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Recensione

Adolfo Kaminsky. Una vita da falsario copertina

Adolfo Kaminsky. Una vita da falsario raccontata dalla figlia Sarah

“Entro tre giorni, dieci istituti per bambini saranno svuotati simultaneamente, qua e là nella regione di Parigi. Ho una lista per te. Mi serve tutto: tessere annonarie, certificati di battesimo, atti di nascita, più le carte di identità dei passeurs, i loro ordini di missione e i lasciapassare collettivi.”
   “Quanti?”
  “Quanti bambini?”…Più di trecento.”
  Trecento bambini voleva dire più di novecento documenti diversi da fabbricare. In tre giorni, era una cosa impossibile."




Adolfo Kaminsky.
Nato a Buenos Aires nel 1926 da genitori ebrei russi.
Professione: falsario
.
Aveva iniziato a lavorare come tintore, scoprendo così la sua inclinazione per la chimica. Nel 1944 aveva usato per la prima volta le sue conoscenze di formule e solventi per un altro scopo che non fosse quello di tingere o smacchiare tessuti.
Avrebbe fatto il falsario per trent’anni, unendo le sue due passioni - per la chimica e per la libertà di esistere. Perché Adolfo Kaminsky era specializzato nel fabbricare, copiare, alterare documenti di identità.
Se un’occupazione, per essere considerata un lavoro, deve essere retribuita, allora fare il falsario non era il lavoro di Kaminsky: non volle mai essere pagato, anzi, quando gli fu detto che poteva chiedere qualunque cifra per dei documenti che gli venivano richiesti, non solo Kaminsky non accettò la commissione, ma poco dopo pose anche termine alla sua attività.

Adolfo Kaminsky aveva delle regole etiche ben chiare e non si prestò mai a fare qualcosa che potesse aiutare dei criminali, andando contro la sua coscienza.


Sarah e Adolfo Kaminsky  
Una vita da falsario è la storia della vita di quest’uomo coraggioso, raccontata da lui e messa su carta dalla figlia Sarah. Perché Sarah, la figlia avuta da un Kaminsky non più giovane, non sapeva nulla del passato paterno.
Nata in Algeria dalla moglie algerina di Kaminsky, Sarah incominciò a raccogliere alcuni indizi quando la famiglia rientrò in Francia - c’era una lettera, ad esempio, in cui lo scrivente ringraziava suo padre per il lavoro di spionaggio svolto nel 1945…

Nel 1944, quando i nazisti occupavano la Francia, Adolfo aveva diciotto anni, ma ne dichiarava uno in meno per sottrarsi al lavoro obbligatorio. Insieme ai fratelli e al padre era stato rinchiuso a Drancy ed erano riusciti ad evitare la deportazione sui treni per Auschwitz grazie alla nazionalità argentina.
Dopo Drancy, però, la famiglia si era smembrata e Adolfo era entrato in clandestinità unendosi alla Resistenza. Una volta risaputa la sua abilità come chimico, il passo a diventare falsario era breve.

Quante vite aveva salvato Adolfo?
Quanti bambini sarebbero potuti finire nelle camere a gas per una sola svista di Adolfo? 
Quello che è stupefacente nella carriera di falsario di Adolfo Kaminsky è la coerenza che la regola. Perché, alla fine della guerra, Kaminsky mise la sua abilità a servizio di tutte le cause ‘giuste’, in difesa degli oppressi, di quanti lottavano per la libertà o anche per la semplice sopravvivenza.
Era logico, dunque, che sostenesse l’immigrazione clandestina in Palestina degli ebrei in fuga dall’Europa che li aveva sterminati e, più tardi, vedesse nel movimento del Fronte di Liberazione Nazionale algerino il corrispettivo della resistenza francese al nazismo.
Logico che aiutasse coloro che si ribellavano alle dittature - in America Latina, in Spagna, in Portogallo, in Grecia. O quelli che volevano sganciarsi dai regimi coloniali. A prezzo di sacrifici, della sua vita famigliare, correndo rischi per la sua incolumità. Finchè - erano gli anni ‘70, della banda Baader Meinhof, delle Brigate Rosse, i cui metodi di guerriglia urbana Kaminsky non approvava - accadde qualcosa che gli fece capire che era ‘bruciato’, che doveva ritirarsi.

La figura del falsario è, nell’immaginario, un personaggio negativo o, se vogliamo, è qualcuno che possiamo ammirare per le sue capacità imitative. Ben diverso è Adolfo Kaminsky, il falsario eroe che potrebbe avere un albero tra i giusti sul Monte della Rimembranza in Israele.


Sarah Kaminsky - Adolfo Kaminsky. Una vita da falsario
Traduzione di Giuliano Corà
224 pag., ill., 18,00 € - Edizioni Colla 2011 (Narrativa e altre scritture)
ISBN 978-88-89527-57-3



L'autrice



21 gennaio 2011 Di Marilia Piccone

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