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HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
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| Titolo |
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Le ali della sfinge |
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| Autore |
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Camilleri Andrea |
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| Dati |
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265 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 12,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 10,20 |
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| Editore |
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Sellerio Editore Palermo |
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| Collana |
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La memoria |
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| EAN |
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9788838921612 |
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Andrea Camilleri
Le ali della sfinge “Nella voci di Livia c’era una nota di tristezza tanto profunna che lo stava facendo sintiri male. Un’altra volta sula aviva sintuto nelle paroli di Livia la stissa nota: quanno avivano parlato del figlio che oramà non avrebbero cchiù potuto aviri.”
Pur rientrando nella piena tradizione “montalbanesca”, quest'ultimo romanzo ha degli elementi che lo caratterizzano e che segnano delle differenze significative rispetto ai precedenti. Prima di tutto il nostro commissario è piuttosto stanco, per non dire esasperato dal lavoro. Non ha perso certo lucidità, anzi nello scioglimento di questo caso dimostra un acume straordinario, ma ha addosso una spossatezza psicologica (“E questo era, di sicuro, effetto dell’età”) che gli fa sembrare tutto più faticoso. Inoltre, l’abitudine di vedere morti ammazzati invece di renderlo più duro e professionale, fa sì che non riesca più ad avere davanti a sé i corpi di persone giovani uccise con brutalità senza provare orrore per la natura umana. Il suo disincanto (e questo non è un nuovo elemento del suo carattere, Montalbano si è sempre dimostrato piuttosto scettico sui “buoni sentimenti”) gli fa anche dire, dato che il caso coinvolge ex prostitute, che il confine tra l’attività ufficialmente indicata dalla gente come prostituzione e la scelta di tante donne di fare carriera o emergere nel mondo dello spettacolo grazie alle loro relazioni sessuali, non c’è tanta differenza. Per cui, si chiede e lo chiede ai lettori: “che cosa significa oggi fare la puttana?” Questo senso di fatica che gli vediamo addosso in tutto il romanzo ha delle evidenti ripercussioni anche sulla sua lunga storia sentimentale con Livia.
Fin dal primo romanzo Camilleri non nasconde realistiche tensioni tra i due, normali tra persone che stanno insieme ma a centinaia di chilometri di distanza, che hanno personalità forti e una impegnativa attività professionale, in particolare quella di Montalbano non dà praticamente un momento di tregua e annulla la vita privata. Ma è la considerazione che viene messa in bocca al commissario che indica un diverso atteggiamento mentale: “Non sappiamo se vale la pena di cercare di rimettere a posto i pezzi o no”, sottolinea parlando del suo rapporto con Livia. Conoscendo il nostro protagonista non ci stupisce la funzione che ha per lui il cibo come stimolo alla riflessione, né la rapidità con cui, grazie a spunti casuali, riesce a intuire la relazione tra eventi apparentemente lontani: entrambe queste caratteristiche sono particolarmente sviluppate nel romanzo.
La vicenda narrata mette in campo tanta della problematica più scottante dei nostri tempi: immigrazione, sfruttamento, coperture umanitarie, utilizzo legittimo degli stranieri venuti a lavorare da noi, e “eccessi” di autodifesa… non mancano certo le persone per bene ma i più sembrano voler usare per propri scopi e propri interessi questa nuova manovalanza. Il linguaggio di Camilleri ormai ci è familiare ed è diventato anche una sua imprescindibile cifra stilistica, ma in questo romanzo forse è alcune volte accentuato e in certi passaggi si tratta di vero e proprio dialetto. Altro elemento caratterizzante è l’uso molto frequente del dialogo con la evidente diminuzione delle descrizioni, praticamente inesistenti. Ormai come si fa a perdere un’avventura di Montalbano? A tutti piace il suo gioco intellettuale, l’atteggiamento antieroico ed eticamente corretto, le idee progressiste, il rispetto e la tutela dei deboli, ma senza nessun sentimentalismo, del commissario più noto d'Italia: insomma è sempre prevedibile e giustificata la rapida scalata delle classifiche di ogni nuovo libro di Andrea Camilleri.
Le prime pagine
Uno
Ma indove erano andate a finire quelle prime marinate nelle quali, appena arrisbigliato, si sintiva attraversato da una speci di correnti di filicità pura, senza motivo ? Non si trattava del fatto che la jornata s'appresentava priva di nuvole e vento e tutta tirata a lucito dal sole, no, era un'altra sensazione che non dipinniva dalla so natura di meteoropatico, a volersela spiegare era come un sintirisi in armonia con l'universo criato, perfettamente sincronizzato a un granni ralogio stillare ed esattamente allocato nello spazio, al punto priciso che gli era stato destinato fino dalla nascita. Minchiate? Fantasie? Possibile. Ma il fatto indiscutibile era che quella sensazione una volta la provava bastevolmente di frequente, mentre invece, da qualichi anno a questa parte, ti saluto e sono. Scomparsa. Scancillata. Anzi, ora le prime matinate gli provocavano spisso e vulanteri 'na sorta di rigetto, di rifiuto istintivo di quello che l'aspittava una volta dovuto accettare il jorno novo, macari se non c'era nenti di camurrioso che l'aspittava nel corso della jornata. E la conferma era data da come si comportava subito che nisciva dal sonno. Ora, appena isava le palpebre, immediatamente le ricalava e sinni ristava allo scuro per qualichi secondo, mentre una volta, appena rapriva l'occhi, li mantiniva aperti, squasi tanticchia sbarracati, per agguantare avidamente la luci del jorno. «E questo era, di sicuro, effetto dell'età» pinsò. Ma a questa conclusione immediatamente s'arribbillò il Montalbano secunno. Pirchì da qualichi anno dintra al commissario esistivano dù Montalbani sempre in disaccordo tra di loro. Appena uno dei dù diciva una cosa, l'altro sostiniva l'opposto. E infatti. «Ma cos'è 'sta storia dell'età?» disse Montalbano secunno. «Com'è possibile che a cinquantasei anni tu ti senti vecchio? La vuoi sapiri la vera virità?». «No» disse Montalbano primo. «E io te la dico lo stisso. Tu ti vuoi sintiri vecchio pirchì ti torna commodo. Siccome che ti sei stancato di quello che sei e di quello che fai, ti stai costruenno l'alibi della vicchiaia. Ma se ti senti accussì, pirchì come prima cosa non presenti 'na bella littra di dimissioni e ti chiami fora?». «E doppo che faccio?». «Fai il vecchio. Ti pigli un cani per tiniriti compagnia, la matina nesci, t'accatti il giornale, t'assetti supra 'na panchina, lasci il cani libero e accomenzi a leggiri principianno dai necrologi». «Pirchì dai necrologi?». «Pirchì se leggi che qualichi coetaneo tò è morto mentre che tu sei ancora sufficentimenti vivo, ti viene 'na certa sodisfazione che t'aiuta a campare minimo altre ventiquattr'ore. Doppo un'orata...». «Doppo un'orata te la vai a pigliari 'n culu tu e il cani» disse Montalbano primo, aggelato dalla prospettiva. «E allura susiti, vai a travagliare e non scassare i cabasisi» concluse risoluto Montalbano secunno. Mentre stava sutta alla doccia, il telefono sonò. Anno a rispunniri accussì com'era, lassannosi appresso una scia di vagnato. Tanto cchiù tardo sarebbe venuta Adelina a puliziare. «Dottori, chi fici, l'arrisbigliai?». «No, Catare, vigilante ero». «Sicuro sicuro, dottori? Non me lo dice per complimento?». «No, stai tranquillo. Che c'è?». «Dottori, che ci po' essiri se lo chiamo di prima matina?». «Catare, ma tu ti rendi conto che quando mi telefoni non mi dai mai una bella notizia?». Fu un attimo e la voci di Catarella addivintò lacrimiosa. «Ah dottori dottori! Pirchì mi dice accussì? Mi voli ammortificari ? Se fusse per mia, io ogni matina l'arrisbigliarebbi con una notizia bella, che saccio, che vinci trenta miliardi al supirinnalotto, che l'hanno fatto capo della pulizia, che...». Non aviva sintuto rapririsi la porta, tutto 'nzemmula si vitti davanti ad Adelina che lo taliava ancora con la chiave in mano. Come mai era vinuta accussì presto? Affruntato, si voltò istintivamente verso il telefono in maniera che le so vrigogne non restassero a vista. A quanto pare, la parte posteriore mascolina è meno vrigugnosa di quella anteriore. La cammarera sinni anno subito in cucina.
© 2006, Sellerio editore
Camilleri Andrea - Le ali della sfinge 265 pag., 12,00 € - Edizioni Sellerio di Giorgianni 2006 (La Memoria) ISBN 9788838921612
Ascolta le prime pagine su RadioAlt
| 27 novembre 2006 | | Di Grazia Casagrande |
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