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Recensione

Milano criminale copertina

Milano criminale. Il romanzo, di Paolo Roversi

Le portiere si aprono e i colpi esplosi non si conta­no. Alcuni si gettano a terra o si nascondono dietro le poche automobili ferme lungo la via, mentre tre uomini armati di mitra e a volto coperto fanno irruzione nella gioielleria rubando denaro e preziosi. Sembra un'azio­ne militare, coordinata. Altri compiici, intanto, conti­nuando sempre a sparare li attendono in strada: hanno disposto due delle auto in modo da bloccare il traffico di via Montenapoleone e della trasversale via Verri.

Esistono due parole nel gergo della mala milanese per indicare una rapina, ciocco e dura. E ne esistono altrettante per indicare invece un furto in appartamento, carbone e scucio. Il violinista, sempre nel linguaggio della mala, non è un musicista ma chi ruba furgoni per rivendere la merce che vi è contenuta. Milano criminale, romanzo di Paolo Roversi, è anche questo: un tuffo filologico negli anni Sessanta e Settanta, precisamente nel capoluogo lombardo. E non è solo il gergo ad essere recuperato da Roversi. Ma anche strade, quartieri, negozi, bar, e poi articoli di giornali, voci di cronisti dell’epoca, canzoni, programmi televisivi, un come eravamo, una storia siamo noi, che diventa fiction. Antonio è il ragazzo che decide di diventare uno sbirro. Roberto è l’affascinante criminale del Giambellino, malavitoso quartiere a sud di Milano. Roversi racconta l’infanzia e la crescita dei due ragazzi, l’affermazione, le strade diverse che si incrociano. Quando Antonio, giovane poliziotto, leggendo gli articoli di giornale, si accorge che esiste un empatia tra il pubblico e i criminali, si rammarica. “Nessuno parteggia mai per gli sbirri” gli ricorda Nicolosi, questore vecchia scuola, cinico ed esperto. In questa tremenda legge non scritta sembra esserci la recente fortuna di opere come Romanzo criminale di De Cataldo e il dibattito che si è formato intorno ad esse, soprattutto nelle versioni per piccolo e grande schermo. I cattivi affascinanti, eroi alla rovescia, ma pur sempre eroi. Ed è utile quindi che il pensiero di disapprovazione di Antonio serpeggi tra le pagine di Milano criminale. L’autore ha montato bene la sua opera e il ritmo ne ha beneficiato. I cambi di scena sono ben calibrati, i personaggi entrano e scompaiono punteggiando il racconto. La Storia è lì, ma non c’è pesantezza, pedanteria nei particolari, perché è l’azione il vero motore pulsante di questo romanzo.
E poi, particolare non da poco, si evince nello stile il desiderio di divertire il lettore, di metterlo davanti “a un poliziesco fatto bene”, con gli ingredienti giusti, senza snobismi.

Paolo Roversi - Milano criminale. Il romanzo
429 pag., 18,90 € - Edizioni Rizzoli (Rizzoli best)
ISBN 9788817047777


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l'autore


29 marzo 2011  

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