il poderoso affresco si dispiegava nella sua interezza lungo quasi 600 pagine. 


In Habibi ("mio amato" in arabo), ultimo lavoro di Thompson, ritroviamo il suo tratto pulito e lo stile immediatamente riconoscibile. Come già in Blankets la resa cromatica è surrogata da un bianco e nero di grande incisività, e l'autore conferma la sua predilezione per le storie lunghe, avendo composto questa volta una saga che supera il traguardo delle seicento pagine.
Ma le similitudini fra i due libri si fermano qui.
L'ambientazione, tanto per cominciare, non potrebbe essere più diversa: dove l'educazione sentimentale del giovane Thompson era incorniciata dai luoghi reali della sua adolescenza, Habibi si svolge in un Medio Oriente senza tempo, a tratti antichissimo - il sultano, l'harem e le sue secolari tradizioni, la tratta degli schiavi nei suq - e a tratti contemporaneo - il traffico, i grattacieli, la grande metropoli.
L'effetto è straniante, ma non è che l'inizio.
La protagonista della storia, Dodola, viene data in sposa allo scriba del villaggio quando ha solamente nove anni. Sarà lo scriba a iniziarla alla scrittura, al racconto e alla lettura, ma anche alla brutalità di un mondo in cui la ragazza dovrà imparare presto a farsi strada usando il corpo come merce di scambio.
L'uomo viene però ucciso da alcuni banditi, e Dodola si ritrova ancora una volta schiava, in attesa di essere venduta al miglior offerente nel sudicio suq di un villaggio.
Un pianto la scuote: un bambino molto piccolo, scuro di carnagione, sta per essere ucciso senza pietà, e nessuno sembra farsi avanti per proteggerlo.
Dodola non resiste, prende il bambino con sé e, dopo una rocambolesca fuga, i due si rifugiano in una nave abbandonata in mezzo al deserto, dove trascorreranno i nove anni successivi, fino alla brutale separazione.



Il rapporto tra i due, che inizialmente assomiglia a quello tra madre e figlio, si evolve con naturalezza in quello tra due fratelli prima, e tra due amanti poi. Zam e Dodola si rincorreranno per buona parte delle quasi 700 pagine del libro, come in un'allegoria che simboleggia il dolorosissimo distacco dell'anima umana da Dio
Thompson alterna con estrema eleganza il piano della loro storia con quello dei racconti biblici dell'Islam e della cristianità, riuscendo a far emergere le profonde somiglianze che li uniscono.
Gli arabeschi della splendida calligrafia araba vanno a cucire infinite tappezzerie di immagini, un tessuto di storie in cui si dispiegano ricordi, sentimenti e aneddoti di incredibile bellezza.


I due cercano di sopravvivere come meglio possono alla mancanza reciproca: Dodola diventa la favorita dell'harem del sultano, ed è catapultata in un mondo maschilista e intriso di prevaricazione, sessualità brutale e coercizione, mentre Zam cerca via via di allontanarsi da quella stessa lussuria che gli ha strappato Dodola, rinnegando la sua natura di uomo.
Razzismo, misoginia e avarizia sono il pane di cui i due sono nutriti a forza, ma solo nell'amore che li lega troveranno un risarcimento alla crudeltà umana.
Thompson è ormai un vero maestro, e qui ne abbiamo la riprova: Habibi è allo stesso tempo un incredibile lavoro di ricerca, una storia magnifica raccontata con la perizia consumata dei migliori storyteller, una galleria di personaggi vivi, palpitanti e indimenticabili, la cui caratterizzazione sembra candidare l'autore a erede di Will Eisner
Habibi ha la tessitura ipnotica di un antico, meraviglioso tappeto persiano.
È un'opera magistrale, alla quale torneremo negli anni a venire per mille e una notte, perdendoci ogni volta nella pura bellezza dei disegni, inebriati dal vino di una storia antica come l'uomo, e che ogni giorno risorge.


IL LIBRO

Craig Thompson - Habibi
Titolo originale: Habibi
Traduzione di Randa Ghazy
672 pag., 35 euro - edizioni Rizzoli Lizard 2011
ISBN: 978-88-17-05227-6


L'AUTORE


30 gennaio 2012 Di Annamaria Arancio


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