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Recensione

Bar sport copertina

Bar Sport di Stefano Benni

"Al Bar Sport non si mangia quasi mai. C'è una bacheca con delle paste, ma è puramente coreografica. Sono paste ornamentali, spesso veri e propri pezzi d'artigianato. Sono lì da anni, tanto che i clienti abituali, ormai, le conoscono una per una. Entrando dicono: «La meringa è un po' sciupata, oggi. Sarà il caldo». Oppure: «È ora di dar la polvere al krapfen». Solo, qualche volta, il cliente occasionale osa avvicinarsi al sacrario.
Una volta, ad esempio, entrò un rappresentante di Milano. Aprì la bacheca e si mise in bocca una pastona bianca e nera, con sopra una spruzzata di quella bellissima granella in duralluminio che sola contraddistingue la pasta veramente cattiva. Subito nel bar si sparse la voce: «Hanno mangiato la Luisona!». La Luisona era la decana delle paste, e si trovava nella bacheca dal 1959. Guardando il colore della sua crema i vecchi riuscivano a trarre le previsioni del tempo. La sua scomparsa fu un colpo durissimo per tutti. Il rappresentante fu invitato a uscire nel generale disprezzo. Nessuno lo toccò, perché il suo gesto malvagio conteneva già in sé la più tremenda delle punizioni. Infatti fu trovato appena un'ora dopo, nella toilette di un autogrill di Modena, in preda ad atroci dolori. La Luisona si era vendicata."


Non si può spiegare nel 2011 un libro come questo, datato 1976 e incentrato su un mondo di provincia che si è sfaldato e modificato geneticamente in questi anni. O meglio, è possibile farlo, ma non dimenticando mai il contesto in cui la storia si sviluppava.
1976: il Bar Sport di quegli anni era il centro di un mondo che oggi forse si ritrova ancora in qualche paese, in qualche cittadina ai margini degli anni Duemila.
Niente cellulari (è ovvio) niente canali televisivi privati (chi era molto fortunato poteva "prendere" Telemontecarlo, Capodistria o la Tv Svizzera) e due reti nazionali (Rete 1 e Rete 2) biciclette, motorini e molte utilitarie (i Suv? ma cosa sono?), molto senso dell'umorismo ma meno "consumo del comico" rispetto a oggi, nessuna socializzazione possibile se non nei luoghi fisici di ritrovo. Nel caso specifico il Bar Sport (nome immancabile all'epoca in ogni agglomerato urbano), locale di infimo livello estetico e igienico dove però si può dire di tutto, trascorrere ore di spasso con il gioco di chi le spara più grosse, creare leggende, innamorarsi, parlare di calcio come il ct della nazionale, telefonare con i gettoni, maltrattare un flipper... anche mangiare e bere, ma è un fatto secondario.
Il Bar Sport - substrato spesso maschilista ma mai greve - è il luogo della narrazione, ma non quello della finzione. Si può provare a indossare una maschera, ma alla fine si scopre sempre chi c'è sotto.





Le prime edizioni del libro, ora pubblicato da Feltrinelli, erano Mondadori
Leggere oggi Bar Sport è quasi come affrontare un trattato di sociologia, divertente quanto istruttivo. Ma per parlarne... siamo fuori tempo massimo!
Forse per questo Benni - che nel frattempo ha anche "aggiornato" l'immagine del suo Bar con Bar Sport Duemila - non rilascia interviste sul film che ne è stato tratto, non commenta.
L'autore di Bar Sport era uno scrittore più umorista, più ingenuo e meno maturo rispetto al Benni che abbiamo conosciuto dopo. Ma è stato un grande innovatore, uno dei primi a far entrare il genere comico nella letteratura. Malgrado le smorfie di molti intellettuali del tempo.


Non è il libro che Benni ama di più - lo dichiara sempre nelle sue interviste quando i giornalisti tornano sul vecchio tema -, ma è al tempo stesso consapevole che questo libro ha raggiunto negli anni un pubblico sconosciuto a molti altri suoi lavori.
Vedremo cosa accadrà dopo il film.


Stefano Benni - Bar Sport
136 pag., 7,00 € - Edizioni Feltrinelli 2003 (Universale Economica)
ISBN 978-88-07-81434-1



L'autore



27 ottobre 2011 Di Giulia Mozzato

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