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HOME | domenica 27 maggio 2012 |
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| Titolo |
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Divorzio all'islamica a viale Marconi |
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| Autore |
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Lakhous Amara |
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| Dati |
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188 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 16,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 13,60 |
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| Editore |
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E/O |
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| Collana |
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Dal mondo |
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| EAN |
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9788876419294 |
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Divorzio all'islamica a Viale Marconi di Amara Lakhous“Nessuno può scegliersi il proprio nome, voglio dire il primo nome. Diciamo subito che non è una tragedia, nella vita c’è di peggio, come i bambini che muoiono di fame o le donne stuprate in guerra. Però per ogni immmigrato la questione del nome è fondamentale”
A pochi anni dallo scontro di civiltà consumatosi per futili motivi nel quartiere più multietnico di Roma, in quella Piazza Vittorio oggi famosa anche per l’omonima orchestra, torna il métissage in salsa romanesca di Amara Lakhous, scrittore algerino trapiantato in Italia. Per parlare un po’ del suo nuovo romanzo, pubblicato da E/O, potremmo partire proprio da quel “trapiantato”, verbo dal sapore botanico che propone una similitudine fra la vita degli immigrati in un paese straniero e l’attecchire di una pianta in un terreno sconosciuto. Nel caso di Lakhous, la buona riuscita del trapianto è affidata alla lingua, e il mosaico di voci su cui poggia l’impianto narrativo di Divorzio all’islamica è rivelatore del grande talento mimetico dell’autore, capace di assimilare cadenze e modi di dire dei dialetti italiani, impastarne il gergo che fa parlare ai suoi vivaci personaggi, e farci infine ascoltare con orecchie nuove le “lingue in cui viviamo”. C’è il romanesco, infatti, la cui padronanza Lakhous aveva già avuto modo di dispiegare nel corso del “pasticciaccio” condominiale che caratterizzava il precedente romanzo, ma c’è anche il dialetto trapanese con cui Christian Mazzari, laureato in lingue arabe e infiltrato dai servizi segreti in una comunità islamica sospetta di collusione con gli estremisti, punteggia il racconto della sua avventura. Possiamo poi apprezzare le espressioni fresche, spontanee che intercalano le riflessioni di Safia, ragazza araba che – in omaggio anche alla sua somiglianza con la Loren – sceglie di italianizzare il proprio nome in “Sofia”, e le mille sfumature dell’italiano “arabizzato” che riempiono le conversazioni fra immigrati provenienti da diversi paesi del medioriente o del Maghreb. Una babele che, nel romanzo, trova il suo epicentro in Viale Marconi, e precisamente nei pochi metri quadri del “Little Cairo”, call center oggetto delle indagini dei servizi segreti e sospettato di essere snodo cruciale per le attività di un gruppo di estremisti islamici. La voce di Christian ci racconta, a capitoli alterni, il suo tirocinio come agente segreto: è una storia di intrighi, infiltrazioni e sospetti che molto deve alle vicende riportate in cronaca dopo l’undici settembre duemilauno (ma il finale sarpà sparigliare le carte). A far da contrappunto, la testimonianza di Safia, che il marito obbliga a portare il velo senza che questo le impedisca di inseguire una sua personale, sognata dolce vita, cercando l’emancipazione attraverso il suo talento di parrucchiera. L’illustrazione in copertina, senz’altro indovinata (e memore della fortunata veste grafica che aveva caratterizzato Scontro di civiltà), mostra i protagonisti della vicenda narrata raffigurati come fossero le figure di un teatrino di carta: il gestore del “Little Cairo”, Akram, osserva da dietro un paio di occhiali con le lenti scure quel che accade tutt’intorno al suo negozio, e a causa di quel look da terzo blues brother è soprannominato “John Belushi”. Vediamo Christian/Issa (corrispettivo di “Gesù” per i mussulmani) con un paio di baffetti che ne accentuano la parvenza tunisina, e accanto a lui il Capitano/Giuda (…che infatti apostrofa Issa, prima di mandarlo in missione, dicendogli: “Ah! Gesù! …come quello che porge l’altra guancia? Cominciamo bene!”) in abiti borghesi. Ci sono poi Safia/Sofia e suo marito, un architetto che deve contentarsi di fare il pizzaiolo, e Teresa, affittacamere dalla dubbia moralità che ama viaggiare ed ha sempre bisogno di soldi, e perciò è soprannominata “Vacanza” dagli inquilini (in nero: e non è una nota sul colore della pelle) dei suoi appartamenti. Ciascuno è intento a recitare la propria parte in questa commedia intelligente e amarognola che, mentre ci diverte, sa dirci qualcosa di importante sui tempi in cui viviamo: sulla cosiddetta integrazione e i suoi tranelli; sull’importanza del preservare la propria cultura tenendo continuamente in esercizio la curiosità necessaria per capire quella degli altri; sulla difficoltà, infine, delle donne di affermare i propri sogni all’interno della società in cui vivono. Con il velo, oppure senza.
Amara Lakhous - Divorzio all'islamica a Viale Marconi 188 pag., 16,00 € - Edizioni E/O 2010 (Dal mondo) ISBN 978-88-7641-929-4
| 29 ottobre 2010 | | Di Matteo Baldi |
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