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Recensione

La La stella di Ratner copertina

La stella di Ratner di Don DeLillo

C'è una vita dentro questa vita. Un riempire vuoti. Tra gli spazi c'è qualcosa. Io sono diverso da questo. Non sono solo questo, sono di più. In me c'è altro, che non so come raggiungere. Appena al di fuori della mia portata c'è qualcos'altro che appartiene al resto di me. Non so come chiamarlo, né come raggiungerlo. Però c'è. Io sono più di quello che sapete. Ma è uno spazio troppo strano per riuscire ad attraversarlo. Non ci posso arrivare, ma so che c'è, e che ci si potrebbe arrivare. Dall'altra parte è dove si è liberi. Se solo riuscissi a ricordarmi com'era la luce in quello spazio prima che avessi occhi per vederla. Quando al posto dei miei occhi c'era una poltiglia. Quand'ero tessuto grondante. C'è qualcosa nello spazio tra ciò che so e ciò che sono, e ciò che riempie questo spazio è ciò per cui so che non esistono parole.

Billy Twillig è un bambino speciale, un enfant prodige. Ha solo 14 anni ed è il più grande matematico della sua epoca, oltre a essere il primo premio Nobel per la Matematica, a lui assegnato in via del tutto eccezionale. È specializzato in zorg, una specie di numero che non si può impiegare per niente, eccetto la matematica. Pura astrazione.
Viene prelevato da una troupe e condotto in una località segreta dell'Asia centrale per partecipare a un importante esperimento: l'Esperimento sul campo numero uno, un enorme centro di ricerca collocato in un edificio a cinque piani a forma di cicloide, dove i migliori scienziati e studiosi del pianeta sono riuniti nel tentativo di raggiungere "la conoscenza" del mondo e della natura umana.
Il suo compito sarà quello di cercare di decifrare un segnale radio misterioso, di probabile provenienza aliena, giunto dalla stella di Ratner. Nessuno degli uomini di scienza lì raccolti ha saputo finora dare un senso alla sequenza captata, che potrebbe spiegarci dove ci troviamo, quale aspetto ha l'universo e quale sarà la sua evoluzione. Tutti ripongono grandi aspettative nelle capacità di Billy, che nel cognome porta inscritto il suo destino (Twi "two", "due", e lig "legare": unire due entità distinte, congiungere l'incongiungibile), come se la sua presenza fosse l'unico tocco di romanticismo nelle loro vite tristi e solitarie, fiduciose nella scoperta di un sentimento di grande bellezza nel messaggio proveniente dalle genti di Ratner. 


Struttura del romanzo: la prima parte - Billy "nel paese delle meraviglie"

Ratner's star, prima edizione americana

La storia si svolge in un clima di tensioni internazionali, in un futuro prossimo, il 1979, tre anni dopo l'anno di pubblicazione del libro, che esce nel 1976 presso Knopf. Per la prima volta nel 2011 Einaudi lo pubblica in traduzione italiana. Si tratta di un romanzo sicuramente molto complesso, nella struttura e nei contenuti, che forse proprio in ragione di ciò a lungo è rimasto sconosciuto nel nostro paese. Non è esattamente il DeLillo che abbiamo conosciuto in quelli che sono considerati i suoi più grandi capolavori (Americana, Rumore bianco, Libra, Underworld, L'uomo che cade), eppure tocca uno dei punti più alti dello sperimentalismo dell'autore che ha influenzato Pynchon, Foster Wallace e Paul Auster.

Il romanzo è diviso in due parti distinte, Avventure e Riflessi, ispirate nella struttura ad Alice nel Paese delle Meraviglie.
La prima, esoterica e allusiva per stile e per la caratterizzazione fumettistica dei personaggi, si articola in 12 capitoli (i cui titoli si riferiscono a proprietà come Substrato, Flusso, Forma, Espansione, ecc.), lungo i quali Billy (come Alice) incontra personaggi strani, a partire dai loro improbabili nomi. U.F.O. Schartwz, che pesa 140 chili; Henrik Endor (la pronuncia del cognome richiama gli operatori logici And/Or), il più importante matematico vivente, che pure ha fallito nella decifrazione del messaggio e ha deciso di vivere in un buco scavato nel terreno, cibandosi di acqua piovana e vermi; Siba Isten-Esru, che studia i significati dei nomi; Othmar Poebbles, che riflette sulla dicotomia discreto/continuo presente in tutto il romanzo; Timur Nüt, scopritore delle superfici Nüteane. La grandezza delle loro menti si contrappone a un corpo spesso debole, malato o deforme, e ad atteggiamenti bambineschi, connessioni di pensiero prive di logica, comportamenti dominati da perversioni e insane manie.
A questi incontri si alternano brevi ricordi dell'infanzia di Billy. Nella sua mente, al disgusto verso gli escrementi si alternano rivelazioni matematiche folgoranti che squarciano il flusso della quotidianità. Così, durante una gita in metropolitana, dove lavora suo padre, il suo treno si scontra con un vagone fermo, e "appena prima di mettersi a piangere, si rese conto che esisteva almeno un numero primo fra qualsiasi numero dato e il suo doppio".


La seconda parte - linguaggio e rappresentazione

La seconda parte ha una struttura più soggettiva. Un gruppo di scienziati, tra cui Billy, guidati da Robert Softly, un nano dalla pelle innaturalmente bianca, decide di inoltrarsi nel sottosuolo, dove esiste una struttura interrata speculare al laboratorio, alla ricerca di un linguaggio logico universale che permetta di rispondere al messaggio proveniente dallo spazio.
Il romanzo prende una nuova direzione, e l'infallibilità dell'approccio scientifico viene messa in discussione. Alla struttura della prima parte si alterna adesso l'incompletezza, la limitazione, il dubbio, la contraddizione tra scienza e sensi, l'indefinito, espresso nella meravigliosa riflessione Io non sono solo questo (qui citazione iniziale).
In questa seconda parte, il discorso di DeLillo diventa una riflessione sul linguaggio e sulle forme di rappresentazione. La finale scoperta che il nostro universo si trova all'interno di un "buco nero", moholicamente denso, altro non sarebbe che un'astrazione dello stato postmoderno, il luogo dove convergono, tentando una fissione, rappresentazione e anti-rappresentazione.


Postmoderno, tra decostruzione e armonia narrativa

La stella di Ratner è considerato dai fedeli lettori di DeLillo il romanzo più misterioso, ambiguo e rappresentativo. Un feticcio, insomma, nel quale DeLillo ha tradotto in parole la sua idea di ordine, armonia narrativa, potenza formale. Siamo davanti a un romanzo che non solo parla di matematica, ma che è esso stesso pura matematica. Perché la matematica? Perché è una scienza pura, probabilmente l'unica avanguardia rimasta nell'intera repubblica delle arti. Un linguaggio misterioso, apparentemente oscuro, eppure immediato, potente, esatto, in grado di conservare equilibri formali e rivendicare conclusioni necessarie, perseguendo strutture di connessioni e forme significative, e di offrire molteplici libertà nelle stesse limitazioni che ostinatamente impone. La struttura del pensiero matematico libera la mente dall'assoggettamento alla realtà, unisce e compendia il lavoro di altre menti, rivela la bellezza di un ragionamento intellettuale incondizionato: qui la ragione si erge sulla "segatura del tempo", ritrova la sua identità, prende coscienza di se stessa. DeLillo ha studiato matematica per molti anni prima di scrivere La stella di Ratner. Anni necessari per limare il linguaggio, condurlo a schematicità e precisione assoluta, per arrivare a leggere e scrivere il mondo secondo la teoria generale dei sistemi, scomponendolo in particolari attributi o proprietà, costanti, variabili, condizionate, relazioni, collegando in un ciclo unico uomo e universo, come accade decisamente nella prima parte.
Il linguaggio della conoscenza e della verità, però, non è sufficiente a decifrare il messaggio inviato dalla stella di Ratner, simbolo del desiderio umano di abbracciare l'universo e l'interiorità, la somma di tutte le cose. Questo è il senso della seconda parte del romanzo, che apre al dubbio e all'intuizione di una distanza incolmabile e irrappresentabile tra scienza e percezione. Siamo esseri fragili, divisi tra l'urgenza di misurare, delimitare, investigare e l'infinita incertezza del nostro stato. Ma collocarci al di là dei sensi significherebbe renderci ipotetici, creature della nostra stessa finzione.

Il pentagramma pitagorico, con il triangolo aureo (in verde) e il twilligon stellato (in rosso). Immagine creata da Roberto Natalini.
La stella di Ratner ha chiaramente una struttura simmetrica speculare come quella di un boomerang orizzontale, proprio come il twilligon stellato scoperto da Billy (forma contenuta, ha notato Roberto Natalini, nel pentagramma pitagorico; passato e futuro si incontrano significativamente nel resto del romanzo). Un boomerang che torna indietro, anche se viene lanciato lontano.
Se DeLillo è considerato uno dei massimi esponenti del postmoderno, La stella di Ratner è la dimostrazione delle sue incredibili doti di astrazione e rappresentazione, oltre che della sua visionarietà e della sua concezione ironica dello spiritualismo, nel quale si intrecciano le più varie esperienze mistiche. Forse, davanti a questo romanzo, vale la pena ricordare che, se il postmoderno è tradizionalmente definito un movimento decostruttivo dedicato solo ad affermare un relativismo scettico, DeLillo mantiene anche un momento importante di continuità evidente con il modernismo. Il suo interesse è rivolto non solo verso sistemi al collasso, dove regna l'entropia, la decostruzione e il pastiche, ma anche verso l'equilibrio sistemico, la ricostruzione, l'idea di comunità.


Don DeLillo - La stella di Ratner
Titolo originale: Ratner's Star
Traduzione di Matteo Colombo
482 pagg., 24 € - Edizioni Einaudi 2011 (Supercoralli)
ISBN 978-88-06-18985-3


L'autore


09 maggio 2011 Di Sandra Bardotti

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