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Recensione

Uno Uno sguardo sulla città. Gli scrittori italiani contemporanei e i loro luoghi copertina
  • La Porta Filippo
  • Uno Uno sguardo sulla città. Gli scrittori italiani contemporanei e i loro luoghi
  • Donzelli
  • 2010

Uno sguardo sulla città. Gli scrittori italiani contemporanei e i loro luoghi di Filippo La Porta

"E proprio nella civiltà dei non-luoghi e delle patrie virtuali cresce l'interesse degli scrittori per i loro luoghi. Una tendenza non solo italiana se pensiamo a scrittori americani come Paul Auster e Jonathan Lethem, entrambi sradicati ma anche ossessionati dal loro quartiere originario, Brooklyn, luogo reale e anche un po' mitico."

Chi più dello scrittore è attrezzato a vedere la propria città con occhi liberi da pregiudizi o da finalità "altre"?  Proprio la libertà intellettuale e immaginativa è lo strumento fondamentale con cui raccontare la città e per afferrare l'anima dei luoghi. Per questo l'atlante che La Porta mette a disposizione ai lettori è forse più efficace di tante ricerche sociologiche, di inchieste giornalistiche o di saggi di economisti e urbanisti.
Abbiamo 23 città e altrettanti scrittori a raccontarle, molto noti o conosciuti solo da pochi, di varie generazioni e stili, ma tutti legati ai propri luoghi come a radici da cui è complicato staccarsi anche se si vive lontano.


Ecco così la Sicilia, Catania, lo spirito dell'isola narrati da Gianni Bonina, raffinato intellettuale catanese, che così descrive il carattere dei siciliani: ...è la sintesi di Polifemo e Giufà: l'eroe che per primo affronta gli invasori a braccetto con lo spirito candido che indulge alla pantomima, tutto sommato due perdenti, come i «malavoglia» di Trezza, i velleitari sognatori della Nataca di Brancati, 'Ndria Cambria di D'Arrigo e casa Salina di Lampedusa. Meglio allora che tutto cambi? Dubito, perché l'omologazione spazzerà anche la «tragediatura», che è l'anticorpo e il contraggenio del pessimismo siciliano...



Torino è "interpretata" da uno scrittore molto amato e noto, Giuseppe Culicchia, che della sua città parla settimanalmente dalle pagine della Stampa e che ha già pubblicato un paio di libri che vedono quella città protagonista: Torino è oggi in Italia una delle città più vivaci dal punto di vista culturale, cosa assolutamente impensabile fino a pochi anni fa, quando a prevalere era l'immagine di città prima solo industriale (ereditata dagli anni del boom, quando nelle case degli italiani entrò la televisione e al telegiornale si mostravano le immagini degli operai a Mirafiori) e poi in decadenza.



È Valeria Parrella a raccontare Napoli, giovane autrice che con i suoi romanzi, in particolare con Lo spazio bianco, ha davvero segnato il suo nome tra quello degli scrittori italiani più significativi. È nata a Torre del Greco e risiede a Napoli. Ecco come quella città così complessa e difficile viene presentata: Potremmo affermare per assurdo che dopo Saviano stereotipo è la stessa camorra, ma la camorra è prima di tutto la camorra (e cioè il primo problema di Napoli, il secondo è l'atteggiamento camorristico di chi non è della camorra...).




Architetto e scrittore, autore televisivo e animatore di uno dei blog più seguiti in rete (Nazione Indiana), il milanese Gianni Biondillo può parlare con duplice competenza e sensibilità della sua città: Il mistero profondo di Milano sta, per assurdo, nel modo in cui i milanesi ogni fine settimana fuggono la città. Come se la odiassero. E a sentirli parlare pare sia proprio così: dicono di rimanerci solo perché c'è lavoro. Ma è una scusa. I milanesi fuori dalla loro città sono insopportabili perché pretendono che il resto del mondo si adegui ai loro ritmi, alle loro abitudini, alle loro esigenze efficientiste.



Ma come mai con tutti gli scrittori bolognesi doc a parlare di Bologna è stato chiamato un sardo, seppure molto conosciuto, Marcello Fois? Certo vive da moltissimi anni nel capoluogo emiliano, città di scrittori e di cantanti celebri, si è laureato in quella celebre università (la più antica d'Europa, acclamano), però è nato a Nuoro... Ebbene la tesi che La Porta sostiene in questo caso è che "uno le radici se le sceglie" e Fois dai primi anni ottanta è proprio qui che le ha messe: Bologna è segreta e al contrario di quanto si crede discretissima, i giardini nascosti tra i palazzi sono una meraviglia per pochi eletti. Al di là del Grand Tour, Bologna ha avuto l'accortezza di sfuggire alle rotte dei tour operator che hanno rovinato meraviglie come Firenze e Venezia. Qui c'è un'economia di fiere che produce ricchezza e ha permesso che Bologna, centro compreso, rimanesse ai bolognesi. 



Non è certo questo il luogo dove poter riportare, anche se solo come citazione, il giudizio dei tanti scrittori che raccontano la propria città, ma è doveroso chiudere questo rapido assaggio del bel libro curato da Filippo la Porta, con qualche parola sulla Capitale, Roma insomma, caput mundi e città eterna: la città più bella del mondo (e lo dico io da milanese) su cui viene interpellato il romano Edoardo Albinati: Il peso del passato mi esalta e mi inorgoglisce. Certi giorni la bellezza di questa città mi ferisce e mi leva l'aria, mi strozza, anzi, sono io a impiccarmici, a strozzarmici da solo come la recluta di Full Metal Jacket.[...] Sono le rovine stesse, con la loro imponenza devastata, a creare il senso della caducità. Ricongiungerei dunque i due termini, effimero e permanente, in un'unica immagine: quella di un'eternità labile, sgretolata, corrosa, transitiva, come in Lucrezio.



22 luglio 2010 Di Grazia Casagrande

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