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RECENSIONE

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Titolo Il cimitero di Praga
Autore Eco Umberto
Dati 523 p., ill., rilegato
Prezzo € 19,50
Prezzo IBS € 16,58
Editore Bompiani
Collana Narratori italiani
EAN 9788845266225
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Il cimitero di Praga di Umberto Eco

"Tornato nel salone d'ingresso, il visitatore avrebbe individuato, davanti alla sola finestra da cui penetrava la poca luce che rischiarava l'impasse, seduto al tavolo, un individuo anziano avvolto in una veste da camera, il quale, per tanto che il visitatore avesse potuto sbirciare sopra le sue spalle, stava scrivendo quello che ci accingeremo a leggere, e che talora il Narratore riassumerà, per non tediar troppo il Lettore."

Partiamo con il primo colpo di genio - ne troveremo molti nel romanzo - di uno scrittore straordinario: una fotografia d'interno ed ecco saltar fuori da questa una viariante dell'espediente del "manoscritto ritrovato", topos che sopravvive all'usura del tempo da oltre duemila anni nelle lunghe narrazioni in prosa che oggi definiamo romanzi. Non un testo scoperto fortuitamente, ma osservato nel suo divenire e riportato interamente - o riassunto per il Lettore - da un Narratore che "non sa ancora chi sia il misterioso scrivente, proponendosi di apprenderlo (in una con il Lettore) mentre entrambi curiosano intrusivi e seguono i segni che la penna di colui sta vergando su quella carta".

E di questo Narratore avremo notizia lungo tutto il romanzo - anche quando sarà infastidito dalla storia che dovrà registrare -, con suoi riassunti ampiamente intervallati da stralci completi del testo originario.
Ma chi è il vero autore di questo lunghissimo racconto, di questa cavalcata travolgente tra gli eventi più importanti della seconda metà del XIX secolo?
Si tratta di Simone Simonini - richiamo più o meno voluto alla simonia? -  uno dei personaggi più detestabili della letteratura, un vero "cattivo romanzesco" di stampo classicamente ottocentesco, torinese, figlio di un carbonaro che morirà ben prima dell'Unità nazionale e nipote di un ex ufficiale dell'esercito sabaudo nostalgico dell'Ancien Régime.
Simonini è un falsario in grande stile, bilioso e misogino, professionista della critica e della denigrazione, che odia il prossimo - che sia ebreo o gesuita, tedesco o francese, garibaldino, satanista o massone - e alla fine anche se stesso.
Un uomo che attraversa l'Ottocento afferrando al volo l'opportunità di diventare per danaro artefice della Storia e non temendo di essere anche la causa delle altrui disgrazie, perspicace e a modo suo anche energico e coraggioso, un criminale che porta le sue abilità in giro per l'Europa per conto dei servizi segreti e dei potenti. Nessun espediente gli appare eccessivo, nessuna legge inviolabile, nessuna innocenza lo commuove. È un cattivo funzionale al sistema e da questo viene premiato.
Appresa da un notaio-falsario, tale Rebaudengo (che si è appropriato del patrimonio del nonno) l'arte di redigere documenti fasulli, mette a frutto questa sua capacità - pro domo sua e conto terzi - costruendo prove di eventi mai accaduti, ma basati su fatti reali e conosciuti, per vendicarsi del notaio stesso e per dar vita a segreti e misteriosi complotti tanto pericolosi quanto inesistenti.
"La gente crede solo a quello che sa già - afferma -, e questa era la bellezza della Formula Universale del Complotto."
Ma c'è una terza voce in questo racconto: quella dell'abate Dalla Piccola, che il Lettore comprende subito essere l'alter ego di Simonini, la sua anima cattolica, complice e vittima, la sua memoria, "talora parlando entrambi dello stesso fatto, benché da punti di vista contrastanti", che entra in campo quando lui non c'è e viceversa.


Il manoscritto di Eco non è tanto "ritrovato" e man mano letto, quanto costruito pezzo per pezzo con attenzione a ogni dettaglio.
I rimbalzi avventurosi e storici che fanno di questo libro un testo entusiasmante - i personaggi citati sono tutti realmente esistiti tranne il Simonini stesso e riproposti con rigore assoluto anche nelle citazioni, dai più conosciuti come Garibaldi o Ippolito Nievo, del quale causa la morte, ai meno famosi come il patriota siciliano La Farina o il deputato massone piemontese Pier Carlo Boggio, per parlare di italiani - e i rimandi letterari dello scrittore sono moltissimi e certamente se volessimo citarli ne dimenticheremmo un'infinità.
Il più evidente sta nel titolo stesso di questo vero e proprio "romanzo d'appendice", feuilleton illustrato alla maniera di Dumas (che non a caso compare tra i protagonisti della storia) e si rifà a quel fatidico capitolo del romanzo Biarritz di Hermann Goedsche intitolato Sul cimitero ebraico di Praga, che sarà il nucleo centrale del più famigerato, influente e verosimile tra i manoscritti ritrovati, i Protocolli dei Savi Anziani di Sion, ripreso poi da Sergej Nilus, dove l'autore attinge a piene mani dalle teorie del complotto raccontando come i rabbini anziani delle dodici tribù di Israele si ritrovino per condordare i piani comuni e segreti di conquista del mondo.
Eco attribuisce a Simonini quel falso storico, generato da quell'odio verso gli ebrei inculcatogli sin da bambino dal nonno, e il suo Protocollo sarà anche il suo capolavoro del male assoluto: "mi accorgo di essere esistito solo per sconfiggere quella razza maledetta. Rachkovskij ha ragione, solo l'odio riscalda il cuore".

Umberto Eco - Il cimitero di Praga
523 pag., 19,50 € - Edizioni Bompiani 2010 (Narratori italiani)
ISBN 978-88-542-6622-5



l'autore



05 novembre 2010 Di Giulia Mozzato


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