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Titolo Ma cosa vuoi che sia una canzone. Mezzo secolo di italiano cantato
Autore Antonelli Giuseppe
Dati 254 p., brossura
Prezzo € 16,00
Prezzo IBS € 13,60
Editore Il Mulino
Collana Intersezioni
EAN 9788815134066
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Ma cosa vuoi che sia una canzone. Mezzo secolo di italiano cantato di Giuseppe Antonelli

"Questo libro studia i testi delle mille canzoni italiane più vendute tra il 1958 e il 2007, nell'intento di ricostruire - attraverso quelle parole - mezzo secolo di storia della nostra lingua. Mille testi spogliati della musica e fatti a brani; scrostati dalla vernice dello stile e della retorica, ridotti alla nuda componente linguistica; grammatica, sintassi, lessico (mille violini suonati dal vento, che spoglia il cielo degli ultimi colori)."

Si sappia da subito che il libro di Antonelli esamina non il valore, lo stile, l'interpretazione, i contenuti delle canzoni, ma la forma, la lingua e l'impatto linguistico sugli italiani: non il cosa insomma, ma il come.
Il libro si apre con una diagnosi un po' sconcertante: esaminando i testi delle più recenti vittorie sanremesi, magari firmati da nomi come Gianna Nannini, si può constatare un clima di forte restaurazione linguistica, che non solo risale agli anni Cinquanta ma addirittura ai libretti d'opera...
Eccezioni interessanti nel Sanremo 2007, le canzoni di Cristicchi, Ti regalerò una rosa, e in particolare il linguaggio ricco di contaminazioni de La paranza di Roberto Silvestri.


Se Volare era stato un sasso gettato nello stagno della tradizione linguistica, la vera rottura si avrà negli anni tra il '68 e il '77 (con i testi dei vari De Gregori, Guccini, Vecchioni, anticipati forse dal solo Luigi Tenco) in un diverso clima sociale e politico, oltre che linguistico. Fondamentale appunto è stato il ruolo svolto dai cantautori, diventati quasi punti di riferimento ideologico e culturale per la fascia giovanile della società. La loro stagione, escludendo due importanti epigoni, Fossati e Battiato, si è ormai esaurita e ha aperto la strada a coloro che l'autore definisce "generazione postuma... caratterizzata da un eccletismo tipicamente postmoderno, che si muove dal folk al rock al jazz e dai fumetti"

Abbiamo la lingua della "koiné rock", un linguaggio che si vanta della propria spontaneità (Vasco Rossi) e utilizza spesso un codice linguistico "basso". A rompere questa scelta linguistico-culturale e giungere a un linguaggio volutamente alto e ricercato si può porre come figura dominante la "cantantessa" Carmen Consoli.

Ciò che risulta evidente è un progressivo scivolamento nel "parlato" un po' di tutti i generi e ciò che permette di distinguerli tra loro non è tanto la lingua quanto lo stile, "più il tema trattato che il suo svolgimento".

L'analisi dei vari testi compiuta da Antonelli si sofferma su alcuni elementi sintattici, sull'uso del vocabolario e sulle figure retoriche più ricorrenti. Nel prendere in considerazione le canzoni e gli autori più significativi degli anni Settanta, è messa in evidenza la loro particolare vicinanza ad autorevoli modelli poetici: "gli autori italiani che emergono negli anni Settanta l'hanno imparata da Dylan; e Dylan a sua volta [...] l'ha imparata da Eliot, da Pound, dai poeti della beat generation", così sottolinea Umberto Fiori, confermato da Francesco Guccini, e solo in parte dall'ermetismo italiano del primo Novecento.  


Giunti al terzo millennio si può dire che le canzoni italiane si sono via via avvicinate alla prosa allontanandosi dagli stilemi poetici: un maggior uso di subordinate dimostra "una scrittura più complessa, molto attenta alla confezione del testo e alla sua fattura linguistica". Divertenti e spesso ignorati dai più i casi di censura che hanno imposto il cambiamento di testi troppo audaci o irriverenti fino alla fine degli anni Settanta, pena il non essere diffusi dai principali media: ne sono stati vittime Guccini, Baglioni, Battisti, Mina...

E concludiamo con una considerazione dell'autore: "In questo mezzo secolo le innovazioni linguistiche non sono partite mai dalle canzoni, ma quando sono passate per le canzoni hanno raggiunto un pubblico molto ampio e molto ricettivo. Tutto ciò ha contribuito alla loro diffusione, ma soprattutto alla loro accettazione: ha fatto sì che quei tratti fossero concepiti come normali, prima ancora che normativi."
Quindi la lingua è cambiata, si specchiata nelle canzoni e la società, a sua volta, ne ha accettato naturalmente i cambiamenti.








Giuseppe Antonelli - Ma cosa vuoi che sia una canzone. Mezzo secolo di italiano cantato

254 pag., € 16,00 - il Mulino (Intersezioni)
ISBN 978-88-15-13406-6



L'autore



21 giugno 2010 Di Grazia Casagrande


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