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Recensione

Sangue di mezz'inverno copertina

Sangue di mezz’inverno, nuovo noir svedese firmato Mons Kallentoft


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Donne e giornalismo d’inchiesta. Un viaggio tra gli elementi fondamentali del noir nordico


"Potrei gridare finché voglio, ma tu non mi sentiresti, quindi non ci provo nemmeno, Malin Fors. Però resto qui accanto a te, ascolto le tue parole, e ti sono grato di tutti i tuoi sforzi, di tutto il tuo impegno. Ma è davvero così importante? Io lo so, chi provava tanto odio. Ma era odio? Forse era disperazione? Solitudine? O rabbia? O curiosità? Un sacrificio? Un errore? O magari qualcosa d’altro, di molto peggiore. Chissà se riesco a farti arrivare le mie parole? Se potessi vorrei che la parola fosse questa: buio. Quel buio che nasce quando l’anima non riesce mai a vedere la luce in un’altra persona, e allora deperisce, e alla fine cerca di salvarsi."

Si coglie fin dai primi capitoli l’impronta inconsueta del romanzo, nei pensieri, nelle riflessioni dei vari personaggi, ma soprattutto in quelle delle vittime, di quelle che hanno deciso di non proferire più parola, tanto atroci le violenze subite, e di quelle che non ne hanno, loro malgrado, più modo, perché quelle stesse efferate brutalità hanno costretto loro alla morte, privandole ormai di ogni possibilità di far sentire la propria voce. I pensieri dei morti tra i vivi.

Linköping, Svezia. Durante uno dei più freddi inverni che il paese ricordi, il corpo di un uomo pende da un albero, morto, non per l’impiccagione, ma per le torture subite. La detective Malin Fors, si trova a dover investigare sul crimine, il crimine commesso su un uomo che è solo un volto, un crimine terminato solo dopo crudeli maltrattamenti e brutalità. La protagonista, una giovane investigatrice di 30 anni, single e con una figlia adolescente, conduce le indagini sul delitto, che, pur avendo le fattezze di un sacrificio pagano - “sacrificio di mezz’inverno” - , nasconde in realtà più cruente violenze e soprusi, consumate ben più a lungo dell’arco di una notte e con maggior risentimento. Le sue scoperte riveleranno un mondo di astio e sdegno, che a sua volta ha generato, e continua a generare, sentimenti ugualmente logoranti, in un circolo vizioso di odio e disprezzo, di emarginazione e solitudine.

È il giallo d’esordio di Mons Kallentoft, Sangue di Mezz’inverno, 300.000 copie vendute in Svezia, stabile in classifica per tre mesi, e tutti gli elementi del noir nordico, che avvince e appassiona. Il racconto, in uscita il 10 giugno con Editrice Nord, si inserisce tra le fila di quel genere che sta coinvolgendo tanti lettori: l’intreccio narrativo, la caratterizzazione dei personaggi, la centralità di personaggi femminili.  Supportato da uno stile narrativo veloce, capitoli brevi e il giusto equilibrio di azione e deduzioni logiche. Tenuto insieme da una narrazione dall’impianto originale e inusuale, in cui tra le riflessioni, i ragionamenti e gli interrogativi dei personaggi, ci si muove tra i vari indizi, alla ricerca della verità.

Ti vedo Malin. È la verità quella che vedi? Ti senti tranquillizzata, o hai paura di quello che sta davanti ai tuoi occhi? Dormirai meglio, la notte? La tua verità è in grado di curare la solitudine, Malin?
Mai vicini abbastanza alla soluzione, una domanda insinua un dubbio, una riflessione ci allontana da quella che sembrava la più plausibile delle spiegazioni. Mille interrogativi ad accrescere le incertezze, bisogna proprio trovare una risposta a tutte le domande?


Mons Kallentoft - Sangue di mezz'inverno
Titolo originale: Midvinterblod
Traduzione di Alessandro Storti
444 pag., 18,60 € - Editore Nord
ISBN 978-88-4291-647-5



L'autore



15 giugno 2010 Di Angela Contigiani

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