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HOME | lunedì 06 settembre 2010 |
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| Titolo |
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Italian Sharia |
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| Autore |
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Grugni Paolo |
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| Dati |
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203 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 14,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 11,20 |
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| Editore |
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Perdisa Pop |
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| Collana |
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Corsari |
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| EAN |
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9788883724787 |
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Italian Sharia di Paolo Grugni Salone Internazionale del Libro di Torino 2010 Sabato 15 maggio ore 17.00 Le donne musulmane, la sharia e il velo Ne parlano Paolo Grugni, Riccardo Staglianò, Sergio Altieri, Farian Sabahi, Abdel Qader Sumaya. Conduce Gianni Barbacetto Spazio IBS - Padiglione 2 - Stand J126-K125
"Hamed Khelidja vive a meno di un chilometro, non lontano dalla Firenze-mare, ci vado a piedi, il cielo è spaccato in lastre d'azzurro e l'aria è agitata da un sentore di dispiaceri imminenti, un ragazzino con le orecchie incollate alla testa esce in bicicletta dal numero 6, gli chiedo se sa a che piano abita un marocchino di nome Hamed, il ragazzino scatarra per terra, alza le spalle e se ne va."
Di storie sull'immigrazione se ne scrivono tante, spesse volte (troppe) intrise di quel tipo di retorica che va alla ricerca del plauso di certa critica e di certo pubblico. Ciò avviene perché il tema, in Italia specialmente, è scottante e sempre in bella vista nel circuito mediatico nazionale; il timore di essere presi per razzisti è costante e non è facile avventurarsi in certo genere di discussioni senza che qualcuno si domandi: "di destra o di sinistra?". Ci riesce invece egregiamente Paolo Grugni con Italian Sharia, suo quarto romanzo che tira le somme di tutto quel che è stato detto e fatto sinora sulla questione dei migranti e che sbatte in faccia al lettore dei risultati per niente confortanti.
L’attore principale della vicenda – che si svolge nei giorni immediatamente successivi alla morte di Michael Jackson – vive a Prato e lavora nell’ufficio stampa del sindaco. Due giorni a settimana, dopo cena, insegna italiano in una scuola per stranieri di Sesto Fiorentino. Una sera trova ad aspettarlo fuori dall’aula Mila, la moglie di Nicolas, un moldavo che frequenta le sue lezioni. La donna gli chiede aiuto perché suo marito sta male e lo prega di seguirlo al loro appartamento in un palazzo fatiscente abitato da immigrati vicino al campo sportivo. Dopo aver chiamato un suo amico medico per dare la prima assistenza al malato e averlo poi messo su un’ambulanza, il professore se ne va e mentre scende le scale sente un gran trambusto e delle grida in arabo: una ragazza con una macchia bianca sul mento esce di corsa da uno degli appartamenti avvolgendosi un velo intorno al viso e scompare nel buio della notte. Il giorno dopo scopre che è stata uccisa una ragazza marocchina che abitava a Sesto Fiorentino vicino al campo sportivo, e pensa che sia quella incontrata la sera precedente per le scale, ma da una foto trovata su un giornale scopre che non è lei. La giovane morta si chiamava Amina, ed è stata sgozzata dal padre perché non si comportava da buona musulmana. La ragazza incrociata per le scale quella sera è la sorella di Amina, Zahra, e anche lei è in pericolo di vita per lo stesso motivo. Lo zio, Hamed, l’ha portata a Marrakech per sottoporla alla Sharia. A questo punto il professore è deciso a salvare Zahra, in uno sforzo che lo porterà fino in Marocco anche grazie al supporto di Aziz, giovane marocchino conosciuto nel corso della sua indagine che ha promesso di aiutarlo in cambio di un permesso di soggiorno per la sua ragazza.
In continuo contrappunto con le notizie che i Tg di mezzo mondo hanno riportato riguardo alla morte del Re del Pop, convertitosi all’Islam circa un anno prima di morire, Grugni dipinge un’ Italia desolante, fatta di “politici minorati, ladri e bugiardi, corrotti e corruttori, mafia, camorra e ‘ndrangheta, evasione fiscale, incendi, rifiuti e centinaia di animali abbandonati a morire in autostrada”, ma gli altri non sono migliori di noi. A Prato ad esempio, i cinesi sfruttano i propri connazionali pagandoli tre euro all’ora e tenendoli a dormire ammassati in una stanza come le bestie; nei paesi arabi le donne vengono aggredite e insultate per strada se esce loro una ciocca di capelli dallo hijab e si spara sulle scuole dove si svolgono feste tra ragazze e ragazzi perché la promiscuità è immorale.
Il linguaggio è spesso dotto, con termini desueti che costringono di tanto in tanto a levare un po’ di polvere dal vocabolario, altre volte è basso, popolare. Coesistono pacificamente, e insieme arricchiscono la lettura, geniali metafore di cinica poesia e descrizioni esplicite di scene di sesso, senza nessuna remora nell’evocare immagini forti al limite del Bukowski più provocatorio.
La sintassi non è più pensata secondo un ordine gerarchico: quasi sempre le virgole sono usate solo per separare delle frasi paratatticamente accostate, che non dipendono da una reggente né sono necessariamente legate tra loro. L’autore restituisce così la realtà nuda, senza orpelli o giri di parole, facendola sentire in tutta la sua pesantezza. Che a volte è insopportabile.
D’altra parte, secondo la filosofia del protagonista di questo romanzo, scrittore oltre che impiegato e insegnante, “la scrittura deve avere un fondo doloroso, un amore per la distruzione e le cose demolite”. Si può dire che con Italian Sharia l’obbiettivo sia stato raggiunto.
| 10 maggio 2010 | | Di Andrea Montali |
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