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Titolo Ho parato un rigore a Pelé
Dati 128 p.
Prezzo € 10,00
Prezzo IBS € 8,50
Editore Perrone
EAN 9788860041586
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Ho parato un rigore a Pelé: Mondiali di calcio 2010

Gli scrittori italiani e il grande romanzo del calcio

Mondiali di calcio 2010 tra musica cinema e letteratura

«Il senso di ebbrezza che regala una rete decisiva non può finire soltanto perché non si potrà più giocare. Rimarrà il gusto del sapere, il piacere di raccontare come fu che i tuoi campioni piegarono gli altri, la voglia di rievocare un gesto, descrivere un'azione. E circolando di bocca in bocca, aumentate dal senso del proibito, le gesta di una semplice partita di pallone diventeranno storia popolare, epica da tramandare con storie che saranno in tutto e per tutto un mito»

da L'ultima parata del portiere Trusevich, uno dei racconti de L'angelo di Coppi



Se il calcio in Italia è il grande romanzo popolare, chi meglio degli scrittori può provare a spiegarlo? E così ecco raccolti tredici racconti/conversazione di altrettanti intellettuali (scrittori, giornalisti, critici...), di generazioni diverse ma tutti molto conosciuti, che parlano della loro esperienza di giocatori e/o tifosi, insomma che si rapportano, ognuno con il suo stile e il suo carattere con il più popolare e amato degli sport, il calcio appunto.  



Se il rigore sbagliato da Roberto Baggio nella finale dei mondiali contro il Brasile ben 16 anni fa è diventato una leggenda tanto da essere rievocato da uno spot pubblicitario nel 2000, aver suggerito libri e fantasie a scrittori e giornalisti (uno per tutti il libro di Darwin Pastorin, Ti ricordi, Baggio, quel rigore?...), e essere ben presente nella memoria collettiva, come si può non riconoscere ai mondiali un'indiscutibile sacralità?



Ma torniamo agli scrittori italiani e alle loro emozioni calcistiche. Un giudizio ricorrente in molti di loro è il rimpianto per il calcio di qualche decina di anni fa, la nazionale di Bearzot, la vittoria ai mondiali dell'82, quella serietà e semplicità da lavoratori di chi giocava o allenava, senza divismi e senza retribuzioni milionarie. Eppure, nonostante le delusioni, le amarezze di uno sport che si è trasformato in fatto economico, i mondiali mantengono un fascino indiscusso.


Gianrico Carofiglio

Da Gianrico Carofiglio, il magistrato/scrittore da best seller un intenso ricordo dell'ultimo mondiale: «Quando Favio Grosso segna contro la Francia io ho provato qualcosa di molto simile alla felicità. O la felicità stessa, non so. Una sorta di ebbrezza incontenibile. Il segno di una pienezza deflagrante».

«I quattro anni che separano un Mondiale dall'altro sono come una campanella del tempo. È un suono che torna a intervalli regolari, e che ti porta a fare confronti con altri ricordi. Anch'io come tutti, ne ho molti: un viaggio in Inghilterra durante i mondiali del '94, l'estate della maturità, nel '98, quando un professore di matematica si presentò a sorpresa per vedere la partita insieme a noi, la serata dei festeggiamenti dopo la vittoria di Berlino. Ma non sono solo momenti personali, sono momenti in cui si ha una coscienza condivisa, senti che la tua vita e la tua storia privata si misurano con una vicenda collettiva che tutti, molti, ricorderanno», sottolinea Errico Buonanno.


E il bolognese, per nascita e per tifo, Gianluca Morozzi: «Sai che ti dico? Che il calcio è tutto: è metafora, è romanzo popolare, è antologia, è psicodramma. In quella narrazion è racchiuso un senso tangibile. E poi ha la qualità assoluta di produrre giudizi contrastanti. Ognuno la vede come vuole. In ogni partita si sommano innumerevoli storie. E sono storie che pur rimanendo individuali riescono a incastrarsi fra di loro formando una storia collettiva.». 

Dario Voltolini


Ricorrente è il ricordo/mito della Nazionale di Bearzot, leggiamo ad esempio qualche riflessione di Dario Voltolini: «Ecco, quella, in effetti, e anche a ragionarci a tanti anni di distanza, ha tutti gli elementi dell'impresa con la I maiuscola. Ci sono tutte le componenti. Un gruppo ridicolizzato agli occhi dell'opinione pubblica. Prestazioni da serie D. Paolo Rossi che non tocca palloni da due anni. Un portiere baby pensionato. Eppure. Eccoli con la coppa del mondo in mano. Fantastico»


Se per quasi tutti gli scrittori intervistati i Mondiali di calcio rappresentano un rito collettivo di cui si sentono parteicpi, per Gian Paolo Serino invece quelle date sono collegate a personalissime pene amorose: per cui, mai viste le partite, mai tifato per una o l'altra squadra, ma solitarie sofferenze sentimentali.

Antonio Tabucchi


Citare tutti i nomi presenti in questa miniantologia calcistico-letteraria è impossibile, ma non si può, né si vuole, dimenticare le riflessioni del grande Antonio Tabucchi.  
«Attraverso il calcio passa un'identità (tanto è vero che la Lega non tifa per la Nazionale). Così come attraverso l'inno, la bandiera, e una lingua unificatrice, appunto. Elementi nei quali ci si riconosce. Sono patti sociali "taciti". Italia- Germania 4-3 è evidentemente un film davanti al quale ci si sente una comunità. Per cosa? mi chiedo. Per un gioco. Però un gioco è un patto, perché ha delle regole. E allora, da questo punto di vista, tutto è un "gioco", ma è un gioco serio, perché è un patto. E quando lo si accetta, si sta al gioco. In fondo, le leggi e i codici sono basati su questo principio.»


Ho parato un rigore a Pelé. Gli scrittori italiani e il grande romanzo del calcio
128 pag., € 10,00 - Perrone editore
ISBN 978-88-6004-158-6




Gianrico Carofiglio
Quando si formavano le squadre, io ero sempre fuori.
Ugo Riccarelli
Il racconto come moviola
Walter Mauro
La vita reale comincia il martedì
Dario Voltolini
Quando mio padre scoprì Platini
Antonio Pascale
Non sapere cos’è un terzino
Roberto Perrone
Per giocare a pallone si distruggono i garage
Alberto Garlini
I tempi mitici del fútbol bailado
Gianluca Morozzi
Quando segnano gli avversari, io non voglio guardare
Errico Buonanno
Che fine ha fatto quella bandiera della Roma
Raul Montanari
Mia madre è un’interista feroce
Gian Paolo Serino
Gli anni dei Mondiali e le sconfitte amorose
Raffaele La Capria
Non ho mai tifato per Maradona
Antonio Tabucchi
Quando giocavo come ala destra

Conversazioni a cura di Giuseppe Aloe, Paolo Di Paolo e Giorgio Nisini



07 giugno 2010 Di Grazia Casagrande


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