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Recensione

Prima della fine copertina
  • Prima della fine
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Prima della fine di Ernesto Sabato

Scritto nel 1998, pubblicato nel 2000 in Italia da Einaudi, Prima della fine di Ernesto Sabato inaugura la nuova collana SUR di minimum fax, dedicata alla letteratura latinoamericana. Il testo, nella nuova traduzione di Raul Schenardi, è arricchito da uno scritto dell'autore (si tratta del discorso pronunciato nel 2002 in occasione del conferimento della Medaglia d'Onore da parte dell'Università Carlos III di Madrid) e da un omaggio di José Saramago (pronunciato nella stessa occasione).

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"Testimonianza, o epilogo, o testamento spirituale, comunque si vorrà chiamarlo", di un uomo che, alla soglia dei novanta anni, ripensa alla vita passata, alla crisi profonda del tempo presente e alle prospettive che il futuro lascia intravedere. Prima della fine, che arriverà, implacabile, Sabato dedica queste pagine di memorie a quei ragazzi disorientati, desolati, emarginati, senza un lavoro, tagliati fuori dai piani della globalizzazione e dal banchetto dei magnati dell'economia. Giovani che ogni giorno vengono sfruttati, sono vittime di soprusi, la cui intelligenza è continuamente mortificata, che non riescono più nemmeno a immaginare un futuro. A loro va questo "piccolo testamento" di chi ha vissuto e oggi avverte l'amara impotenza di tutto quello che ha fatto, di fronte alla gravità della deriva dell'Occidente. "Non è un'eredità, un portafortuna / che può reggere all'urto dei monsoni", verrebbe da dire con Montale. "Assi di legno insicure": è tutto quello che è possibile consegnare ai posteri.

La scrittura è per Sabato, uno degli ultimi grandi umanisti, il mezzo più assoluto e potente per esprimere il caos di un mondo in decomposizione. La pagina è il luogo della libertà di espressione, in cui trovano sfogo le ossessioni più incomprensibili. Qui Sabato si rivolge ai giovani chiedendo loro di aprirsi al mondo con speranza, difendere la vita, contro i governi che hanno dimenticato che il loro fine è promuovere il bene comune. A tutti, poi, rivolge un monito: accettare di aver fallito, farsi carico del dolore dell'altro, riscoprire la sacralità dell'esistenza, così che la consapevolezza e l'impegno darà un senso alle nostre vite.
Certo, lo scetticismo sembra una barriera insormontabile quando il valore della vita è più basso del prezzo di un annuncio pubblicitario. Ma la rassegnazione non è la via di fronte alla volgarità che ha degradato l'uomo, trasformandolo in una patetica caricatura. Qualcosa si sta già muovendo, dal basso, dove si è toccato il fondo, per dar vita a una nuova comunione di uomini e ideali per cui valga la pena soffrire e morire, che si impegni nella costruzione di una società migliore.


"In questa primavera del 1998, mentre aspetto le prime luci dell'alba che di solito, quasi sempre, rinnovano una speranza, rifletto su questo paese devastato e infangato dai governanti e dalla maggioranza dei politici. Tanto diverso dall'Argentina della mia adolescenza, con le sue straordinarie università che hanno dato al mondo grandi uomini, e che oggi è soltanto un bellissimo castello diroccato."


L'emozionante appello di Sabato si accompagna ai ricordi di un secolo vissuto in maniera totale. Le memorie familiari sullo sfondo degli eventi storici dell'Argentina nel XX secolo ci offrono il quadro di un percorso intenso e combattuto. L'infanzia e gli anni della gioventù sono ricordati con affetto e nostalgia. Il sostegno agli ideali comunisti viene meno in seguito ai crimini dello stalinismo. Abbandonata la Fisica (dopo il dottorato in Fisica, alla fine degli anni Trenta si reca a Parigi, dove assiste ai corsi della Sorbona e lavora come ricercatore sulle radiazioni atomiche presso il Laboratorio Curie a fianco d'Irène e Frédèric Joliot-Curie) e intrapresa la strada della scrittura, con il sostegno dell'adorata moglie Matilde e del figlio Jorge Federico, Sabato mosse i primi passi grazie alla rivista Sur, diretta da Victoria Ocampo, che rappresentò una palestra culturale per la generazione dell'autore. Il tunnel, il suo primo romanzo, fu pubblicato nel 1948 da Sur. Un anno dopo Camus sostenne la pubblicazione in Francia. Tanti sono gli incontri con grandi intellettuali e protagonisti della vita culturale del Novecento che Sabato ricorda nell'autobiografia: da Breton e i surrealisti, a Borges, Patricio ed Estela Canto, Rodolfo Wilcock e Mastronardi, Gombrowicz...
Ma il ruolo di Sabato fu importante anche a livello civile, quando, dopo la dittatura militare del 1976-1983, è stato presidente della Conadep, la commissione che ha indagato sui crimini in Argentina. Ha scritto e pubblicato il rapporto Nunca más, in cui sono riportati i risultati delle indagini sui desaparecidos, che ha rivelato alla società argentina e al mondo intero una delle pagine più cruente della storia del ventesimo secolo.
A pochi mesi dalla sua scomparsa all'età di cento anni, la voce di Ernesto Sabato ci ricorda la passione e l'umiltà con cui ha attraversato un secolo e ha raccontato la storia del popolo argentino, mettendo sempre il lettore di fronte alla cruda realtà e al bisogno di assumersi responsabilità. Per questo la sua scrittura parla ancora, a distanza di anni; per questo, forse, ancora non è la fine.


Ernesto Sabato - Prima della fine
Titolo originale: Antes del fin
Traduzione di Raul Schenardi
188 pagg., 15 € - Edizioni Sur 2011
ISBN 978-88-97505-00-6


L'autore


27 ottobre 2011 Di Sandra Bardotti

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