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RECENSIONE

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Titolo L'origine perduta
Autore Asensi Matilde
Dati 502 p., rilegato
Prezzo € 9,50
Prezzo IBS € 9,50
Editore Sonzogno
Collana Romanzi
EAN 9788845413353
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Matilde Asensi

L'origine perduta


“Marta, suggestionata dalla cantilena, cominciò a tradurre per noi con voce monocorde le parole degli anziani ma sarebbe stato lo stesso se non l’avesse fatto perché, in modo inspiegabile, le capivamo.”

È stato Umberto Eco, padre di molti giallisti storici, non solo italiani, a suggerire l’argomento dell’ultimo libro di Matilde Asensi, nota anche da noi per i suoi romanzi Jacobus e L’ultimo Catone.
Nel testo semiologico La ricerca della lingua perfetta Eco cita la duttilità del linguaggio preincaico aymara, tanto avanzato da sembrare frutto di artificio, quasi un codice programmato matematicamente: tanto è bastato, alla scrittrice catalana, per mettersi alla ricerca di tutti gli antichi documenti  sull’aymara e sugli yatiris, i sacerdoti-astrologhi vissuti tra Bolivia e Perù fin dai tempi più remoti, custodi di quell’arcaico linguaggio che potrebbe essere quello dell’umanità originaria, antecedente alla torre di Babele e al Diluvio universale.

In ogni suo romanzo Matilde Asensi parte da un grande enigma della storia, che in questo caso è rappresentato da un incredibile sito archeologico seminascosto nella foresta boliviana, Tiahuanaco, indicato sulla cinquecentesca mappa di Piri Reis, straordinaria perché riproduce zone geografiche allora sconosciute, dove sorgono monumenti colossali impossibili da costruire, con bassorilievi raffiguranti animali di altri continenti, come l’elefante, e strane creature gigantesche che sembrano astronauti.
Da questo grande buco nero della storia ho fatto scaturire l’ipotesi romanzesca, cioè che la lingua parlata da questo popolo possedesse poteri magici e attraverso le parole gli yatiris potessero influire direttamente sulla realtà. 

Un eterogeneo gruppo di investigatori si mette alla ricerca degli ultimi yatiris, nel tentativo di annullare gli effetti di una maledizione arrivata via internet: tre hackers e tre accademici, dapprima rivali e poi alleati nel tentativo di decifrare la lingua primordiale e il suo prezioso sapere, inciso in un’immane biblioteca di lastre d’oro in una piramide sepolta nella jungla boliviana. Questa ricerca dell’”origine perduta” li porta ad affrontare la questione, molto dibattuta e mai risolta, tra creazionismo ed evoluzionismo, della nascita della vita sulla terra.
Alla fine del romanzo, l’hacker Arnau e l’antropologa Marta progettano di unire le loro esperienze e partire per un lungo viaggio alla ricerca dei vari luoghi della terra in cui si trovino testimonianze culturali a proposito del Diluvio universale.
Forse L’origine perduta avrà un seguito.

Ascolta l'intervista di Matilde Asensi per RadioAlt.


Le prime pagine

Il problema che intuivo appena quel pomeriggio, mentre indugiavo in piedi immobile tra la polvere, le ombre e gli odori di un vecchio edifìcio chiuso, era che essere metropolitano, progressista, scettico e tecnologicamente avanzato all'inizio del XXI secolo mi impossibilitava a prendere in considerazione qualsiasi cosa rimanesse fuori dall'ambito dei cinque sensi. In quel momento la vita, per un hacker come me, era soltanto un complesso sistema di algoritmi scritti in un linguaggio di programmazione su cui non esistevano manuali. In altre parole, io ero uno di coloro per i quali vivere significava imparare ogni giorno a gestire il proprio software senza avere avuto la possibilità di seguire corsi né il tempo per esercitazioni o prove. La vita era ciò che era, e per di più molto breve; la mia consisteva nel tenermi permanentemente occupato, senza pensare a niente che non avesse a che vedere con quanto facevo momento per momento, soprattutto se, come allora, stavo compiendo un reato punito dalla legge.
Ricordo che mi fermai un secondo a osservare con stupore i particolari di quel teatro di posa in rovina che, un tempo per me molto lontano (venti o forse trent'anni prima), aveva brillato alla luce dei riflettori e vibrato alla musica dal vivo delle orchestre. Non erano ancora trascorse del tutto le ultime ore di quel giorno di fine maggio e il sole era già scomparso dietro i contrafforti dei vecchi studi televisivi di Miramar, a Barcellona, i quali, seppure chiusi e abbandonati, grazie ai miei amici e a me erano sul punto di essere riutilizzati per il loro scopo originario. Osservandoli dall'interno, come facevo io, e ascoltando l'eco delle voci famose che li avrebbero abitati per sempre, sembrava impossibile pensare che in pochi mesi si sarebbero trasformati in un altro hotel per turisti di lusso.
Accanto a me, Proxi e Jabba si affannavano a montare l'apparecchiatura su un vecchio palco di legno scolorito fino al quale arrivava con difficoltà la luce dei lampioni in strada. I pantaloni di Proxi, neri e attillati, le coprivano appena le caviglie e quegli ossicini appuntiti, quegli spigoli, gettavano ombre enormi sulle sue gambe, lunghe e piene di ondulazioni, sotto le lampade al neon poste sulla pedana. Jabba, uno dei migliori ingegneri della Ker-Central, stava collegando la telecamera al computer portatile e all'amplificatore di segnali con rapidità e competenza. Nonostante fosse grande, grosso e gelatinoso, Jabba apparteneva a quella razza di tipi intelligenti, abituati al contatto con l'aria e il sole, che, sebbene induriti dalle mille battaglie con le regole della società civile, conservavano ancora qualcosa della disinvoltura dell'uomo primitivo nell'uomo moderno.
"Ho terminato", mi disse Jabba, sollevando lo sguardo. La sua faccia tonda ammucchiava occhi, naso e bocca al centro del cerchio. Aveva raccolto dietro le orecchie ciocche disordinate di capelli rossi e lunghi.
"I collegamenti sono attivati?" chiesi a Proxi.
"Tra un paio di minuti."
Guardai l'ora. Le lancette dell'orologio, che uscivano direttamente dal naso del barbuto capitano Haddock, segnavano le otto meno cinque. Nel giro di mezz'ora., tutto sarebbe terminato. Al momento, l'antenna parabolica era già orientata e il punto di accesso pronto ad aprirsi; mancava solo che Jabba finisse di installare la connessione senza fili perché io potessi cominciare a lavorare.
In quel preciso istante capii che cosa, già da un pezzo, mi risultava tanto familiare in quel teatro di posa: aveva lo stesso odore del divano della casa di mia nonna, a Vie, un odore di mobili vecchi, di sacchetti antitarme e di metallo ossidato. Era molto tempo che non parlavo con la nonna, ma non ne avevo colpa perché, ogni volta che prendevo la decisione di andarla a trovare, lei partiva per qualche luogo remoto del globo in compagnia delle sue folli amiche, tutte vedove e ottuagenarie. Senza dubbio sarebbe stata entusiasta di visitare i vecchi studi di Miramar perché ai suoi tempi era stata un'appassionata spettatrice del programma di Herta Frankel e della sua cagnetta Marylin.

© 2006, RCS Libri

Asensi Matilde - L'origine perduta
502 pag., 19,00 € - Edizioni Sonzogno 2006 (Romanzi)
ISBN 9788845413353

Ascolta la lettura delle prime pagine su RadioAlt.


L'autrice



17 novembre 2006 Di Daniela Pizzagalli


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