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RECENSIONE

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Titolo Olimpo
Autore Piersanti Umberto
Dati 139 p., brossura
Prezzo € 12,50
Prezzo IBS € 12,50
Editore Avagliano
Collana I tornesi
EAN 9788883092121
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Umberto Piersanti

Olimpo


"Eudoro ha ragione: bisogna contemplarlo il mondo, non fare altro. Viverci dentro, essere come lo stelo o quel petalo di rosa che vacilla, che domani sarà tra l’erba, ma vivo, vivo anche quando, oltre domani, si sarà consumato nella terra, dissolto a poco a poco. Questa è la verità, quella che non puoi trovare sulla cima dell’Olimpo. E dei e ninfe dei boaschi e delle acque, e satiri e tutti gli esseri che accompagnano i mortali nel cammino, veri come le nuvole che li disegnano e dissolvono quando il vento spira. O no, veri, proprio veri, come il vento che non vedi, ma striscia sulla pelle e penetra tra le vesti."

Piersanti è un poeta, lo è veramente, nell’uso della parola, nella riflessione, nella capacità di creare immagini e di evocare paesaggi: la parte migliore di questo suo ultimo romanzo è, quindi, proprio quella più vicina alla poesia, quella che nella impossibile scalata all’Olimpo sa rappresentare l’aspirazione umana, che il mito ha tante volte proposto, a superare i propri limiti e i confini che l’autorità divina, o meglio la stessa finitezza della vita, ha imposto agli esseri umani.

Accennavo a questo tema del romanzo, lasciando in ombra quello contingente, puro pretesto letterario che l’autore utilizza per abbandonarsi al più consono momento “classico”, alla rievocazione di un mondo antico con le sue regole e i suoi divieti che, attribuiti a una divinità, assumono un carattere eterno ma che rappresentano l’immutabilità delle aspirazioni dell’uomo che vanno ben oltre i secoli e le diverse collocazioni geografiche.
La storia della scalata al monte sacro è narrata da un maturo professore a una ragazza (approssimativamente dell’area no global) con cui ha una fugace relazione.


Per suscitare l’interesse della fanciulla, Sharazad alla rovescia, l’uomo decide di raccontarle una storia, appunto l’ascesa all’Olimpo di due giovani, Anticlo e Laodoco, introducendo anche rapidamente il contesto in cui i due vivono, i loro amori, le loro gesta e le loro irrequietezze.

Questa narrazione occupa la maggior parte del romanzo e, sinceramente, avrebbe potuto esaurire l’intera opera, perché senza alcun dubbio è la parte meglio riuscita, più sincera e interessante.

Il professore, che sarà abbandonato ben presto dalla giovane amante, quando non veste il ruolo del narratore, ha un costante dibattito con la ragazza di carattere politico: ingenuamente estremista lei, ingenuamente conservatore lui. Due estremi, forse due stereotipi, necessari all’autore per descrivere, semplificandole, due opposte visioni del mondo e per introdurre un tema non contingente, unificante e di maggior respiro.
Le immagini della montagna “proibita” che, nasconde in un anello di nuvole, impalpabile ma più forte dell’acciaio, ciò che non si può né si deve vedere è sicuramente un momento di alta poesia. Anche la figura di Rossane l’affascinante e regale schiava, umiliata ma sempre più nobile di chi la possiede, si staglia con una bellezza che nessuna ragazzina contemporanea potrà mai vantare.

Il fallimento dell’impresa nulla toglie al nobile tentativo di averla voluta compiere e il ritorno nel contesto umano appare una presa di coscienza, una nuova consapevolezza che solo l’aver osato ha potuto costruire.
Forse, un po’ più banalmente, anche l’ultracinquantenne narratore avrà preso coscienza, dopo l’improvvisa fuga della ragazza con un coetaneo, dell’impossibilità di suscitare in lei un interesse che non sia puramente intellettuale.



Le prime pagine


Scendono giù per il morbido fianco del pendio: è un giugno caldo, ma sufficientemente temperato, e l'acqua del Trasimeno li circonda a vista d'occhio. Solo, in fondo, la casa della riva, una torre appollaiata sulle colline, il verde fitto delle canne e dell'erba dove non hanno edificato. Lì, su quell'isola dentro il lago, sembra d'essere in un arcipelago. In Grecia - pensa Luca - tra tutti quegli ulivi che gli vengono incontro. Una Grecia umile e domestica con le acque chiare del lago al posto di quelle indaco o blu-cupo del mare Egeo.
Elisa gli cammina a fianco, alta, coi capelli biondo-striati, la pelle bianca di chi vive tra palazzoni e fabbriche, di chi la notte la passa tra caffè e pub. Tiene in mano una radio lunga e colorata. Luca ha cercato di prendere l'altra mano e di camminare così, mano nella mano, come piace a lui più che cinquantenne sentimentale e trasognato. Ma Elisa non è propensa a quei sentimentalismi un po' beceri e invecchiati, vuole camminare sciolta, ascoltare la radio.
È finita una canzone strana che Luca non sopporta: dice di cento, mille, un'infinità di caffè, una boiata senza capo né coda, senza una briciola di sentimento. Ah! le antiche canzoni di pessimo gusto, quelle delle lune rosse, della vecchia Roma o, magari, anche quelle più remote, di suo padre e sua madre, con le strade nel bosco e i cuori innamorati.
Cinquant'anni e abbastanza di più, ma è come se ne avesse novanta per le canzoni, la musica, il modo di guardare il mondo. Eppure è un intellettuale Luca, ricercatore universitario di storia contemporanea (come carriera più in là non è mai andato), legge romanzi e scribacchia talo-ra racconti e poesie. Ama i viaggi e le storie: sì, tante vicende con le donne più diverse, ognuna da amare e capire, tutte incarnazioni di quell'archetipo femminile tra le poche cose che rendono la vita possibile da vivere. Alto un po' meno di Elisa (ma questa sfiora l'uno e ottanta), non troppo forte e muscoloso, coi capelli castani e gli occhi verdi, non un bell'uomo, ma neanche un cesso come avrebbe detto Elisa. Scopabile forse quando non c'è di meglio, come avrebbe detto Marcella, l'amica di Elisa (le ha conosciute da non molto, insieme) che è abituata a non fare complimenti.
Adesso la radio parla di un ostaggio americano decapitato.
- Anche loro, però, di torture ne hanno fatte e potevano restare a casa loro.
Luca s'irrigidisce: - C'è un po' di differenza, i morsi d'un cane sono una cosa terribile, ma non hanno paragone con questo crimine.
- Non ci sono stati solo i morsi dei cani, qualcuno per le torture è anche morto.
- È vero, ma non è una prassi consumata come quella dei miserabili assassini di Al Qaeda. E poi è stato un soldato americano a rivelare tutto: e la stampa e le televisioni non hanno fatto che parlarne.
Il canto delle cicale si leva altissimo; s'intravede in fondo al pendio, tra le canne, una piccola spiaggia riparata. Non c'è quasi nessuno: solo una coppia che amoreggia e un vecchio che cammina dentro l'acqua coi calzoni rimboccati. Del resto è lunedì e per giungere all'isola Polvese bisogna anche prendere il battello.
Luca non sopporta le verità no-global, assolute e sempre a-priori, della sua compagna. Sì, quella ha solo ventitré anni, ma come fa ad essere così schematica? Verità semplici, semplici, prese di peso dal Manifesto e contrabbandate con una sicurezza che fa a pugni con la conoscenza della storia, ma anche della cronaca di Elisa.
Fa sociologia - pensa Marco - ma non sa neppure cosa è successo l'otto settembre. Il giorno prima lui gli ha parlato della Cambogia, di Pol-Pot il più grande assassino del Novecento dopo Hitler (ma c'è anche Stalin, no?). Inutile dirgli che Pol-Pot era comunista: ce ne sono tanti che sbagliano anche nel comunismo, che vuoi dire? L'importante è lavorare contro la società borghese, arrivare a un nuovo modo di produzione. E poi lei non è una vecchia comunista, non sa neppure se è comunista, quando governava Pol-Pot magari lei non era neppure nata, lei vuole solo cambiare il mondo, farlo meglio e diverso, che si chiami comunista o in altro modo non gliene può fregare di meno.
- Non ho mai sentito Agnoletto dire una parola contro chi decapita. La sua ossessione è solo l'America. Pacifista integrale, in più con tutta l'untuosità cattolica, mi dà il voltastomaco.
- Tu parli così perché sei un fascista.

- Ricordati bambina che ho quasi sempre votato Pci e poi Ds: ho anche lavorato in quel partito. E andavo in delegazione nei paesi dell'Est. Lì ho capito che solo un consapevole riformismo può migliorare le cose. Il resto è follia. Aprire la bocca e dare del fascista è idiota. Un tempo lo facevano gli stalinisti, ma tu non sai neppure chi sono gli stalinisti.
- Sì, un po' lo so, ma non me ne frega niente. Adesso fa basta: m'hai fatto due balle sempre con questi discorsi.
- Sì, facciamo basta: ma una volta, da uno dei tuoi stupidi cortei, vorrei sentire levarsi un urlo contro Bin Laden e compagni.
- Ho detto facciamo basta.
Scendono tra le canne, si tolgono i vestiti, sotto hanno già il costume.
E Luca ricercò la mano di lei. Dopo un attimo Elisa la tolse.
- Perché?
- Perché non mi va di scopare.
- Ma non è questo: voglio solo tenerti la mano.
- Uffa, tienla allora: io mi giro e sto un po' a dormire.


E la donna si voltò dall'altra parte e chiuse gli occhi.
Luca guardava un gabbiano planare da un pioppo oltre le canne, scendere sulle sabbie e camminare lento. Si sentiva una tortora dal verso roco. Sì, le tortore e gli venivano in mente le sue letture, Foscolo e le tortore simbolo di fedeltà coniugale. E Foscolo gli ricordò di nuovo la Grecia e quell'isola era come Itaca e anche lui, Luca, bello di fama e di sventura. Sventura non proprio, ma certo di dolori ce n'erano stati: e poi ogni uomo è Ulisse, ogni uomo il tempo ammacca e piega.
Sì, sono proprio invecchiato e bamboleggio e mi commuovo: sentì comprensione per quel se stesso senile steso accanto a una ragazza dalle lunghe gambe in un placido e borghese meriggio di giugno sul Trasimeno. E lui sognava mondi antichi ed eroi antichi come quando ragazzo s'aggirava intorno alle mura del suo borgo, Frontone; mura spalancate sull'universo, coi monti, il Catria potente, le colline, le rupi del Furio, il lontano baluginare dell'Adriatico. E al cinema, a Cagli, aveva visto Ulisse attraversare il mare, affrontare ciclopi e maghe. Poi, tra i greppi, sotto il castello, leggeva Salgari, Le due tigri, con poco mare (solo in quel romanzo, però, che Sandokan nel mare c'era di casa) e tanta giungla. Passano le ore, una luce morbida, il celeste dell'aria e quello del lago quasi si confondono.
Elisa s'è svegliata: - Facciamo il bagno.
- Ma l'acqua è fredda, sono le sette.
- È questa l'ora buona.
Elisa è nell'acqua, nuota rapida e veloce. S'allontana verso una punta colma di ginestre.
Sì, io sono della razza di chi rimane a riva.
Elisa è lontana, quasi non la vede, solo un tremolio bianco dell'acqua. E il sole comincia a scendere, la giornata volge al termine.

© 2006, Avagliano Editore

Piersanti Umberto - Olimpo
139 pag., 12,50 € - Edizioni Avagliano 2006 (I tornesi)
ISBN 9788883092121


L'autore



18 dicembre 2006  


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