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Titolo Il paese delle amanti giocose
Autore Pederiali Giuseppe
Dati 267 p., rilegato
Prezzo € 15,60
Prezzo IBS € 15,60
Editore Garzanti Libri
Collana Narratori moderni
EAN 9788811665892
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Giuseppe Pederiali

Il paese delle amanti giocose


“Anche tu sei un bel cantastorie” disse Amalia a Fumana. Lui arrossì. Lei si affrettò a precisare: “Con una speciale simpatia per le donne e le bestie.”
“Come succede nelle fole, dove contadine, regine, fate, maghe, matrigne sono le vere protagoniste.”


In un paese emiliano, nel cuore della Bassa, la vita culturale si svolge al caffè Roial, dove il professor Fumana sale in cattedra e tra un bicchiere di vino e l’altro racconta con fervore tante storie di donne, attorniato da un pubblico devoto, che viene anche dai paesi vicini per ascoltarlo e consultarlo.
Figlio dell’oste affabulatore dell’Osteria della Fola, protagonista della precedente serie di racconti, il professor Fumana è un archivio vivente del patrimonio leggendario padano, oltre che delle cronache locali; ha parecchi precedenti letterari, inseriti come lui nella cornice narrativa di un bar - viene in mente ad esempio l’immortale mister Mulliner di P.G. Woodhouse – ma è inconfondibile la sua ironia mai cinica ma nemmeno edulcorata, l’erotismo mai greve, la devozione a un culto femminile derivato direttamente da divinità primordiali, quelle prosperose Veneri paleolitiche di cui rimangono diversi simulacri nei Musei dell’Emilia.
Alter ego di Giuseppe Pederiali, che nelle sue opere predilige dichiaratamente protagoniste femminili - come l’ispettrice Camilla Cagliostri cui è dedicata la recente serie di polizieschi modenesi- il professor Fumana porta in scena una variegata irresistibile galleria di donne: la più giovane è la quindicenne Luciana, venduta dalla famiglia come mantenuta di un gerarca fascista emigrato in Africa; la più vecchia è Nena la traghettatrice, una sorta di versione femminile e padana del “Vecchio e il mare” di Hemingway. 
Tutte le età e tutti gli ambienti sociali sono rappresentati: in comune, le donne raccontate da Pederiali hanno il gusto di distillare ogni piacere della vita, padroneggiando gli sgarbi della sorte con furbizia, tenacia e generosità.

Le prime pagine

Il professar Fumana, seduto al Caffè Roial, parla di donne

«La Venere di Savignano è una famosa statuetta modellata nella roccia serpentinosa, rinvenuta nei depositi alluvionali del fiume Panaro e custodita oggi nel Museo Pigorini di Roma. Un'altra bella statuetta, seppure scolpita con una maggiore rigidità dal suo preistorico artista, è la Venere di Chiozza, in mostra presso il Museo Chierici di Reggio Emilia.»
Il Professore fece una pausa, portò il bicchiere alle labbra che già avevano copiato il colore del vino novello, e sorrise ad Armando, il suo allievo prediletto. Fumana professore lo era davvero, per avere insegnato italiano, storia e geografia presso la Scuola di Avviamento Professionale «Ignazio Calvi», per le parole che usava e per la scienza che esprimeva.
Era considerato il più grande esperto di donne della Bassa, venivano perfino da Mirandola e da Quistello per consultarlo: in cambio di un bicchiere di vino o di un caffè raccontava la storia della famosa Luciana ad Scalètt, che finì i suoi giorni a Milano, o di Pellegrina Pibigas, la più bella delle biciclìne, scappata con un marinaio che diceva di avere scoperto l'America insieme a Colombo.
«Quelle Veneri somigliavano alle nostre donne?» domandò Armando.
«Le statuette muliebri del paleolitico, definite Venere o anche Dea Madre, hanno caratteristiche morfologiche che evidenziano i caratteri sessuali secondari e le collegano al concetto di fertilità e benessere: fianchi larghi, seno e sedere ben pronunciati. Così come erano fino a ieri le donne della Bassa.
«Perché li chiamano caratteri sessuali secondari?» domandò Eolo. «A me non sembrano mica tanto secondari.»
Il Professore non rispose, perduto nei suoi pensieri: sembrava che le donne preistoriche sfilassero in passerella davanti ai suoi occhi. Tornò in cattedra.
«Le statuette del paleolitico e del neolitico padano testimoniano anche l'importanza della donna in quelle società. Secondo alcuni antropologi, presso le popolazioni dei raccoglitori, e poi dei primi agricoltori della Valle del Po, era la donna a occupare il ruolo dominante. Comprensibile dunque che gli antichi abitanti della Bassa adorassero la Dea Madre e l'avessero rappresentata in statuette callipigie: era facile pregare davanti a una immagine che raccontava l'origine della vita e ne esprimeva i piaceri. Secondo me nacque allora la reputazione di quello che oggi viene chiamato il Triangolo della Gnocca, ovvero il territorio tra Bologna, Ferrara e Parma, dove vivono e prosperano, e continuano ad avere un ruolo dominante, le degne figlie delle Veneri preistoriche. Anche se non hanno più il culo basso di un tempo.»
«Qualcuna ancora oggi», precisò Jessica, la cameriera del Roial. Anche lei spesso ascoltava le lezioni del Professore, seppure in piedi e pronta ad accorrere alla chiamata dei clienti. Jessica, diciott'anni appena compiuti, ce l'aveva alto e a mandolino.
«Per fortuna sì», confermò Fumana. «E nonostante le donne della Bassa si siano adeguate: secondo le statistiche, le nostre diciottenni negli anni Sessanta erano alte mediamente 1,60, mentre oggi la statura media femminile è di 1,73. Particolare importante: i suddetti tredici centimetri non sono collocati dalla pancia in su, ma dalla base del sedere a terra. Insomma, sono cresciute di gamba. Colpa degli americani e delle loro diavolerie, tipo fitness, hamburger e coca, se sono quasi spariti i culi bassi di una volta.»
L'angolo del Caffè Roial dove stava seduto il Professore, stimato om da parér, era considerato il suo ufficio, o studio privato, o bottega dei pensieri. Soltanto un forestiero di passaggio avrebbe osato occupare quella sedia nei rari momenti in cui era vuota. Gli altri sapevano bene che il Professore sarebbe arrivato tra poco, e dopo di lui i discepoli o gli occasionali clienti venuti a consultarlo e a offrirgli da bere in cambio di opinioni (parér), consigli, storie esemplari (spesso edificanti quanto evangeli-che parabole), o anche soltanto per chiedergli di raccontare una partida o una storia di fantasia, inventata ma con le radici vere e ben piantate in una terra che nessuno conosceva quanto lui, figlio di Fumana, oste e grande raccontatore dell'Osteria della Fola, e nipote di Fumana, contadino e grande affabulatore durante i filò invernali nella stalla della Ca' Rossa, la più sperduta e povera delle case coloniche della Valle Le Partite, tra Mirandola e Finale. Dopo il contadino e l'oste, ecco il Fumana professore, della generazione dell'immediato ieri: ex insegnante, stimato quanto il padre e il nonno, archivista di migliaia di parole nei dialetti emiliani, da lui definiti la lingua d'Oi, memoria storica di un territorio che, come tutti gli altrove attorno, stava bene fisicamente ma aveva disturbi alla testa, specialmente nel ricordare. 
© 2006, Garzanti Libri

Pederiali Giuseppe - Il paese delle amanti giocose
267 pag., 15,60 € - Edizioni Garzanti Libri 2006 (Narratori moderni)
ISBN 9788811665892


L'autore



07 novembre 2006 Di Daniela Pizzagalli


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