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Recensione

Zaz, il disco rivelazione dell'anno

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Zaz è la rivelazione della musica pop francese ed europea. Il disco omonimo è elegante, ricorda la musica popolare, la rive gauche del lungo Senna, i suoni caldi e notturni dei Bistrot nel Quartiere Latino, gli anni cinquanta, il jazz fumoso e scandito delle Brasserie e dei club studenteschi


I pregiudizi che accompagnano la musica pop, spesso uccidono il pop stesso. Sono centinaia gli esempi di artisti validi, validissimi, spesso eccezionali che, catalogati, classificati, accorpati a una categoria merceologica (musicale) per essere venduti in fretta e possibilmente tanto, poi da quell’etichetta sono stati soffocati. Perché, sic transit gloria mundi, il popolo del pop è forse il più spietato dei pubblici possibili: accoglie con entusiasmo, ma scarta a priori con una facilità disarmante.

È per questo che Zaz, oggi, deve essere salvata subito.

Vale per Zaz lo stesso discorso affrontato per Marco Mengoni, in Italia. Qualsiasi cosa stiano facendo, ora, e qualsiasi fase stiano attraversando, sono artisti da preservare, perché sono la continuità e il futuro della popular music, almeno nel suo aspetto più elegante e virtuoso.

Zaz è bella, di quella bellezza che può esprimere e trasmettere una trentenne che ne dimostra venti, lo sguardo vispo di una ragazza piena di vita, i lineamenti da contestatrice intelligente, che ricordano tanto Naomi Klein. Zaz veste salopette vistose e larghe, ma non significa che faccia punk di protesta o musica folk pop da centro sociale. Zaz si presenta sul palco con i capelli sciolti e in certi momenti, da lontano, sembra quasi una Janis Joplin dei tempi moderni, ma non significa che sia la prossima eroina destinata all’autodistruzione.

Zaz ha fatto il botto con un singolo pimpante come Je Veux, ma non significa che il suo sia uno spirito da junk food music, tanti grassi, poche proteine, zero contenuto musicale. Anzi, proprio il contrario.

L’eleganza di Zaz, disco omonimo destinato a far nascere una stella, viene proprio dalla tradizione culturale e musicale francese: popular sì, ma in senso culturale. La stessa Zaz, in più di un’occasione, ha ricordato come la sua musa ispiratrice sia stata (e forse, sempre sarà) Edith Piaf. Ora, prendete due canzoni come Prends garde à ta langue e J'aime à nouveau e ditele che ha torto.

Il mondo di Zaz è la rive gauche del lungo Senna, i suoni caldi e notturni dei Bistrot nel Quartiere Latino, gli anni cinquanta, il jazz fumoso e scandito delle Brasserie e dei club studenteschi. Un mondo quasi nomade, zingaresco, libero. Ecco, ciò che colpisce di più in Zaz è quel senso di libertà diffusa che vive nelle sue canzoni. Quella malinconia da strade lasciate alle spalle, di ricordi e amori disciolti, che non preclude mai la possibilità di una nuova festa. Zaz, da Je Veux a Le Long De La Route, ricorda la musica popolare. Musica di paese, musica di un popolo che conserva la sua radice, musica pronta ad accogliere il moderno, ma solo se assorbito dalle regole dell’antico.
Musica che scivola dal contrabbasso, dalle spazzole sulla batteria, dalla sua voce squillante, calda, un po’ roca, incisiva. Musica che non dura il corso di un singolo radiofonico, ma che cresce se letta lungo il percorso di un album intero. Perché Zaz è un’artista che esprime e, in quanto tale, si prende i suoi spazi. Il suo bellissimo disco omonimo è il suo futuro. Il palco, c’è da giurarlo, la sua casa. Zaz regala un pezzo di storia francese a chi ha voglia di sedersi e ascoltarla. E alla musica popular, regala un momento di eleganza raro e prezioso.


tracklist

1. Les Passants 
2. Je Veux 
3. Le Long De La Route 
4. La Fée 
5. Trop Sensible 
6. Prends Garde A Ta Langue 
7. Ni Oui Ni Non 
8. Port Coton 
9. J'Aime A Nouveau 
10. Dans Ma Rue 
11. Eblouie Par La Nuit


21 settembre 2010 Di Mario Ruggeri

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