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Recensione

Eravamo bambini copertina

Eravamo bambini. Fuga dal Ghetto verso la libertà di Kathy Kacer e Sharon McKay

"Dicono che i bambini piccoli non ricordano quanto accade loro. Si sbagliano di grosso".
Hannelore H. Headley, sopravvissuta all'Olocausto



LIBRO SCELTO DA WUZ PER IL GIORNO DELLA MEMORIA 2011


Sembra quasi un passa parola sotterraneo. Quest'anno gli editori più attenti al tema della Shoah e della memoria hanno pubblicato alcuni titoli che raccontano la tragedia con gli occhi dei bambini, gli stessi occhi della tredicenne Anne Frank.
Testimonianze in prima persona, terribili, come quella dei disegni infantili di Thomas Geve raccolti in Qui non ci sono bambini, o il racconto delle storie di altri, altrettanto dure e dolorose, come questo intenso libro pubblicato dalla casa editrice romana Elliot.


Al centro delle storie alcuni bambini ebrei che nei primi anni Quaranta avevano un'età compresa tra i sei e i tredici anni e che dovettero affrontare situazioni impensabili per esseri umani così piccoli.
Bambini sopravvissuti grazie alla loro prontezza di spirito, alla capacità di superare gli ostacoli, all'aiuto preziosissimo di persone spesso completamente estranee disposte a rischiare addirittura la propria vita pur di salvare la loro.
Orfani per la maggior parte, o testimoni dell'uccisione di fratelli, amici, conoscenti. Alcuni trovarono alloggio da vicini o parenti, altri da contadini generosi, ma non al punto di rischiare la morte. Abe e Sally, scacciati (dopo una perlustrazione delle SS) dalla cascina dove avevano trovato un riparo e un posto caldo dove sopravvivere, costretti a tornare al campo di prigionia, resistettero fino alla liberazione. Sally si era presa gran cura del piccolo Abe, rischiando la propria vita per cercarlo e condurlo al riparo. Come Helen, pronta a morire per aiutare Avrom, purtroppo senza riuscire a difenderlo dalla deportazione e dalla morte. O Sam, che per stare accanto al fratellino Alex lascia il campo partigiano e si nasconde con lui, sopravvivendo nelle foreste della Polonia per ben un anno e mezzo.
E i più grandicelli erano anche pronti a combattere, non solo difendersi ma collaborare in qualche modo alla lotta, come George, abile sabotatore di motori nel laboratorio del ghetto, o alla sopravvivenza, come Susan nella Budapest bombardata, "l'unica che può uscire di casa per andare in cerca di cibo perché nessuno sospetta che sono ebrea".


Molti di loro dopo la guerra si sono trasferiti all'estero per crearsi una vita lontano da quei luoghi di sofferenza. Alcuni in Canada, altri in Rhodesia o in Israele. Quasi tutti hanno avuto una famiglia felice, con figli e nipoti, sposando il più delle volte ragazzi e ragazze conosciuti nei campi di sterminio o nei ghetti.
Un lieto fine inimmaginabile leggendo la narrazione delle loro peripezie, un lieto fine parzialmente consolatorio che non deve però farci dimenticare le indicibili sofferenze dei primi anni della loro esistenza, un ricordo che li ha accompagnati sempre, perché non è vero che i bambini dimenticano.


foto Alfred Eisenstaedt


Kathy Kacer e Sharon McKay - Eravamo bambini. Fuga dal Ghetto verso la libertà

Titolo originale: Whispers From The Ghettos
Traduzione di Simona Maria Adami
207 pag., 16,00 € - Edizioni Elliot 2011 (Antidoti)
ISBN 978-88- 6192-205-1


Le autrici


26 gennaio 2011 Di Giulia Mozzato

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