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Recensione

37°2 al mattino. Betty Blue copertina

37° 2 al mattino. Betty Blue di Philippe Djian

"C’era un grande vaso blu su un piedistallo. Betty ha fatto mulinare la borsa e quello è volato giù secco. Ho sentito un rumore di porcellana che esplodeva. Mi sono ripreso. La borsa di Betty si è aperta per la botta e il contenuto tipico di una borsetta femminile si è sparso in terra fra i cocci."

Un uomo, una donna, una storia d’amore intenso e passionale. Abbiamo letto centinaia di storie con questi elementi. Eppure il romanzo 37° 2 di mattina (adattato in un film di successo dal regista Jean-Jacques Beineix nel 1987, con il titolo di Betty Blue) dello scrittore francese Philippe Djian ha qualcosa di diverso.
Il tono narrativo, prima di tutto. Vibrante, in prima persona. Spontaneo, a metà strada tra il colto autodidatta e un uso colloquiale della lingua. I personaggi, poi. Perché è impossibile non provare simpatia, un misto di tenerezza, compassione e ammirazione per il trentacinquenne innamorato di Betty: sono i sentimenti naturali verso chi ama con tutto se stesso, tutto accettando e tutto giustificando, andando incontro alla rovina (anche se lui non lo sa).
Quanto a Betty - Betty è stravagante, anzi, è strana, ha delle reazioni estreme. Quanto siano estreme lo vedremo alla fine. Qualcosa sospettiamo, che non funzioni tutto a dovere nella sua testa, quando la vediamo avere delle reazioni esagerate, oppure quando lui trova delle medicine (non specificate) nella sua borsa. E comunque insieme questi due ci piacciono, ci riportano ad un tempo (il libro è del 1985) di maggiore libertà dalle convenzioni, non solo sociali ma anche lavorative.


Tutti gli articoli su Philippe Djian dicono di lui che è l’erede francese della beat generation. Eppure i protagonisti di questo romanzo non hanno molto in comune con quelli della beat generation. A meno che non si voglia pensare che il filo di unione è il loro non avere radici, spostarsi in cerca di lavoro e fermarsi dove lo si trova.
All’inizio del romanzo lui lavora come tutto fare in un complesso di piccole abitazioni, poi il turbine Betty dà fuoco alla casa a loro assegnata in un atto di ribellione contro le richieste dello sfruttatore gestore del motel. Troveranno alloggio presso la sorella di lei, lavoreranno nella pizzeria del suo fidanzato. Ma Betty non è il tipo di ragazza che inghiotte in silenzio le offese: le scene in pizzeria sono divertenti al limite del grottesco.
E lui, il ragazzo innamorato che racconta, è sempre pieno di comprensione, sempre innamorato.
Betty ha grandi aspirazioni per lui: ha scoperto dei quaderni in cui lui ha scritto un romanzo e dichiara che è un ottimo scrittore, che merita di diventare famoso. E batte a macchina il romanzo, lo invia ad un certo numero di case editrici che rispondono, una dopo l’altra, rifiutando il dattiloscritto.
Un critico lettore di bozze risponde in modo offensivo: l’aggressione di Betty al malcapitato è la spia di un crescente malessere.



L’ultima tappa dei loro spostamenti è in una cittadina dove venderanno pianoforti.
Betty conosce momenti di esaltazione febbrile quando mettono sossopra la vecchia casa per ristrutturarla, così come quando prendono possesso della casupola nei campi che lui le regala per il suo compleanno. E tuttavia l’entusiasmo per ogni diversivo dura poco: il finale è molto forte, autodistruttivo, da tragedia greca, seguito da un altro atto estremo, compiuto da lui per amore di lei.

C’è sesso nel romanzo di Djian, ma sesso sano che dà piacere, c’è amore, molto, c’è gioia e disperazione di vivere, c’è allegria nel vivere alla giornata, c’è l’ambizione nascosta verso qualcosa di più alto che non imbiancare le pareti o aggiustare rubinetti. Ci sono lacrime e divertimento.

Philippe Djian - 37° 2 al mattino
Titolo originale: 37° 2 le matin
Traduzione di Daniele Petruccioli
376 pag., 14,00 € - Edizioni Voland 2010
ISBN 978-88-6243-062-3


L'autore


04 novembre 2010 Di Marilia Piccone

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