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Recensione

Elisabeth copertina

Elisabeth di Paolo Sortino

Nonostante ogni stanza fosse piena di segni, lui non ne vide nessuno. Guardò le stelle marine di carta ritagliata, colorate coi pastelli e affisse al muro del bagno, guardò il polipo che scalava coi suoi tentacoli il bordo della vasca, guardò i pesciolini e le bolle d'ossigeno che risalivano la parete, li guardò tutti uno per uno ma non li vide. Sfogliò i quaderni dalle pagine strappate, gli aeroplanini che raccolse da sotto i letti: vi cercò dentro un indizio utile a capire ma non lo vide. Aprì gli armadi e trovò gettati insieme il bucato e i giocattoli, ma non vide nemmeno quelli. In un cassetto, tenuti insieme con un elastico, trovò un biberon e un tiralatte, ma non li capì. E non vide i detersivi sotto il lavello dell'angolo cottura e nel bagno, proprio come in tutte le case del mondo. Non vide le stelle fluorescenti incollate al soffitto nella stanza dei bambini. Non vide le ditate sui muri sporchi di carboncino e pennarelli, non vide le impronte sui bicchieri, le scritte infantili alla base delle pareti. Non vide i giochi da tavolo e i libri delle fiabe. Non vide lo sciroppo scaduto e gli integratori vitaminici, eppure Habicher guardava accigliato ogni cosa, vagliandola col pensiero. Vide una finestra disegnata col gesso sul muro ma non vi si affacciò.

Era il 2008 quando ad Amstetten la polizia portò alla luce il caso orrendo di Elisabeth Fritzl, la giovane diciottenne austriaca rapita dal padre Joseph e segregata per 24 anni in un bunker antiatomico costruito nel giardino di casa. Violentata, annientata nella mente e nel fisico, Elisabeth aveva avuto 7 figli dai rapporti incestuosi con il padre.
Una materia oscura, vischiosa, disturbante, claustrofobica, quella del romanzo d'esordio di Paolo Sortino, classe 1982. Elisabeth, edito da Einaudi, ricostruisce il caso Fritzl, certamente uno dei fatti di cronaca più feroci degli ultimi anni. Un'impresa audace, che si affida non tanto alla ricostruzione dei fatti - a tutti tristemente noti - ma alla capacità affabulatoria straordinaria di Sortino, che fin dalle prime parole si appropria di questa storia di orrore domestico per tracciare il suo personale percorso sotterraneo negli eventi. Un labirinto invadente e invasivo, quello in cui si muove l'autore, che ci porta nella mente di Elisabeth durante quei 24 lunghi anni di prigionia, dalla follia iniziale per le atrocità che fu costretta a subire fino al ristabilirsi di un ordine speciale all'interno del bunker. Perché mentre il tempo passa, pur con i segni visibili sul corpo delle ripetute violenze e sevizie, il desiderio di vivere sarà più forte di tutto, e scandirà le tappe della sua nuova esistenza.
Lontana dal mondo esterno, Elisabeth rinomina come in un rito battesimale il suo universo sotterraneo come fosse l'unico in grado di accoglierla. Un mondo in cui anche lei è capace di mettere in atto la sua quantità di male. In questo modo, anno dopo anno, con la maternità che la rende ogni volta più forte, impara a ottenere dal padre tutto quello che desidera. La volontà di fuggire diventa desiderio di restare rinchiusa nell'unico luogo che le ha regalato la possibilità di farsi una vita. E di fronte all'inesorabile decadimento fisico del padre, si fa spazio in lei il forte bisogno di stare con lui, di tenerlo in vita, di rimanere al suo fianco, perché per nulla al mondo avrebbe potuto rinunciare all'esattezza del mondo che si era costruita, al senso che la materia, e lei con essa, aveva assunto nel bunker.


Elisabeth è il racconto del male, in tutta la sua banalità e complessità. Il male a cui assistiamo, spesso impotenti, ma soprattutto del male che è insito, per natura, dentro di noi. E anche il male che diventa piacere, se esso è l'unica ragione della nostra stessa esistenza e del nostro bisogno di protezione.
Quando Hannah Arendt si trovò ad assistere al processo di Otto Adolf Eichmann, il famigerato criminale nazista responsabile dell'organizzazione dei trasferimenti degli ebrei verso i vari campi di concentramento e di sterminio, si rese conto che per quanto le azioni compiute dall'uomo fossero state mostruose, egli era un individuo pressoché normale, né demoniaco né mostruoso. Aveva davanti un uomo comune, caratterizzato da una superficialità e mediocrità che la lasciarono stupita nel considerare il male commesso da lui: un uomo che semplicemente non si rendeva conto di quello che aveva fatto, un uomo incapace di pensare. Sarebbe stato meno temibile un mostro inumano, perché proprio in quanto tale rendeva difficile identificarvisi. Ma quel che diceva Eichmann e il modo in cui lo diceva, non faceva altro che tracciare il quadro di una persona che sarebbe potuta essere chiunque. Più che l’intelligenza gli mancava la capacità di immaginare cosa stesse facendo.
Così deve essere apparso Joseph ai giudici. Un uomo che aveva commesso un delitto incalcolabile in anni di galera ed ergastoli, ma che era stato anche capace di amore e affetto verso i figli avuti con Elisabeth, a cui aveva dedicato il suo tempo e a cui aveva cercato di non far mancare niente. La sua pazzia fu, allora, come scrive Sortino, quella di credere che la vita fosse solo dei desideri, e non del mondo in cui nascevano: credere, insomma, che la vita si potesse ridurre in se stessa. Il male nacque dalla sua incapacità di immaginare, per dirla con la Arendt, quello che stava facendo, di mettere in relazione desiderio e mondo.

Elisabeth è un romanzo spiazzante, crudele e dolce allo stesso tempo, che tocca il fondo, attratto dalla necessità di sprofondare per poi risalire, senza scorciatoie e senza lasciarsi rinchiudere nelle gabbie della retorica.
È inutile, per una volta, citare Capote, o Coetzee, o Gadda, o altri grandi modelli che ne giustifichino la forma e il valore, per cercare di avvicinare il romanzo a qualcosa di più comprensibile. Non c'è niente che Sortino non dica, perché è solo nel potere poietico della sua parola - che costruisce, un mattone dopo l'altro, il bunker in cui rinchiudere il lettore - che tutto il romanzo trova il senso del suo essere ed esistere. Al di là di esso, come noi sogni, tutto potrebbe svanire nel nulla.


Paolo Sortino - Elisabeth
216 pagg., 19,50 € - Edizioni Einaudi 2011 (Supercoralli)
ISBN 978-88-06-20591-1


L'autore


03 maggio 2011 Di Sandra Bardotti

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