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Recensione

Ameni inganni copertina

Gli ameni inganni di un disperato quarantenne. Culicchia racconta l'amarezza e la solitudine


"Lascio perdere il diorama, mi lavo le mani e spengo la musica [...] Don't stand so close to me, forse il mio pezzo preferito in assoluto. Poi chiudo a doppia mandata la porta d'ingresso, anche se dopo aver girato la chiave nella toppa mi rendo conto che non ce n'è più bisogno..."

Alberto ha quarant’anni. Non lavora. Vive con la mamma, e nella mansarda sopra il loro appartamento coltiva due grandi passioni: i modellini di astronavi e le riviste pornografiche.
Quando la mamma muore, Alberto smarrisce la sua unica possibilità di coltivare una relazione con l’altro, e intuisce in questa solitudine un cul de sac potenzialmente drammatico.
Alberto non sa cucinare. Quattro salti in padella moltiplicati per quattro diventano presto sedici, e poi mille, e un milione; è una curva che tende ad infinito. Anzi, non è nemmeno una curva: è una linea retta, senza sussulti che non siano quelli a bassa intensità, e sempre controllati, che Alberto infligge a se stesso obbligandosi a una dieta di donne inesistenti, allunaggi replicati in sedicesimo, musicassette dei Police suonate per l’ennesima volta, funghi e piselli surgelati, falsi movimenti attorno alle edicole delle stazioni.
Ma Alberto capisce che le ragazze nude sulla carta patinata, delle quali compila un delirante inventario mentale, non basteranno più a riempire le sue ore, e elabora una exit strategy per uscire dal suo privatissimo, lungo e oscuro tunnel.
Comincia quindi a rispondere alle inserzioni immobiliari, sperando che le inserzioniste siano ragazze carine con le quali parlare e magari instaurare una relazione.
Ma il tarlo di una solitudine troppo ostinatamente coltivata s’è fatto strada in lui, oramai, e anche i fugaci incontri con quelle ragazze sono vissuti nel segno di una paura del confronto che pare davvero invincibile.
Finché un giorno, in modo del tutto accidentale, al di là della porta che mette in un appartamento che a lui comunque non interesserà, Alberto trova Letizia, sua fidanzatina di vent’anni prima e unica donna con la quale abbia intrattenuto una relazione vera, da persona a persona.
Quei tempi sono lontani, e oggi per il nostro l’unica relazione è il pigolìo sintetico di Twitter, che gli rimanda l’eco di una solitudine gemella, anche se molto lontana. Olga S., supermodella russa celebre e perennemente in viaggio, posta infatti i resoconti asciuttissimi e un po’ vacui dei suoi spostamenti fra Malibu e New York, e per Alberto questo è sufficiente a credersi impegnato in un dialogo con lei.
L’incontro con Letizia, dunque, sembrerà sparigliare le carte, e aprirà davanti al nostro la possibilità di un’amicizia vissuta, reale.
Ma sarà un’illusione effimera, e dagli effetti devastanti: sia per la psiche di Alberto, messo in crisi di fronte alla consapevolezza del tempo che è passato e si è consumato in una soffitta fra modellini e riviste porno, sia per la persecuzione di cui egli farà oggetto Letizia.
È un vortice folle, che avrà il suo culmine attorno ad un concerto dei Police al quale Letizia inviterà Alberto, e tutto porterà verso un finale amaro.
Il libro di Culicchia è ben scritto, nella prima persona che riesce a far propri in maniera credibile i tempi e i modi mentali di un adolescente fuori tempo massimo. Il suo monologo alterna alla cronaca  di una solitudine che intuiamo essere di molti, considerazioni sconsolate su di un mondo che si ostina ad esistere al di fuori della nostra soffitta, che si accanisce e a muoversi e a cambiare al di fuori di ogni nostro controllo.
Può esistere paura peggiore di questa?

Giuseppe Culicchia - Ameni inganni
211 pagine, 18 euro - Mondadori (Scrittori italiani e stranieri)
ISBN 9788804606635



L'autore


22 marzo 2011  

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