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Recensione

Patologie di Zachar Prilepin

Il libro verrà presentato al Salone del Libro di Torino 2011

Quando sei nell’orrore e allo stesso tempo ti è chiaro di averla scampata, senti un angelo che ti passa a piedi nudi sul corpo, prima sfiora la pancia, poi il fegato, poi una spalla, poi qualcos’altro ancora, e i suoi piedi sono dolci, ma freddi di paura. L’angelo è corso su di me, ha sbattuto contro il soffitto, ed è scomparso. A volare sono stati forse pezzetti di calce, o forse le sue piume bianche. Guardo la porta della stanza dove siamo appena stati. Tocco meccanicamente le pareti: non saranno mica di cartone e le passano da parte a parte?


SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2011 - Zachar Prilepin sarà presente al Salone del Libro di Torino 2011

Patologie, dello scrittore russo Zachar Prilepin, non è un semplice romanzo. È un racconto in diretta della guerra, è la guerra mentre viene combattuta. Non rivista, eroicizzata, romanticamente trasformata. La guerra che è paura e fragore, fango e sete di vodka, sangue e teste spappolate, morte per te e vita per me. Poi c’è anche l’aspetto romanzesco del libro, la fiction, ovvero la metafora della patologia che dà il titolo al libro. In senso figurato una patologia è un ‘insieme di condizioni atipiche o degenerate rispetto alla norma nel comportamento di una persona o nel funzionamento di un ente’ - nel libro di Prilepin il plurale ‘patologie’ si riferisce al protagonista e io narrante, Egor Taševskij, e all’intera Russia impegnata nella guerra contro i ceceni che reclamano l’autonomia della repubblica. Quanto a Egor Taševskij, i suoi comportamenti patologici sono evidenziati nella gelosia nei confronti della sua ragazza, nell’ assurda possessività riguardo al suo cane e nei timori ansiosi per l’incolumità del figlio adottivo. Appartengono alla sua sfera privata, quasi a bilanciare la tremenda tensione del combattente - ma la patologia non è forse anche ‘la parte della medicina che studia la causa e l’evoluzione delle malattie’? una patologia che spiega delle patologie, dunque.

Salvador Dalì, Volto della guerra, 1940-41

Egor parte per la guerra; Egor a Grozny; Egor viene rimpatriato: è questo l’andamento della parte centrale del libro, la più dura e sconvolgente, perché, quando torna a casa, Egor è un’altra persona. Sembra quasi che partano per una gita, i ragazzi del corpo speciale inviati in Cecenia. Abbiamo giocato a carte tutto il viaggio. Sono spensierati, o forse non vogliono pensare. Non ancora. Si danno soprannomi l’uno all’altro: Infame, Stornello, Monaco. Ci sono due gemelli che nessuno riesce a distinguere (il dilemma sarà risolto quando uno dei due muore), c’è un ceceno che dopo il militare non è tornato a Grozny, un comandante che ha la fama di essere un eroe (ma li deluderà tutti, alla fine), un dottore bravo (i ceceni lo sorprenderanno nelle toilette, lo mutileranno prima di ucciderlo). Quando i soldati arrivano a Grozny, le risate si spengono, gli scherzi finiscono. Sale la tensione alla vista delle case sventrate. I cecchini possono nascondersi ovunque. Ci ammazzeranno tutti. Mi ammazzeranno. Affiora la paura che Egor non teme a confessare. Ripeterà spesso, davanti al pericolo, di avere paura, di voler vivere e di rendersene conto ora più che mai.


La narrazione procede veloce - è persino inesatto dire che è un racconto. Il racconto viene intessuto nelle frasi del dialogo quasi continuo tra i commilitoni, da cui apprendiamo anche quali siano le azioni che si accingono ad eseguire. Sono alloggiati in una scuola - come a continuare l’idea degli studenti in vacanza. Finché c’è il primo ferito (uno dei loro), il primo morto (un ceceno). Quando arriva il giorno in cui Egor fa il conto, ‘abbiamo tolto la vita a otto persone’, non può non ripensare a uno scambio di parole con il ragazzo che chiamano Monaco perché aveva studiato per farsi prete. Monaco aveva affermato, la guerra è male, non si uccidono gli uomini perché Dio lo proibisce. Ma è l’unico momento di riflessione su che cosa la guerra obblighi gli uomini a fare. Alla fine, dopo che tanti di loro sono morti in un attacco a sorpresa dei ceceni, nessuno pensa più al bene e al male, solo ad uccidere quello che gli è stato detto è il nemico.

I ricordi di Egor, che seguono due filoni - l’infanzia, la perdita del padre quando aveva sei anni e la felicità trovata nell’amore prima che si scatenasse la gelosia -, arrivano come delle pause, oasi di quiete, di un’altra vita più o meno felice ma pur sempre vita senza mezzi blindati e uomini barbuti in agguato.
Zachar Prilepin ha combattuto in Cecenia, nel 1996 e nel 1999. Questo è il racconto di qualcuno che c’era, là, tra gli spari, con il soffio della morte sul collo che ti fa agire senza chiederti nulla, senza darti il tempo di pensare.


Zachar Prilepin - Patologie
Titolo originale: Patologii
Traduzione di Enzo Striano
pagg. 336, 15 € - Edizioni Voland 2011
ISBN 978-88-6243-068-5


L'autore


12 maggio 2011 Di Marilia Piccone

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