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HOME | giovedì 18 marzo 2010 |
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| Titolo |
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La scomparsa dei fatti. Si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni |
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| Autore |
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Travaglio Marco |
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| Dati |
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316 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 15,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 15,00 |
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| Editore |
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Il Saggiatore |
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| Collana |
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Pamphlet |
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| EAN |
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9788842813958 |
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Marco Travaglio
La scomparsa dei fattiSi prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni
"Il sistema più semplice per cancellare i fatti è – molto banalmente – quello di non parlarne. Ignorarli. E sostituirli con altri della stessa specie e della stessa importanza, usati come diversivi, come coprenti. Non sempre, però, i fatti sostitutivi sono disponibili quando occorrono: in questo caso, non resta che inventarne qualcuno di sana pianta, oppure gonfiarne uno già esistente, ma di poco conto."
Una delle caratteristiche del giornalismo italiano, negli ultimi anni, è “la scomparsa dei fatti”: cioè il presentare sempre e solo opinioni, e mai gli eventi che, credibilmente, le dovrebbero produrre. Marco Travaglio in questo libro inizia col porsi una domanda cruciale. Perchè è avvenuto questo stravolgimento del significato intrinseco della professione giornalistica? La domanda gli venne per la prima volta spontanea quando, dopo essere stato ospite della trasmissione di Daniele Luttazzi, Satyricon, per presentare il libro scritto con Elio Veltri, L’odore dei soldi, nacque un vero putiferio.
Quel libro era la documentazione rigorosa di fatti realmente accaduti, fatti che, essendo rilevanti, dovevano, per etica giornalistica, essere divulgati. Le persone poi avrebbero potuto liberamente scegliere se, sapendo come stavano le cose, dare o non dare fiducia a Berlusconi, protagonista di quelle vicende.
Nessuno mise mai in dubbio la veridicità dei fatti esposti, neppure il tribunale civile di Roma presso cui furono presentate dieci citazioni (cinque contro il libro e cinque contro la trasmissione): si parlò solo di “opportunità” di parlare di mafia e politica in piena campagna elettorale. La prima conclusione a cui l’autore arriva è quindi questa: a nessuno interessano i fatti, i documenti, le cifre (ma di quel libro ne sono state vendute 350 mila copie). Lo stesso è recentemente accaduto con la denuncia fatta da Travaglio sulle gravi conseguenze dell’indulto: ai suoi fatti, è stato risposto con offese e calunnie.
E i giornalisti, perché hanno così abdicato al loro dovere d’informazione? Cadute le diversità di appartenenza (“destra e sinistra”) o quelle professionali (“colti e analfabeti”) ecco l’unica vera discriminante: “schiene dritte e schiene curve, o quantomeno flessibili”. Nel passato ci sono stati esempi di vero giornalismo, inteso proprio come scelta autonoma di presentare i fatti documentati, senza tener conto del favore o del fastidio con cui avrebbero reagito gli uni o gli altri, Montanelli appunto fu uno di questi “cani da guardia del potere”, e più recentemente Gian Antonio Stella (Tribù, non appena vinse Berlusconi; Avanti popolo, all’indomani della vittoria di Prodi). Il modo migliore per cancellare i fatti, è quello di ignorarli, sottolinea in un capitolo Travaglio e Porta a porta di Bruno Vespa è l’emblema più evidente di questa tecnica, ma anche i Tg della Rai, per non parlare di Mediaset, non scherzano…
Viene poi rievocata la vicenda di Tangentopoli e le sue ripercussioni sull’oggi; si osserva il nesso tra disastro economico e corruzione, passando al vaglio le varie storiacce italiane degli ultimi anni. Si intitola “Armi di distrazione di massa” il capitolo che si occupa di quali menzogne abbiano accompagnato la guerra in Iraq in generale e la presenza dell’esercito italiano in quel territorio in particolare. Ma meno drammatica, anche se ugualmente pericolosa, è la diffusione di notizie false e infondate che riguardano, ad esempio la salute: ricordate l’incubo aviaria? Ci si può chiedere stupiti come mai dopo tutto quel fracasso la pandemia non solo non sia scoppiata, ma neppure se ne sia avvertita una debolissima ombra. Una sola cosa è certa: l’industria della paura è molto redditizia per quelle farmaceutiche!
Magistrati scomodi messi sotto accusa con false notizie, vicende oscure presentate in modo tale da far apparire vittime i colpevoli, falsa indignazione davanti a legittime accuse: giornali e televisione sono diventate delle vere e proprie centrali di quella che Travaglio chiama disinformatija
.
Arriviamo infine alle ultime elezioni, al penoso tentativo di delegittimazione del risultato, alle accuse di brogli e alla “curiosa sorpresa” che la stampa unanimemente rivela: il paese è spaccato! Forse non lo si sapeva? Forse che già nel 1948 non lo era? E poi non lo sono tutti i paesi in cui esistono due grandi coalizioni? E negli Usa forse non c’è stato un vero e proprio testa a testa alle ultime elezioni presidenziali? Insomma che notizia è mai questa da meritare tutte le prime pagine dei giornali? Il libro, interessantissimo perché pieno di fatti, si chiude con le registrazioni molto significative di alcuni “dietro le quinte” delle trasmissioni di Vespa, le presenze gradite a certi ospiti d’onore, i comportamenti scorretti di tante testate, i commentatori “guidati”, ecc. e con la frase di Leo Longanesi che potremmo, oggi più che mai, sottoscrivere: “Non è la libertà che manca. Mancano gli uomini liberi
”.
Premessa Ogni mattina il buon giornalista deve dare un dispiacere a qualcuno. Benedetto Croce
E dopo tutto, cos'è una bugia? È solo la verità in maschera. Lord Byron
«I fatti separati dalle opinioni.» Era il motto del mitico Panorama di Lamberto Sechi, inventore di grandi giornali e grandi giornalisti. Poi, col tempo, quel motto è caduto in prescrizione, soppiantato da un altro decisamente più pratico: «Niente fatti, solo opinioni». I primi non devono disturbare le seconde. Senza fatti, si può sostenere tutto e il contrario di tutto. Con i fatti, no.
C'è chi nasconde i fatti perché non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia di studiare, di informarsi, di aggiornarsi. C'è chi nasconde i fatti perché trovare le notizie costa fatica e si rischia persino di sudare. C'è chi nasconde i fatti perché non vuole rogne e tira a campare galleggiando, barcamenandosi, slalomando. C'è chi nasconde i fatti perché ha paura delle querele, delle cause civili, delle richieste di risarcimento miliardarie, che mettono a rischio lo stipendio e attirano i fulmini dell'editore stufo di pagare gli avvocati per qualche rompicoglioni in redazione. C'è chi nasconde i fatti perché si sente embedded, fa il tifo per un partito o una coalizione, non vuole disturbare il manovratore. C'è chi nasconde i fatti perché se no lo attaccano e lui vuole vivere in pace. C'è chi nasconde i fatti perché altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove s'incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, prìncipi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno. C'è chi nasconde i fatti perché confonde l'equidistanza con l'equivicinanza. C'è chi nasconde i fatti perché contraddicono la linea del giornale. C'è chi nasconde i fatti perché l'editore preferisce così. C'è chi nasconde i fatti perché aspetta la promozione. C'è chi nasconde i fatti perché fra poco ci sono le elezioni. C'è chi nasconde i fatti perché quelli che li raccontano se la passano male. C'è chi nasconde i fatti perché certe cose non si possono dire. C'è chi nasconde i fatti perché «hai visto che fine han fatto Biagi e Santoro». C'è chi nasconde i fatti perché è politicamente scorretto affondare le mani nella melma, si rischia di spettinarsi e di guastarsi l'abbronzatura, molto meglio attenersi al politically correct. C'è chi nasconde i fatti perché altrimenti diventa inaffidabile e incontrollabile e non lo invitano più in televisione. C'è chi nasconde i fatti perché fa più fine così: si passa per anticonformisti, si viene citati, si crea il «dibbattito». C'è chi nasconde i fatti anche a se stesso, perché ha paura di dover cambiare opinione. C'è chi nasconde i fatti per solidarietà con Giuliano Ferrara, che è molto intelligente e magari poi si sente solo. C'è chi nasconde i fatti perché i servizi segreti lo pagano apposta. C'è chi nasconde i fatti anche se non lo pagano, ma magari un giorno pagheranno anche lui. C'è chi nasconde i fatti perché il coraggio uno non se lo può dare. C'è chi nasconde i fatti perché nessuno gliel'ha ancora chiesto, ma magari, prima o poi, qualcuno glielo chiede. C'è chi nasconde i fatti perché così poi qualcuno lo ringrazia. C'è chi nasconde i fatti perché spesso sono tristi, spiacevoli, urticanti, e non bisogna spaventare troppo la gente che vuole ridere e divertirsi. C'è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi tolgono la pubblicità al giornale. C'è chi nasconde i fatti perché se no poi non lo candida più nessuno. C'è chi nasconde i fatti perché così, poi, magari, ci scappa una consulenza col governo o con la Rai o con la Regione o con il Comune o con la Provincia o con la Camera di commercio o con l'Unione industriali o col sindacato o con la banca dietro l'angolo. C'è chi nasconde i fatti perché deve tutto a quella persona e non vuole deluderla. C'è chi nasconde i fatti perché altrimenti è più difficile voltare gabbana quando gira il vento. C'è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi la gente capisce tutto. C'è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, «c'è gente che pagherebbe per vendersi». © 2006, Gruppo editoriale il Saggiatore Travaglio Marco - La scomparsa dei fatti. Si prega di obolire le notizie per non disturbare le opinioni. 316 pag., 15,00 € - Edizioni Il Saggiatore 2006 (Pamphlet) ISBN 9788842813958
| 13 dicembre 2006 | | Di Grazia Casagrande |
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