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HOME | lunedì 13 febbraio 2012 |
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| Titolo |
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La città che era |
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| Autore |
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Piazza Tom |
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| Dati |
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413 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 18,90 |
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| Prezzo IBS |
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€ 18,90 |
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| Editore |
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Tropea |
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| Collana |
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I narratori |
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| EAN |
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9788855800990 |
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La città che era: il romanzo di Tom Piazza racconta New Orleans nei giorni dell'uragano Katrina“Quello che è successo è una tragedia per l’intera nazione. Capisci? Non è una tragedia solo per noi, bianchi o neri che siamo, per noi di New Orleans. E’ una tragedia per tutta la gente di questo paese. Questo è il più grande paese del mondo, e se quello che ha fatto è il meglio che sa fare, è una vergogna per tutti noi. Ci dobbiamo vergognare di fronte al mondo.”
Profondo agosto nel caldo di New Orleans. È la frase iniziale dell’intenso romanzo di Tom Piazza, La città che era. E, per una volta, il titolo italiano è di gran lunga più evocativo di quello originale, City of refuge. Perché dopo quel profondo agosto - dopo il 29 agosto 2005, per l’esattezza - New Orleans non sarebbe più stata la città che era, investita dalla furia dell’uragano Katrina, travolta dalle acque che ruppero gli argini dei canali, svuotata dei suoi abitanti. La mitica New Orleans, città della musica, della danza, dell’allegria, delle parate del Mardi Gras, della quasi ideale convivenza di bianchi e neri, era stata soffiata via o sommersa - per il mondo era come se fosse crollata la torre Eiffel.
Tom Piazza, abitante lui stesso di New Orleans, già autore di un saggio dal titolo Why New Orleans matters, fa rivivere nel suo romanzo i giorni dell’uragano, la vigilia dall’aria pesante, lo scatenarsi della tempesta, il lungo e doloroso ‘dopo’ che non è ancora finito, attraverso due famiglie e due punti di vista diversi - quello del bianco Craig Donaldson, direttore di una rivista alternativa di successo, e quello del nero SJ Williams, falegname afroamericano che ha combattuto in Vietnam e vive nel Lower Ninth Ward, la zona di New Orleans che si trova sotto il livello del Mississipi e che verrà maggiormente colpita dall’inondazione.
È come se ci fossero due libri diversi dentro il romanzo di Tom Piazza, di cui uno è molto bello e l’altro è meno convincente.
Quello molto bello è la storia di quei giorni vista attraverso SJ Williams, un personaggio che ci conquista, per la sua umanità, la sua generosità, il suo senso della famiglia che si estende alla sorella (la quale ha avuto problemi di alcol e di droga) e a Wesley, il figlio di lei difficile da gestire, l’altruismo che non si basa solo sulla religione ma anche sul dovere civico e che lo porta a non risparmiarsi nello sforzo di salvare quante più vite possibile, dopo essere miracolosamente scampato. È come se SJ Williams volesse in qualche modo pareggiare i conti con i morti che si è lasciato dietro in Vietnam, come se non volesse aggiungere altre istantanee atroci all’album di foto che porta inciso nella sua memoria. Non è neppure casuale che il protagonista nero del romanzo sia un reduce del Vietnam. Quando il silenzio degli elementi coprirà la città come una coltre e si incominceranno a sentire le voci delle vittime, sarà subito evidente che è stata la popolazione di colore ad essere maggiormente colpita. È stata la fascia più povera degli abitanti, quelli che abitavano nelle aree sotto il livello del fiume, quelli che non avevano i mezzi, o la forza, per abbandonare la città, che hanno perso tutto, anche la vita - erano neri, per lo più. E allora, sottilmente, mentre Bush non si muove dalle vacanze in Texas, mentre diventa chiaro che la responsabilità della tragedia non è da attribuirsi tanto alla natura quanto all’aver deviato verso l’Iraq i soldi che sarebbero dovuti servire per rinforzare gli argini (più di un anno prima si era denunciato il pericolo che cedessero), ci viene anche da pensare che i neri siano uguali ai bianchi solo quando si tratta di mandarli nelle zone di guerra ( e spesso neppure in quel caso, ben lo sappiamo).
La New Orleans raccontata da Craig Donaldson (che ci pare essere un alter ego dello scrittore) è più scolorita e le vicende della famiglia di Craig in fuga dalla città risultano persino un poco irritanti mentre il nostro pensiero è là, al piano superiore della casa di SJ, dove lui si è rifugiato con la sorella quando l’acqua ha inghiottito finanche le scale. Anche l’esperienza dei Donaldson gioca il suo ruolo nell’economia del romanzo: è come se a bordo di un elicottero potessimo vedere dall’alto i paurosi ingorghi che si crearono sulle strade a senso unico in uscita dalla città, mentre la pianura si trasformava in un immenso lago. Il romanzo chiude le fila con la parata di Mardi Gras in una New Orleans che vuole dimostrarsi indomita: tra i personaggi c’è chi è tornato e sta ricostruendo (SJ è tra questi, ci avremmo scommesso), chi ha deciso di restare a vivere altrove (Craig Donaldson, con tutti i suoi dubbi, si arricchisce persino vendendo la casa, e non ci fa una bella figura), chi torna sotto forma di ceneri (la sorella di SJ). Noi pensiamo a coloro di cui non si sa nulla, la vecchia sulla sedia a rotelle nell’acqua, gli anziani coniugi che si tengono per mano sul portico della loro casa. E la protagonista assoluta del romanzo resta, comunque, New Orleans, la città che era.
Tom Piazza - La città che era Titolo originale: City of Refuge Traduzione di Claudio Castellani 411 pag., 18,90 € - Edizioni Tropea 2010 ISBN 978-88-558-0099-0
| 02 settembre 2010 | | Di Marilia Piccone |
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