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HOME | sabato 11 febbraio 2012 |
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| Titolo |
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Fuori da un evidente destino |
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| Autore |
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Faletti Giorgio |
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| Dati |
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495 p., rilegato |
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| Prezzo |
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€ 20,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 17,00 |
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| Editore |
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Dalai Editore |
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| Collana |
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Romanzi e racconti |
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| EAN |
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9788884909855 |
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Giorgio Faletti
Fuori da un evidente destino Charlie amava la terra e Jim amava il cielo. Charlie amava la distesa sterminata che si apriva ai suoi occhi mentre percorreva il deserto e Jim amava i canyon che si aprivano tra i grattacieli. Charlie aveva scelto di restare e Jim aveva scelto di andare via.
Terzo romanzo di uno scrittore che, con i due precedenti, ha venduto oltre sei milioni e mezzo di copie. E dopo neppure una settimana dalla sua uscita, anche questo Fuori da un evidente destino si trova a troneggiare nei primi posti della classifica: insomma senza ombra di dubbio Faletti conosce bene i gusti del suo pubblico e non manca mai di soddisfarli.
Un thriller molto particolare, ambientato in America, e precisamente a Flagstaff in Arizona. Il protagonista indiscusso è Jim Mackenzie, un affascinante giovane uomo che già il duplice colore dei suoi occhi (uno è nero e l’altro di un verde azzurro che “ricordava l’acqua di certi mari tropicali”) indica la sua origine meticcia e la sua psicologia divisa. “Il suo sguardo era in sostanza il riflesso della sua esistenza”. Nel suo sangue scorre infatti tutta la secolare tradizione Navajo ereditata dalla madre e l’irrequietezza occidentale che gli giungeva dal padre. Ma non appena Jim raggiunge il paese natale da cui si era allontanato, sfuggendo la solitudine e la polvere ossessiva del deserto, una prima morte misteriosa inizia a prendere il centro della scena. Questa, come quelle che seguiranno, non sembrano avere un senso, né un assassino che avesse un movente per il delitto, e anche le modalità d’esecuzione sono decisamente sconvolgenti: i cadaveri sembrano avere tutte le ossa frantumate cosa che quasi ne rende irriconoscibili i tratti del viso. Ma lasciamo un attimo da parte l’aspetto noir del romanzo. Il ritorno a casa, dopo tanti anni, di Jim riapre antiche questioni e conflitti interpersonali semplicemente rimossi, ma nello stesso tempo rinvigorisce emozioni e sentimenti che, per difendersi dalla loro potenza, alcuni suoi coetanei avevano cercato di cancellare. Quando Jim era partito aveva lasciato dietro di sé del giustificato risentimento, soprattutto da parte di due persone, la ragazza con cui stava e il suo miglior amico. E questo perché? Semplicemente perché Alan, il buon amico dal cuore generoso e dalla grande ricchezza familiare, lo aveva scoperto uscire da un motel con la sua bellissima fidanzata e anche April, la ragazza di Jim, aveva, dopo quel fatto, chiaramente rifiutato di proseguire la loro relazione, nonostante (come si vedrà in seguito) fosse incinta di un figlio. Dopo quasi dieci anni, il tempo ha cambiato il corso della vita di tutti: Alan, reduce di guerra, è tragicamente alle prese con degli arti artificiali avendo perso entrambe le gambe; la bella traditrice, Swan, allontanatasi subito anche lei dal paese dopo il “fattaccio”, è diventata un’attrice famosa; April è una coraggiosa giornalista e una trepida madre; e infine Jim guida elicotteri con alterne fortune economiche. I complessi meccanismi dell’animo umano e le difficoltà di relazione interpersonale sono attentamente osservati da Faletti che su questo terreno sembra amare addentrarsi. Si può solo dire che, relativamente a ciò, il romanzo vuole mettere tutto a posto: i buoni si rivelano sempre tali e i maligni vengono smascherati, in qualche modo siamo dentro la perfetta tradizione western. L’elemento intrigante del romanzo è dato dall’immissione, certamente a lungo studiata e documentata dallo scrittore, della tradizione pellerossa e in particolare di quella Navajo. Una componente irrazionalista, o mitica, che domina su tutta la seconda parte del romanzo e che spiazza chi cerchi in un thriller la logica, quel percorso che conduce il lettore, insieme (o prima se lo scrittore decide in questo senso) dell’investigatore, a trovare il colpevole. Il mondo sotterraneo che domina su quello che si muove sopra la terra sembra avere il sopravvento, il tempo trascorso non attutisce la sua energia e gli uomini sono preda del proprio passato e di energie incontenibili. Di sicuro Faletti ha studiato con profondità quello di cui parla e si avverte la fascinazione che hanno avuto su di lui certe mitologie e una cultura molto poco conosciuta e approfondita. Anche i luoghi sono descritti attraverso lo sguardo di chi, dopo tanti anni, li riscopre, come il protagonista, ma di certo nascono dallo stupore dello scrittore che dichiara di aver vissuto per un periodo piuttosto lungo in Arizona, proprio per meglio entrare nello spirito ispirato dalla sua location.
Le prime pagine
L'unico suono della città era il fischio del treno. Da sempre, sulla ferrovia che tagliava in due Flagstaff col suo colpo di scimitarra, passavano diverse volte al giorno i treni merci della Amtrack. Le locomotive sfioravano la stazione in mattoni rossi con il loro cauto passo di rotaia e nella fatica del viaggio sembravano animali in ansia solo per la strada da fare, senza nessuna cura per quello che si trascinavano dietro. Erano lunghe litanie di vagoni, che parevano arrivare dal niente e che nello stesso posto sembravano diretti, con il loro carico di container dai colori slavati e coperti di scritte bianche. A volte tutti portavano il logo della China Shipping. Quella scritta esotica creava allo sguardo e alla mente l'immagine di posti altrove, di gente al di là del mare che in quella cittadina nel centro dell'Arizona, sole rosso d'estate e freddo bianco di neve l'inverno, erano parte della conoscenza di tutti e dell'esperienza di nessuno.
Il tempo di capire che era soltanto un'illusione e i treni già se ne andavano con la sequenza di un rosario. Sferragliavano lenti e indolenti verso est, si perdevano alla vista costeggiando per un tratto la vecchia Route 66 e lasciandosi alle spalle solo quel fischio acuto come saluto e avvertimento. A Caleb Kelso pareva di poterlo sentire anche da lì, mentre all'altezza della Snowplay Area abbandonava la Fort Valley Road per svoltare a destra e imboccare la striscia essiccata della Gravel Highway, la strada sterrata che sasso dopo sasso saliva verso nord come una screpolatura della terra, fino a diventare la ferita rossa e insanguinata del Grand Canyon. Il Ford Bronco che guidava si adattò di malavoglia al nuovo percorso, con un cigolio di sospen¬sioni e un risuonare di giunture medievali e di chiavi inglesi nella cassetta degli attrezzi fissata sul pavimento tra i due sedili. Caleb era affezionato a quel vecchio pick-up, che aveva sulla carrozzeria tante macchie di stucco da renderlo più mimetico della tuta che indossava.
Volente o nolente, quello era il solo mezzo di locomozione che riuscisse a permettersi alla luce delle sue finanze attuali. Era costretto a rappezzarlo da sé come poteva, a mano a mano che qualche parte della carrozzeria o del motore abbandonava il mondo precario delle auto in circolazione. Necessità e virtù saldate tra di loro, che viaggiavano sulle stesse quattro ruote col viatico di una targa dell'Arizona. Le cose se ne andavano e non c'era verso di fermarle. Solo di cambiarle, se uno aveva la possibilità. E lui ce l'aveva, Cristo santo se ce l'aveva. Caleb Kelso, a differenza di tanti altri, aveva un progetto. Questa, secondo lui, era l'unica cosa che contava davvero nella vita. Avere un progetto, per quanto velleitario potesse sembrare. La storia era piena di episodi del genere. Quello che a molti era sembrato un semplice sogno di pazzi visionari, per quei pochi che ci avevano veramente creduto era diventato un grido di vittoria. Era solo questione di tempo e prima o poi anche lui avrebbe raggiunto il risultato a cui stava lavorando da anni. In un momento avrebbe cancellato tutta la fatica, tutte le notti bianche e tutto il denaro speso, ma soprattutto le derisioni e le risatine di scherno alle sue spalle. Una volta aveva letto da qualche parte che la grandezza di un uomo si misura da quanti stupidi gli danno addosso. Allora quelli che lo prendevano in giro si sarebbero mangiati il fegato, condito con la stessa merda che gli avevano sparso addosso. Sarebbero piovuti gloria e milioni di dollari e il suo nome sarebbe finito nella lettera K di tutte le enciclopedie del mondo. Kelso, Caleb Jonas. Nato a Flagstaff, Arizona, il 23 luglio I960, l'uomo che era riuscito a. . . Scosse la testa e allungò una mano per accendere la radio come se con lo stesso gesto potesse accendere la sua sorte futura. L'unico risultato che ottenne fu la voce delle Dixie Chicks che chiedevano a un cow-boy di riportarle a casa e di amarle per sempre. In quel momento della vita per Caleb il concetto di casa e di amore era feroce e acuminato come il coltello Bowie che aveva appeso alla cintura. La sua casa stava letteralmente cadendo a pezzi e in quanto all'amore... Ebbe una rapida visione dei capelli biondi di Charyl che gli fluttuavano come alghe sulla pancia mentre gli faceva un pompino. Charyl. Spense l'ondata di calore allo stomaco e la radio con la stessa rabbia schiumosa e ricacciò la canzone a galleggiare muta nell'etere da cui l'aveva evocata. Distolse un attimo lo sguardo dalla strada e da tutte le visioni che la costeggiavano con il loro filo spinato. Di fianco a lui, il suo cane Silent Joe stava accucciato sul sedile del passeggero e guardava fuori dal finestrino con aria indifferente. Allungò una mano a carezzargli la testa. Silent Joe si voltò per un istante con occhio sospettoso e poi tornò a girare la testa dall'altra parte, come se fosse molto più interessato alla sua immagine riflessa nel vetro. A Caleb piaceva quel cane. Aveva carattere da vendere. O se non altro aveva un carattere molto simile al suo, commerciabile o meno che fosse. Per questo lo faceva sedere in cabina accanto a lui e non lo costringeva sul cassone dietro come facevano tutti gli altri cacciatori, che se ne andavano in giro con mezzi addobbati di teste canine che spuntavano dalle sponde e che avevano l'espressione di condannati a morte su una tradotta. Per poi disperdersi nei boschi abbaiando come forsennati quando i loro padroni scendevano dalle macchine, si mettevano in spalla i Remington o i Winchester e iniziava la caccia.
© 2006, Baldini Castoldi Dalai editore
Faletti Giorgio - Fuori da un evidente destino 495 pag., 18,90 € - Edizioni Baldini Castoldi Delai 2006 (Romanzi e racconti) ISBN 9788884909855
Ascolta le prime righe su RadioAlt
| 15 novembre 2006 | | Di Grazia Casagrande |
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