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| Titolo |
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Decapitati. Perché abbiamo la classe dirigente che non ci meritiamo |
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| Autore |
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Floris Giovanni |
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| Dati |
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314 p., rilegato |
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| Prezzo |
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€ 18,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 15,30 |
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| Editore |
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Rizzoli |
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| EAN |
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9788817051477 |
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Decapitati. Perché abbiamo la classe dirigente che non ci meritiamo di Giovanni Floris"Dobbiamo decidere cosa vogliamo da chi seguiremo in futuro. E pretenderlo. L'Italia non è fatta necessariamente di Fantozzi stesi a tappetino di fronte ai potenti. È fatta di gente sveglia e piena di buone idee."
Inizialmente questo libro avrebbe dovuto intitolarsi "I Capoccia". Non era male, indicava in modo immediato un ruolo, un modo di essere, una degenerazione della figura di chi deve comandare, avere il giusto carisma e la preparazione adeguata per farlo, e che man mano si trasforma nella caricatura di se stesso, perde moralità e impegno, diventa un prepotente che nulla dà in cambio di ciò che riceve e danneggia tutti coloro che dovrebbero essere da lui aiutati e guidati. O peggio: arriva a diventare un leader per meriti tutt'altro che professionali e non sa come gestire il potere.
"I capoccia sono un po’ come le statue dell’Isola di Pasqua: sono lì ma non si sa come ci siano arrivati."
Per Floris – ottimisticamente - è arrivato il momento di descriverli perché forse ci stanno lasciando. Quando li abbiamo eletti li "meritavamo", ma in questi ultimi tempo la società civile è cambiata, mentre loro sono rimasti come prima. È giunto il momento di analizzare i motivi della loro ascesa, vedere anche dal punto di vista storico perché arrivano al potere - con corsi e ricorsi - e cercare di vaccinarsi. I capi di cui parla Floris nel suo saggio non sono solamente i protagonisti del mondo politico attuale, ma si parte da molto più lontano. Troviamo esempi negativi e positivi e non unicamente tra i politici, ma anche in mezzo agli sportivi (Totti e Baggio, Murinho e Herrera o Liedholm), tra i capi del bene come Giovanni Paolo II e Benedetto XIII e quelli del male, come i vari padrini e i pezzi grossi della Banda della Magliana. Arricchisce la panoramica il gruppo dei capi "involontari" come Pisapia e De Magistris, diventati sindaci rispettivamente di Milano e Napoli soprattutto per l’abbandono o il fallimento personale degli avversari. Riusciremo a trovare persone che (come Gigi Riva, sì un esempio dal calcio ma che si può trasformare in modello universale) abbiano "la più rara caratteristica del leader, cioè l'abnegazione, la capacità di mettere il gruppo davanti a se stesso, di sacrificarsi se necessario, di farne la propria ragione per vincere, di immedesimarsi con la sua natura e la sua identità"? Certo, vedendo la classe dirigenziale di oggi ci sembra impossibile, ma l'Italia ha generato leader come De Gasperi e Pertini, qualche speranza c'è.
In ultima analisi la colpa è di chi comanda ma anche di chi li lascia comandare. Loro ci rappresentano come eravamo prima, sta a noi trovare chi ci rappresenti per come siamo diventati, senza bisogno di decapitare nessuno, ma facendo avanzare quelli che oggi stanno nelle retrovie, che Floris conosce bene. Sono i suggeritori, quelli che durante la sua trasmissione Ballarò siedono nelle file dietro i politici e suggeriscono (sapendone molto di più di loro) risposte e notizie: "loro spesso sanno quello che il politico non sa, hanno la competenza senza la quale lui non può andare avanti, ma preparati come sono crescono, invecchiano e deperiscono seduti là dietro. Potrebbero dire e fare molto se riuscissero a sedersi sulla poltrona davanti."
Giovanni Floris - Decapitati. Perché abbiamo la classe dirigente che non ci meritiamo 318 pag., 18,00 € - Edizioni Rizzoli 2011 ISBN 978-88-17-05147-7
L'autore
| 14 ottobre 2011 | | Di Giulia Mozzato |
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