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Recensione

Caduta libera copertina

Nicolai Lilin ci racconta la guerra in Cecenia e lo sconvolgente piacere di uccidere in Caduta libera

Si riparla in questi giorni, nella tragica occasione di un attentato terroristico a Mosca, della questione cecena. Si è riaperto uno squarcio su un problema tutt'altro che sopito, ma che crudamente tormenta ancora un intero popolo, quello dei ceceni, e in parte anche, per altri versi, quello russo.
Due "campagne", quelle cecene, violente, insensate come tutte le guerre, in cui chi  partecipa direttamente, in prima persona, rischia di perdere ogni riferimento, ogni motivazione, ogni scintilla d'umanità.
Come racconta il cecchino protagonista del nuovo libro di Nicolai Lilin, un romanzo che narra ciò che si vede osservando il mondo da un mirino.


Nel settembre dell'anno 1999 la Federazione Russa annuncia ufficialmente l'inizio della Seconda operazione antiterroristica nel territorio della Repubblica Federativa della Cecenia e nella zone confinanti con il Caucaso del Nord. Lilin - dopo il successo del suo libro d'esordio, Educazione siberiana, in cui ha descritto, per averla vissuta personalmente, una realtà sociale ai margini dell'impero sovietico che pochissimi conoscevano - racconta quello che hanno vissuto i giovani dell'esercito russo in quel periodo, durante il loro servizio militare obbligatorio; e quello che hanno vissuto i civili, mentre nella loro terra operavano due eserciti nemici.

"Chi ha scritto queste pagine, raccontando ciò che ha vissuto, non è un cecchino. Ma ha fatto il cecchino per due anni di servizio militare in un gruppo d'assalto dell'esercito russo durante la Seconda campagna cecena.
Non sempre si è ciò che si fa.
L'uomo dovrebbe essere più di ciò che fa.
Ma ciò che fai può essere così orribile da cambiare ciò che sei: un uomo.
La guerra che in queste pagine vedi - perché l'equipaggiamento simbolico di Lilin è soprattutto visivo, come quello della gran parte di noi - non ha orizzonti, né ideologie, né complesse visioni del mondo. Tutto è ravvicinato come attraverso il cannocchiale di un fucile di precisione. Ma è proprio tale assenza di prospettiva a rendere queste pagine terribili più grandi degli eventi che raccontano. Così, la guerra che vedi non è solo quella cecena, ma è la guerra come la si combatte oggi in ogni parte del mondo. Quella senza politica, senza dichiarazioni ufficiali, senza il teatro dei media. Ma con tutta la tecnologia disponibile. E ogni tecnologia - se togli l'uomo come accade in guerra, se togli non solo la pietà ma anche l'etica - si riduce a strumento bellico.
Il gruppo di sabotatori raccontato da Lilin con un aurorale talento di narratore non si trova su un fronte, ma nel caos dell'azione in prima linea o dietro le linee nemiche. Gli uomini sono per lo più arruolati contro la propria volontà e combattono per la propria sopravvivenza contro il nemico e contro i traffici del proprio Comando. Fra le case, nei cortili, sul fianco di una collina, nelle fogne o all'interno di una moschea.
I nemici sono semplicemente gli «arabi» - come vengono chiamati senza distinzioni e in un assurdo guazzabuglio «ceceni, musulmani, afghani, talebani, terroristi o combattenti di qualunque fede politica» - che bisogna annientare senza pietà ma soprattutto senza esitare, pena la vita.
L'unica lealtà possibile è quella primitiva verso il compagno nel gruppo assediato dal mondo di fuori. Si uccide con armi ad alto potenziale o di precisione, ma anche con il pugnale o con una pistola appoggiata alla nuca. E il corpo del nemico fatto a pezzi diventa manichino. Chi lo guarda, per poter sparare meglio si è appena trasformato in una pietra senza respiro e senza vita e ora posa su di esso uno sguardo estetico. E tu capisci che l'uomo non c'è più. Provi orrore quando Lilin non confessa, ma semplicemente dice di aver provato piacere a uccidere, la «gioia» dell'assassino addirittura, ma ti rendi conto di essere di fronte a un frammento di verità.
Ogni guerra, qualsiasi guerra se la vedi senza i filtri dei princìpi o delle ideologie, è come questa.
Ed è così per le vittime come per i carnefici. Porta l'uomo oltre l'uomo, sì, al di là del bene e del male.
Tutto il resto è letteratura."

Nicolai Lilin - Caduta libera
300 pag., 21,00 € - Edizioni Einaudi 2010 (Supercoralli)
ISBN 978-88-06-20063-3



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01 aprile 2010 Di G.M.

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