Ricerca avanzata
Recensione

Metastasi. Sangue, soldi e politica tra Nord e Sud. La nuova 'ndrangheta nella confessione di un pentito copertina

Assalto al corpo dello stato. Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli raccontano la metastasi.


Poi la tapparella si rialza. Lentamente. Forse troppo. Viene da trattenere il respiro. Finché la sua voce, tornata normale, dice: "Tutto a posto. Non state lì impalati, venite dentro". "Chi era?" "Nessuno" - risponde - "Non era nessuno, se volete continuiamo". Era un nessuno che ha suonato tre volte alla porta e che magari potrebbe tornare. Non c'è verso di avere spiegazioni. Di Bella vuole andare avanti, noi no.

Il clamoroso successo editoriale di “Vaticano SpA” non ha certo fatto sedere Gianluigi Nuzzi sugli allori. A poco più di un anno da quell’exploit formidabile, Nuzzi torna alla carica con un libro di inchiesta, scritto a quattro mani con Claudio Antonelli e basato sulle confessioni di uno fra i pochissimi pentiti di ‘ndrangheta.
Sì, pochissimi: perché – a differenza di quanto è avvenuto per Cosa Nostra – il programma di collaborazione con la giustizia ha portato poca acqua alla lotta per sradicare un sistema chiuso, fatto di 'ndrine che non comunicano con il resto del mondo se non nell’espletazione delle proprie attività criminali, e sempre all’insegna del proprio profitto.
Il libro è basato sulla confessione di Giuseppe Di Bella, a lungo braccio destro di Franco Coco Trovato, capo della ‘ndrangheta del lecchese e – a dire di molti – primo responsabile dell’attecchimento del modello ndranghetista nel Nord Italia.
Il motore che spinge Di Bella a raccontare a Nuzzi la sua storia, offrendo per la prima volta spunti su episodi che nemmeno in sede giudiziaria erano stati analizzati, è la morte della moglie a causa di una malattia. In punto di morte, Antonella si fa promettere dal marito che farà di tutto per dare a loro figlio una vita migliore.
E Di Bella fa luce su trent’anni di monopolio criminale, aiutando a svelare meccanismi e connivenze di una vera e propria holding che ha saputo irradiare il proprio dominio ben al di là delle porte di casa propria.
Naturalmente il piatto forte, a partire dai primi anni ottanta, è stato il narcotraffico, e in particolar modo l’importazione della cocaina ha determinato il rapido arricchimento delle 'ndrine trapiantate al nord (e delle loro gemellate in Calabria).
Ancora oggi, ci dice Nuzzi al telefono “La cocaina rappresenta il sessantacinque per cento circa del giro di affari della ‘ndrangheta”. Ovvero il sessantacinque per cento di un’economia che vale quanto – giusto per fare un po’ di paragoni – il 2,9 per cento del prodotto interno lordo italiano.
È naturale che un simile indotto clandestino debba poi emergere, in qualche modo, e da qui deriva la diversificazione delle attività economiche allestite per riciclare il denaro sporco.
Il libro di Nuzzi è prodigo di dettagli, a questo proposito, e uno dei capitoli più incredibili è quello che riporta il racconto, fatto da Di Bella, del tentato trafugamento dell’urna con le ceneri di Gianni Versace da un cimitero di Moltrasio, nel 1997.
Perché Di Bella, assieme ad Agostino Rusconi (che sarebbe di lì a poco stato ammazzato), cerca di trafugare l’urna con le ceneri di uno stilista ucciso da un serial killer a Miami Beach pochi mesi prima, per storie che con la ‘ndrangheta, in apparenza nulla avevano a che fare?
La confessione del collaboratore di giustizia non riesce a chiarire definitivamente, adontando però il sospetto che la maison Versace utilizzasse molte boutiques internazionali - chissà se intenzionalmente – proprio per riciclare soldi che arrivavano dai traffici dei clan.
E poi rapimenti, gioco d’azzardo, traffico d’armi, furti. Ma tutto questo, per potersi trasformare in sistema, deve contare su una rete rodata di entrature politiche, e questa parte della testimonianza di Di Bella è quella che lo porterà ad affermare che “…quando un pentito racconta dei maneggi che stanno dietro il parlamento, dietro le regioni, nei comuni grandi e piccoli, deve prepararsi a essere attaccato e screditato. Ti fanno passare da infame due volte”.
Ma come si fa, abbiamo chiesto a Nuzzi, a decidere di fidarsi di un pentito che abbia deciso di raccontare la propria storia? “Un elemento importante”, ha risposto il giornalista “è il fatto che Di Bella si sia per la prima volta accusato di crimini per i quali non è stato giudicato”.
Poi c’è il fatto che Di Bella non rientra più sotto protezione, da alcuni mesi, e questo lo espone a rischi considerevoli.
Infine, la testimonianza di molti degli episodi che Di Bella racconta come vissuti in prima persona collima con le testimonianze di un altro pentito, Filippo Barreca.
Bisogna andarci con i piedi di piombo, questo è certo; ma le pagine in cui Nuzzi rievoca i primi incontri “al buio” con Di Bella, trasmettono davvero il senso di disperazione e precarietà esistenziale di una persona che troppo tardi si accorge di aver sbagliato, e ci offrono uno spaccato importante di una storia che senz'altro è giunta l'ora di scrivere.

Gianluigi Nuzzi con Claudio Antonelli
Metastasi
183 pagine - euro 14,60
ISBN 978-88-6190-110-0
Chiarelettere edizioni
Collana Principio attivo



Gli autori


20 dicembre 2010  

Commenti



Non sono presenti commenti su questo documento. Vuoi essere tu il primo a scriverne uno?
Già iscritto?
Iscriviti