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Recensione

Odore di chiuso copertina

C'è del marcio in Maremma! L'Artusi indaga in "Odore di chiuso" di Malvaldi


"Vi siete servito personalmente? Intendo, avete versato voi il Porto nel bicchiere?" Mica sono un pezzente come te, rispose lo sguardo del signor barone. Da quando in qua i nobili fanno le cose con le loro mani?

Leggi l'intervista ad Alessandro Benvenuti, voce dell'audiolibro Emons tratto da Odore di chiuso.

Leggi la recensione dell'audiolibro Odore di chiuso, letto da Alessandro Benvenuti.


Scelto da WUZ nel programma del Festivaletteratura di Mantova 2011
Scelto da Wuz in una selezione di grandi gialli  

Dalle vicende del barrista Massimo e del suo gruppo di formidabili vecchietti, aficionados del BarLume di Pineta, Marco Malvaldi si muove come un gambero, all’indietro, e allestisce un teatrino di sapore fin de siècle dove – ancora una volta – il canone del giallo è funzionale a mettere in scena caratteri e situazioni divertenti.
In qualche misura, questo “Odore di chiuso” è però anche una ipotesi romanzesca sullo “stato dell’unione” dell’Italia di fine ottocento, colta nel momento dell’affermazione di quella stessa unità e ancora profondamente connotata da privilegi castali e gerarchie.
Qui siamo circondati da nobili in disarmo, gattopardi toscani che vivono nella consapevolezza che il loro astro è al tramonto. Ma a quella consapevolezza non si accompagna nessuna statura tragica, piuttosto un acquiescente  rassegnazione e un alzar di sopracciglia, perché i rampolli della casata non hanno di meglio da fare che correr dietro ad ogni svolazzo di sottana.
Una trovata brillante è quella di mescolare personaggi di pura fiction e versioni fittizie di persone reali. In particolar modo spicca Pellegrino Artusi, autore del celeberrimo manuale di gastronomia (che riunì in un inventario efficace e di successo le mille tradizioni locali delle cucine regionali), che arriva al Castello di Roccapendente preceduto da una fama inutile, agli occhi della maggior parte degli occupanti.
Il giovane Gaddo, infatti, ambirebbe a una visita del sommo Carducci, o almeno a quella di un romanziere, così, giusto per sancire un passaggio di consegne (visto che lui si diletta a scrivere), e deve invece contentarsi di ospitare un uomo che scrive di cucina!
Ma presto i problemi diverranno ben altri, perché assieme all’Artusi arriva anche un vento delittuoso, che sconvolgerà quella languida plaga di Maremma: il maggiordomo Teodoro viene avvelenato!
I dialoghi, come già nel filone principe di Malvaldi, sono il piatto forte di questa fantasia colta e divertente. I personaggi si scambiano battute rapide, salaci, che tengono alto il ritmo e illustrano bene i rapporti fra i membri della famiglia Bonaiuti e tutti gli attori della commedia.
Le considerazioni sullo svolgersi dei fatti, nel frattempo, sono affidate alla voce interiore dell’Artusi, che tiene un diario al quale affida le sue impressioni e le riflessioni su quel che accade.
Il trionfo positivista della logica deduttiva alla Sherlock Holmes è conquista recente, in quegli anni; e non è forse un caso che il nostro Artusi, che condurrà le indagini sul delitto, arrivi al castello proprio con un libro di Conan Doyle sottobraccio.
“Odore di chiuso” è divertente e ben scritto, ma i meriti dell’autore non si fermano qui, perché anche il genere in cui il libro pretende di inscriversi – il giallo – è rispettato, e non usato come semplice pretesto per sciorinare la propria bravura (cosa che accade ormai fin troppo spesso).
La trama è ben oliata, e il gioco viene condotto con sapienza artigianale e un gusto per la lingua che si intuisce essere frutto di approfondite ricognizioni nel lessico e nei costumi dell’epoca.
Una conferma, insomma, per un autore che non sembra ansioso di legarsi ad un personaggio in particolare, e pare avere tutti mezzi per riuscirvi.

Marco Malvaldi - Odore di chiuso
198 pag., 13 euro - Sellerio
Collana La memoria
ISBN 9788838925443


L'autore


09 febbraio 2011  

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