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Recensione

Io ti troverò copertina

Io ti troverò di Shane Stevens

"In qualche modo da bambino ha ucciso sua madre e ora la sta uccidendo di nuovo, continuamente. Non può farne a meno. E’ bloccato in quel periodo della sua vita. Sta rivivendo la sua infanzia ora, nel presente. E’ imprigionato e continuerà a provare quel terrore e a massacrare fino a quando non sarà fermato. Solo che adesso le cose sono complicate dal sesso. Ha gli impulsi sessuali di un uomo e questa ora è un’ulteriore spinta."

Caryl Chessman: un nome che i lettori non più giovani ricordano di certo. Negli anni ‘60 era diventato un simbolo, un vessillo da sventolare contro la pena di morte. Caryl Chessman fu giustiziato nel maggio del 1960, dopo dodici anni di carcere e ben otto rinvii dell’esecuzione. Era accusato di stupri, rapine e furti. Non era un assassino. Negli anni di reclusione a San Quintino divenne scrittore di romanzi, oltre a scrivere appelli per la revisione del suo processo e studiare legge per difendersi in tribunale.
Il romanzo Io ti troverò di Shane Stevens inizia proprio da lui, il bandito della luce rossa, e da uno dei tanti sequestri di persona con violenza sessuale per cui divenne famoso. La ragazza si chiamava Sara Bishop e fu abbastanza astuta da premunirsi immediatamente nel caso di conseguenze indesiderate facendo sesso subito dopo con Harry Owens, il ragazzo con cui era uscita quella sera. Owens sposò Sara e riconobbe il bambino che nacque dopo nove mesi, Thomas.


Riassumo al massimo i fatti di questo corposo e tremendamente inquietante romanzo: Owens prese parte ad una rapina che finì in maniera diversa da come era stata programmata e venne ucciso da uno dei compagni; Sara Bishop si trovò in difficoltà e prese ad infierire sul bambino che - ne era convinta - era figlio di Chessman. Lo picchiava e lo frustava selvaggiamente, tanto da rendergli impossibile andare a scuola: a dieci anni Thomas uccise la madre e fu rinchiuso in un carcere speciale da cui evase quindici anni dopo. Thomas aveva avuto tutto il tempo per studiare il piano di fuga, la televisione gli aveva insegnato molto. Tralasciando i dettagli (l’intelligenza dei grandi criminali è stupefacente) è sufficiente che vi dica che da questo momento ha inizio, per Thomas Bishop, la carriera di assassino di donne. Non si limita ad ucciderle, le sventra, fa strazio dei loro corpi. Ho tenuto il conto fino alla sedicesima vittima, poi ho lasciato perdere. Il culmine, l’apoteosi trionfale (per lui), sarà a New York, quando Thomas, vestito da donna, entra in un albergo per sole donne e pianifica di ucciderle tutte, passando di stanza in stanza. E quasi ci riesce.

Caryl Chessman

Se il romanzo di Shane Stevens (scritto nel 1979) si limitasse a raccontare le vicende di un invasato che voleva imitare il modello Chessman, o vendicare un padre che considerava fosse stato vittima delle donne, sarebbe un ennesimo libro su un serial killer. Invece è qualcosa di più complesso, perché le trame, o i filoni del romanzo sono più di uno. La trama principale è quella di Thomas Bishop, seguendolo nel suo itinerario attraverso i diversi stati, penetrando nei suoi meccanismi mentali e riconoscendolo malgrado gli astuti cambiamenti di identità, ma altrettanto importanti sono le storie di altri personaggi che ruotano intorno a Bishop, che in qualche maniera si avvantaggiano delle sue imprese. Primo fra tutti un senatore che punta sul ripristinare la pena di morte come base per la sua campagna elettorale: per lui è un vantaggio se il killer soprannominato l’Oscuro Mietitore o il Diavolo della California continua ad ammazzare donne. C’è poi un professore universitario che può sfruttare gli studi psicologici di un assassino come Bishop per le sue pubblicazioni; ci sono diversi poliziotti che indagano, in una corsa disperata contro il tempo per impedire altre vittime, mentre l’intero paese protesta per la loro inefficacia (ma come è possibile che nessuno veda mai il killer? Come può agire senza essere mai riconosciuto?); c’è infine un giornalista d’indagine a cui la testata per cui lavora affida il caso, in concorrenza con le ricerche della polizia. Inutile dire che sarà proprio il giornalista a seguire la traccia giusta. C’è qualcosa, nel suo passato, che lo porta a capire meglio Thomas Bishop? La fine - dopo pagine ad un ritmo serratissimo in un edificio grondante sangue - farebbe pensare di sì. Ed è una fine su cui riflettere. D’altra parte c’è molto su cui riflettere nel romanzo, scritto in uno stile secco e scorrevole, tale da far dimenticare la mole del libro. Ad iniziare dalle considerazioni sulla validità della pena di morte per proseguire con quelle sull’inevitabile conseguenza di abusi sull’infanzia. C’è poi qualcosa nella campagna mediatica che si scatena intorno ai delitti, aumentando l’aura eroica dell’assassino, che fa pensare a quanto succede in questi giorni in Italia, riguardo alla morte di una ragazzina. Ed è qualcosa di disgustoso, malsano, privo del rispetto dovuto alle vittime.


Shane Stevens - Io ti troverò
Titolo originale: By reason of insanity
Traduzione di Giuliano Bottali e Simonetta Levantini
862 pag., 19,50 € - Edizioni Fazi 2010
ISBN 978-88-6411-202-2


L'autore


02 dicembre 2010 Di Marilia Piccone

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