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Recensione

Il Il tempo di Daisy copertina
  • Miller Sue
  • Il Il tempo di Daisy
  • Marco Tropea Editore
  • 2010

Il tempo di Daisy di Sue Miller

Era stata la dottoressa Gerard a suggerirle di leggere Lolita, pensando che potesse aiutarla a riflettere sull’accaduto, su come si fosse abusato di lei. E Daisy l’aveva letto, aveva meditato su quello che Humbert immagina che Dolly Schiller, la sua Lolita trasformata, voglia dire alla fine del libro: che lui le ha distrutto la vita.

Un uomo viene investito da un’auto mentre cammina tranquillo con la moglie e il loro bambino di tre anni. Fa un volo per aria, piomba a terra, è morto. Era un uomo ‘gentile’. È importante questa qualifica - Eva lo aveva sposato perché John era un uomo gentile, del tutto diverso da Mark, il primo marito e il padre delle sue due figlie, Emily e Daisy. Essere gentile significa essere attento agli altri, interessarsi degli altri, ascoltarli, prendere parte delle loro gioie e dolori, indovinare che cosa vogliono e anticipare i loro desideri. È impossibile non amare un uomo gentile. Che poi l’amore per un uomo gentile non sia lo stesso di quello rovente che esalta, non ha molta importanza alla lunga, nella vita di coppia. La passione brucia e lascia delle scottature, il sentimento che è affetto, tenerezza, comprensione, empatia, tolleranza reciproca, dura nel tempo. Dura anche quando la vita viene stroncata.
  


Il nuovo romanzo di Sue Miller prende l’avvio da questo tragico incidente e segue le vite dei personaggi che ne sono toccati - la moglie Eva, le due figlie di cui John è il patrigno, il piccolo Theo e, ai margini, Mark, l’uomo che, nel bene e nel male, con punti (pochi) a suo vantaggio e altri (molti) a suo svantaggio, è sempre raffrontato all’ormai scomparso John che ha saputo conquistare l’affetto della famiglia che Mark si è giocato, per correre dietro ad un’altra donna.
Eva è distrutta - lo si può ben immaginare. Sue Miller è molto brava nel far scorrere il tempo dal passato al presente, nel lasciarci occhieggiare il corteggiamento e il breve matrimonio di Eva con Mark, il tradimento di lui, il divorzio e poi la rinascita di Eva, quando incomincia a lavorare in una libreria. Il lavoro le piace, è stimolante, organizza incontri con gli scrittori, conosce gente interessante - tra cui John, un editore, che poi sposa. Mentre Mark rimpiange inutilmente quello che ha perso e guarda con leggera invidia come John abbia saputo conquistare la fiducia e l’amore anche delle sue due figlie. La maggiore, Emily, sembra soffrire quasi di riflesso per la morte del patrigno: è preoccupata per la mamma, per il fratellino, per la routine quotidiana che deve, in qualche modo, proseguire. Ha diciassette anni, è innamorata, si prepara ad andare all’università - guarda avanti, insomma. Mentre Daisy, il brutto anatroccolo quattordicenne, ha una reazione del tutto diversa. Daisy, la figlia di mezzo che confronta il suo viso spigoloso e le gambe da giraffa con la bellezza delicata della sorella, Daisy la secchiona che ascolta con lieve disgusto le esperienze sessuali di Emily, cede davanti all’arte seduttiva del cinquantaduenne Duncan, marito dell’amica della mamma. L’adorabile Theo pare disposto a rimpiazzare il papà con Mark, che ormai lo ospita quando le sue due figlie stanno da lui, e Mark… sarebbe pronto lui stesso a rimpiazzare John nel cuore della ex moglie.
   


Il tempo di Daisy è un bellissimo romanzo sulla perdita, sulla rielaborazione di un lutto. E se il titolo italiano accentra l’attenzione sul personaggio più fragile, quello originale, Lost in the forest, allude - con il participio passato lost che deriva dalla stessa radice di loss, perdita - allo smarrimento di tutta la famiglia che cerca la via di casa come Hänsel e Gretel abbandonati nel bosco. È vero, però, che la storia di Daisy occupa lo spazio maggiore nel romanzo e si è tentati di paragonarla a quella di Lolita di Nabokov. Ma Lolita è un archetipo, ormai, e Sue Miller lo sa bene quando fa sì che la psicologa lo suggerisca a Daisy come lettura. Diversa è, tuttavia, l’intenzione con cui Sue Miller racconta questa vicenda, così come è differente la delicatezza di scrittura della Miller che mostra una straordinaria sensibilità nel descrivere le reazioni di tutti i personaggi e non solo quelle di Daisy. È una scrittura ‘gentile’, quella di Sue Miller. Gentile come il personaggio che riesce a vivere in queste pagine anche se - come dice il piccolo Theo - è volato in cielo come un angelo all’inizio del libro.

Sue Miller - Il tempo di Daisy
Titolo originale: Lost in the Forest
Traduzione di Irene Abigail Piccinini
279 pag., € 16,90 - Tropea (I narratori)
ISBN 978-88-558-0134-8



L'autrice



28 giugno 2010 Di Marilia Piccone

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