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Recensione

La La fedeltà o il vero amore copertina

La fedeltà o il vero amore di Michela Marzano

Già l’impegnativo titolo dell’ultimo saggio di Michela Marzano − docente di filosofia presso l’Università Paris Descartes – è tutto un programma. Abbiamo a che fare, infatti, niente meno che con un libro su: La fedeltà o il vero amore (edizioni Il Nuovo Melangolo), ossia con una articolata riflessione intorno a cosa significhi e implichi oggi, nell’epoca del disincanto e dei rapporti sempre più labili, essere fedeli e comportarsi (o non comportarsi) da tali.

Va subito detto, come sottolinea la studiosa italiana, che se per molti la fedeltà è virtù corrispondente all’amore coniugale di tipo monogamico qual è inteso nella tradizione occidentale derivante dalla cultura giudaico-cristiana, per molti altri invece solo l’idea di fedeltà rimanda a un modo di relazionarsi arcaico, soffocante e coercitivo. Resta che tutti gli esseri umani aspirano “a vivere in un mondo sicuro e stabile, in un universo in cui la fiducia e la buona fede determinino la condotta di chi li circonda”. Così, per quanto concerne i rapporti affettivi, noi dunque nutriamo spesso nei loro confronti un desiderio di continuità; ma al contempo ospitiamo in noi l’anelito contrario: quello di non esser vincolati da un gio-go indissolubile. Perciò la prima domanda postaci dal saggio è la seguente: si può onestamente promettere d’esser fedeli a qualcuno/a? La risposta è senz’altro un sì, se la conseguenza pratica di un tale impegno “introduce nelle relazioni umane una forma di stabilità e tesse una rete ordinata che garantisce una certa sicurezza”. Fedeltà come benefico patto sociale, allora, come la intese utilitaristicamente il sociologo Georg Simmel, che nel saldo legame tra i coniugi vide la migliore opportunità per la cura della prole. Tuttavia, osserva la Marzano, se il matrimonio borghese rappresenta una salvaguardia dell’interesse sociale, esso finisce per costringere l’amore − che non sopporta catene – entro un paradigma economicistico, per nulla spontaneo. Mentre i sentimenti, essendo gratuiti e disinteressati, poco amano qualsiasi specie di contrattualità/obbligo.

C’è però un modo diverso/alternativo di concepire la fedeltà, non ritenendola una regola o una teoria, bensì un atto volontario basato su una decisione da rinnovare/inverare giorno dopo giorno. Atto che non equivale ad una promessa nel senso formale e statico del termine. Come a dire: in un’unione ottimale siamo di fronte alla volontà di mantener vivo il rapporto il più a lungo possibile, ma senza ciò comporti a priori l’indissolubilità del legame stesso. Niente rigidità o assolutismi di principi astratti, quindi, ma una prassi che si costruisce lungo il cammino su cui procedere in comune, attraverso un “esserci per l’altro” che non guarda all’amato come a un oggetto da possedere in esclusiva ma come ad un soggetto con il quale stiamo vivendo qualcosa di talmente intimo che non desideriamo necessariamente condivi-derlo con altri individui.

Attenzione: questa forma profana dell’esser fedeli a un uomo o a una donna non comporta tanto una gelosia o un’esclusività castranti, quanto il bisogno (non l’obbligo, si badi) di condividere gli ambiti della propria fisicità e della propria emotività giusto con quella specifica persona tramite fiducia e accoglienza; consapevoli di come – dice bene a mio avviso la Marzano − “la ricerca infinita della novità inaridisce, perché in questo genere di ricerca si riproducono, con persone diverse, gli stessi gesti, senza capire che solo con le stesse persone i gesti possono essere sempre diversi”.

Da una tale prospettiva la fedeltà può risultare una sorta di laica virtù privata, che si edifica in itinere lungo un cammino relazionale da percorrere assieme, con amore, disponibilità, perseveranza; e non già un principio a cui arrendersi una volta per sempre, dogmaticamente. Nessuno può imporcela a prescindere dalle circostanze. Neppure noi stessi: che tradiremmo altrimenti la nostra autenticità, consegnandoci mani e piedi legati ad un impegno ineluttabile d’assolutezza, il quale non sembra prendere in considerazione l’umana fragilità e soprattutto la possibilità di essere delusi o di deludere, di essere abbandonati o di abbandonare chi ci ha accompagnato per un tratto della nostra parabola esistenziale. Giacché, se la mancanza di fedeltà − di una fertile presenza costante/implicante profondi rapporti − mina alla base una relazione, l’idea di non contemplare l’ipotetico verificarsi di un’infedeltà può fare di quell’unione indissolubile un legame innaturale, stagnante e alla lunga mortifero.

Michela Marzano - La fedeltà o il vero amore
108 pagg., 13 € - Edizioni Il Nuovo Melangolo 2011 (Altrescritture)
ISBN 978-88-7018808-0


L'autrice


01 luglio 2011 Di Francesco Roat

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