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RECENSIONE

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Titolo L'enigma di Finkler
Autore Jacobson Howard
Dati 428 p., rilegato
Prezzo € 20,00
Prezzo IBS € 17,00
Editore Cargo
Collana Narratori di Cargo
EAN 9788860050427
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Howard Jacobson - L'enigma di Finkler - Cargo


Finkler si esibì in una delle sue risate televisive. Treslove sapeva per certo che Finkler non rideva mai nella realtà [...] ma in televisione, quando voleva mostrare sensibilità, rideva fragorosamente. Treslove non capiva come anche uno solo delle centinaia di migliaia di spettatori di Finkler potesse bersela.

Leggi l'intervista a Howard Jacobson


Chi è Samuel Finkler e perché parla male di sé?
In realtà, questo filosofo sui generis, abituato a sproloquiare in televisione a proposito degli argomenti più vari, con aplomb sempre impeccabile e una fisiologica dose di qualunquismo, non dice troppo male di sé stesso; ma nell’opinione che ha di lui l'amico Julian Treslove, io narrante dell’ultimo romanzo di Howard Jacobson, Finkler potrebbe far decisamente meglio.
In fondo è un ebreo, o meglio: è un Finkler, cosa che agli occhi di Treslove riassume gli innumerevoli vantaggi rappresentati dall’appartenere allla stirpe di Cam, e quindi non si capisce perché si ostini a radunare al Groucho Club una schiatta di Finkler come lui per crogiolarsi in una sterile, autocompiaciuta vergogna.
E la vergogna, assieme alla sua parente di secondo grado – l’invidia – è uno dei sentimenti che tengono banco nell’enigma di Finkler.
Anzi: è proprio uno dei sentimenti costitutivi di quella “Finkler question” evocata nel titolo originale del libro.
Julian Treslove invidia in Sam Finkler la capacità di attraversare con una leggerezza a tratti persino irritante la vita: piace alle donne, con molte delle quali intreccia relazioni passeggere che non gli imepdiscono di portare avanti un solido matrimonio, almeno fino a quando non rimarrà vedovo.
Mentre Treslove sembra condannato a restare confinato in un limbo slavato di relazioni mancate, o appena accennate.
Libor, l’anziano componente del terzetto di amici, completa il quadro abbozzato da Treslove e da Finkler: come nel dipinto di Giorgione sulle tre età dell’uomo, è un’altra proiezione – complementare a quella rappresentata da Finkler – della Finklericità.
Ma Libor è anche un testimone storico di quel che essere Finkler ha significato nel corso del novecento: nel suo rievocare l’amore perduto (la moglie Malkie è morta da poco)   In questo romanzo, che per Howard Jacobson rappresenta in certa misura la consacrazione (ha vinto il Man Booker Prize 2010) cui avrebbe avuto diritto da tempo, ci sono tutti i temi che hanno reso l’autore una sorta di celebrità in Inghilterra; soprattutto l’orgogliosa rivendicazione di ciò che dell’essere ebrei è consentito irridere solamente agli ebrei.
Jacobson gioca sul filo di un’ironia spesso politicamente scorretta, e questa è naturalmente la ragione per cui - altrettanto spesso – ha successo, e la sua ironia funziona bene. Ma sotto i toni e i ritmi della commedia aleggiano anche malinconie e amarezze (e anche questo è davvero molto yiddish, non c’è dubbio). Soprattutto, a Jacobson riesce spontaneamente (o almeno così si direbbe) il gioco di prestigio di farci riflettere, a margine delle risate che le battute pronunciate dai suoi personaggi ci ispirano, sulle ragioni per cui quelle stesse battute funzionano tanto bene.
Tutto si tiene, come spesso accade nei libri di Jacobson, su di un ritmo, sul passo di una litania vagamente lamentosa che nelle pieghe di questo tono, fra il sarcastico e l’umiliato, annida un germe potentemente comico.

Howard JacobsonL’enigma di Finkler
Tit.or. The Finkler Question, trad.Milena Zemira Ciccimarra
428 pag., 20 euro – Cargo edizioni
ISBN 9788860050427



L'autore


19 settembre 2011  


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