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Recensione

Auto-organizzazioni. Il mistero dell'emergenza dal basso nei sistemi fisici, biologici e sociali copertina

Auto-organizzazioni: la ricetta per uscire dalla crisi?

Alberto F. De Toni, Luca Comello e Lorenzo Ioan pubblicano con Marsilio un volume che analizza le auto-organizzazioni raccontando il mistero dell'emergenza dei sistemi fisici, biologici e sociali.
Un saggio piuttosto complesso ma che, superato l'ostacolo iniziale del primo approccio, spalanca davanti agli occhi del lettore un mondo estremamente interessante e offre una visione nuova sul reale, che molti di noi di certo non hanno mai preso in considerazione.

Luca Comello ci racconta come questa analisi possa tramutarsi in un punto di partenza per affrontare la crisi, senza inutili speranze, ma vedendo le cose da un nuovo, costruttivo e originale punto di vista.


Che cos’è l’auto-organizzazione?

In molti fenomeni del mondo fisico, biologico e sociale, l’organizzazione non è imposta da qualche unità centrale (il capo, il controllore), ma nasce spontaneamente dalle interazioni locali delle parti costituenti, così diventando auto-organizzazione. Per esempio, molti neuroni generano il pensiero e la coscienza, così come molti uccelli danno vita ad uno stormo perfettamente coordinato, pur in assenza di un leader.


Un saggio sull’auto-organizzazione. Perché?

Perché a detta del premio Nobel Philip Warren Anderson è “il mistero più affascinante della scienza”, ma non solo. Perché ci invita a mettere in discussione forme che diamo per scontate e ci aiuta a capire alcuni cambiamenti in corso


Che cosa dovremmo mettere in discussione per esempio?

Il nostro pensiero è intriso di gerarchia.
La vediamo ovunque.
Il tutto può essere fatto risalire all’ideale aristotelico che prevede la supremazia del pensiero sull’azione, della teoria sulla prassi, del sapere sul saper fare, delle attività intellettuali su quelle manuali, delle attività culturali su quelle professionali, e di quelle professionali su quelle artigianali. Ma l’inaspettata efficienza presente in natura e basata su logiche completamente diverse, bottom-up piuttosto che top-down, ci pone qualche punto di domanda.
La gerarchia non è l’unica forma organizzativa possibile.
Basta guardarsi attorno del resto.


E si arriva al tema dei cambiamenti in corso, non è vero?

Sì, è sufficiente connettersi in rete. Le sperimentazioni sono numerosissime, procedono ad una velocità inimmaginabile, e non sono imposte dall’alto. Gli esempi di auto-organizzazioni che hanno vinto o stanno vincendo sul mercato sono sempre di più. Prodotti come la mountain bike o il sistema operativo Linux e sport come il kitesurf sono nati da esperienze condivise in rete, al di fuori delle aziende tradizionali. Tutto sembra andare più rapidamente là fuori.


Che cosa possono imparare allora le aziende dalle auto-organizzazioni?

A interconnettersi, cercare i migliori talenti ovunque essi si trovino.
A essere ridondanti, per essere flessibili: questa è una delle grandi leggi della natura, il maggiore costo nel breve termine è più che compensato dai vantaggi di lungo termine.
Molte aziende, di fronte alla crisi, stanno facendo purtroppo esattamente l’opposto: tagliano i costi, spesso le persone, riducendo di fatto la ridondanza.
I bilanci ora danno loro ragione, ma cosa succederà in futuro? E poi a condividere, innanzitutto un sistema culturale basato su valori comuni, e a riconfigurarsi in continuazione.


Potrebbe essere una ricetta per uscire dalla crisi?

Purtroppo le ricette certe non esistono, ma sicuramente l’innovazione del pensiero (manageriale, strategica, dei metodi) è quella più difficilmente copiabile e le persone con la loro unicità rappresentano l’unico vantaggio veramente unico. Ogni organizzazione – pubblica e privata, profit e non profit – deve costruire la propria strada, aprendosi ai contributi provenienti dal basso.


Cosa ne sarà dei leader a questo punto?

Paradossalmente, saranno ancora più importanti.
Ma c’è bisogno di nuovi leader, perché avranno un compito sconosciuto a quelli di oggi: costruire un territorio di valori condivisi in cui vi siano le condizioni necessarie ad innescare l’auto-organizzazione.


Tutto da rimettere in discussione quindi?

Non necessariamente, ma bisogna almeno farsi delle domande, e noi vogliamo creare uno spaesamento del pensiero, per mettere in discussione tutto ciò che sembra scontato.
Del resto, il futuro appartiene a chi sa immaginarlo e, abbracciando la diversità dei punti di vista, si apre al tesoro delle possibilità. È necessario, perché là fuori c’è una rete che corre a una velocità mai vista prima



03 maggio 2011 Di G.M.

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