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Recensione

La versione di Barney copertina

La versione di Barney di Mordecai Richler

"Nei giorni infausti la mia memoria sembra un caleidoscopio fuori fuoco, ma in quelli propizi i ricordi sono dolorosamente nitidi."

Si riparla di questo libro, un grande successo letterario internazionale degli anni a cavallo del millennio, in occasione dell'uscita (presentato alla 67.ma Mostra del Cinema di Venezia) del film diretto da Richard J. Lewis con Paul Giamatti nel ruolo di Barney e Dustin Hoffman in quello di Izzy. La sceneggiatura è firmata da Michael Konyves e tra le case di produzione coinvolte nel progetto c'è l'italiana Fandango.

Al cinema un Barney edulcorato e politically correct

I figli, le mogli, i vizi, le malattie, un processo per omicidio... Barney Panofsky nella vita non si è fatto mancare nulla.
Dopo il suicidio della prima moglie, l'intervallo di un secondo matrimonio e una terza, felice unione con una donna meravigliosa, Miriam, che lo lascia dopo un tradimento, Barney è solo.
È solo con i suoi ricordi, malgrado gli amici, i nemici e i figli.
È solo con la sua carriera di autore di sit-com televisive alla Totally Unnecessary Productions.
È solo con le sue malattie (la prostata infiammata, la sciatica, l'enfisema) e l'amatissimo whisky.
Ora vuole dare la sua versione dei fatti, di tutti i fatti che l'hanno visto coinvolto. Lo ha "pungolato" un amico-nemico che sta per pubblicare un libro che lo diffama. È necessario tacitarlo con la verità dei fatti.
Ma la versione di Barney sarà cosi chiarificatrice come voleva essere?
Non importa.

Il personaggio che ci viene descritto è affascinante e repellente, fragile e cinico, complesso e al contempo lineare, anticonformista e stravagante ma anche legato alle piccole abitudini del quotidiano vivere comune. È una contraddizione vivente, ma chi non lo è? Non potremo neppure sapere se il delitto di cui è stato accusato e poi assolto (un amico scomparso subito dopo essere stato scoperto da Barney a letto con la sua seconda moglie, ma il cui cadavere non è mai stato trovato) lo abbia commesso veramente.

Decimo romanzo di un autore affermato anche come sceneggiatore hollywoodiano e articolista del New Yorker (un uomo "arrivato" si potrebbe dire) La versione di Barney nasconde quasi certamente diversi momenti autobiografici, sottolineati con evidenza da quell'immagine di copertina che ambiguamente mescola il viso di Richler con il nome di Barney.

Affabulatore eclettico e ironico, Richler scrive in modo complesso ("salto di palo in frasca, lo so" dice il protagonista), quasi destrutturato, formando un articolato insieme di digressioni. E il filo logico diventa ancor più tenue quando, con il procedere della narrazione avanza anche la malattia degenerativa che sta divorando il cervello del protagonista, quel morbo di Alzheimer che diventa simbolo sin troppo evidente della dissoluzione di una vita.

La versione di Barney
è apparso per la prima volta nel 1997 (per l'editore americano Washington square press), pubblicato poi in Italia in prima edizione nel 2000 e in questa edizione economica nel 2005.

Mordecai Richler - La versione di Barney
Titolo originale dell'opera: Barney's Version
Traduzione di Matteo Codignola
Pag. 490, 12,00 € - Edizioni Adelphi 2005 (Gli Adelphi)
ISBN 978-88-459-1982-4






le prime pagine


Tutta colpa di Terry. È lui il mio sassolino nella scarpa. E se proprio devo essere sincero, è per togliermelo che ho deciso di cacciarmi in questo casino, cioè di raccontare la vera storia della mia vita dissipata ...


l'autore



28 luglio 2010  

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