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HOME | domenica 27 maggio 2012 |
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| Titolo |
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Tangenziali. Due viandanti ai bordi della città |
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| Autore |
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Biondillo Gianni; Monina Michele |
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| Dati |
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308 p., ill., brossura |
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| Prezzo |
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€ 17,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 17,00 |
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| Editore |
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Guanda |
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| EAN |
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9788860884503 |
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Tangenziali. Due viandanti ai bordi della città di Gianni Biondillo e Michele MoninaMilano, è una città di frontiera
"La pianura lombarda viene divorata di 100 metri quadrati al minuti. È il prezzo dello sviluppo, dirà qualcuno. Ma c'è un ma: il territorio, prima o poi, finisce. E a quel punto con c'è reversibilità. Anche se avessimo (e non l'abbiamo) una bacchetta magica che faccia sparire d'incanto l'inutile cubatura che abbiamo riversato sul nostro stivale, non c'è modo di tornare indietro: la Pianura padana non avrà più le condizioni per essere fertile così come la conosciamo, il paesaggio non potrà più essere quello che era e i tondini d'acciaio non si possono fare in brodo. Un paese incapace di essere autonomo dal punto di vista alimentare è destinato alla sudditanza. O al suicidio. "
Si chiama psicogeografia la disciplina a cui fanno riferimento i due autori, ma per i lettori si chiama "libro da leggere con piacere, interesse e curiosità", che si sia o non si sia milanesi. Due viandanti decidono di fare a piedi le tangenziali che circondano in modo piuttosto discontinuo Milano: sono pazzi? sono degli aspiranti suicidi? No, semplicemente Biondillo è riuscito a convincere Monina (molto restio a farsi quasi 100 km. a piedi) che non si può scrivere un libro se non si sperimenta davvero l'argomento che verrà trattato e sicuramente percorrere in auto le tangenziali milanesi è esperienza diversa che farsi a piedi sotto il sole estivo, tra il frastuono delle macchine, respirando smog e inquinamento, quello stesso percorso.
Convincente lo è stato davvero se il libro nasce proprio da quelle camminate e ha avuto ragione nel sostenere le sue tesi perché le esperienze che ci raccontano, a capitoli alterni, i due autori non sarebbero mai state possibili in un paio d'ore di macchina.
A capitoli alterni, si diceva, e con emozioni e sensazioni spesso opposte. Da marchigiano Monina osserva il "brutto" che lo circonda (il "paese" che sta attraversando è per definizione Inculonia) sempre con un certo disgusto e lo descrive in modo che spesso fa ridere in modo convulso anche il lettore più disincantato. I milanesi non possono offendersi: ha quasi sempre ragione (il quasi è aggiunto perché chi scrive è milanese). I non milanesi potranno sentire tutta la rivalsa nei confronti dei milanesi sbruffoni.
Biondillo, da milanese, guarda con occhio diverso quello che lo circonda, e in più c'è un aggravante: osserva costruzioni e ambiente circostante con l'occhio dell'architetto, un architetto che è anche un intellettuale... Non si pensi però che i suoi capitoli siano "noiosi" tutt'altro, sono ricchi di informazioni e di considerazioni che ognuno sentirà di scoprire o di condividere e poi l'ironia, talvolta il sarcasmo di Gianni sono noti a tutti i suoi lettori (e chi non lo è, farà bene a porre rimedio a questa lacuna).
Ma torniamo al tema del libro: le tangenziali di Milano, precisamente le tre tangenziali, la Est, la Ovest e la Nord che non sono tra loro collegate (la Sud non esiste). Sono cosa diversa dal Grande Raccordo Anulare, proprio perché non circondano con un anello perfetto la città, quindi ben lontane anche dalla London Orbital: riferimento del tutto incongruo, purtroppo per Monina, il libro omonimo di Iain Sinclair... Percorrerle è perciò un po' più complicato. Naturalmente, proprio perché proibito e perché i due viandanti non tentano i suicidio, il percorso costeggia quello delle tangenziali e avviene lungo sentieri che tagliani i campi o strade laterali di paesi dell'hinterland milanese.
Ogni giorno partono dallo stesso posto, la pasticceria Vecchia Sicilia, nella zona est della città (ed è proprio la Tangenziale Est quella percorsa per prima) per poi rientrare la sera a casa, come spesso viene sottolineato, piuttostostremati. Hanno spesso anche dei compagni di viaggio, pazzi direte!, per lo più cantanti che in qualche modo hanno una relazione con questo cammino/pellegrinaggio.
Ma al di là del tono divertente e spesso scanzonato del libro, cosa che rende piacevolissima la lettura, ecco che cosa si riesce a trarre diario di viaggio dei due autori. Una piccola notazione: quando Monina parla del Corvetto e cita i funerali di Ivan Della Mea, dice che si svolgono alla Casa del Popolo di Zona: errore (forse voluto?): si tratta dell'Arci Corvetto, il mitico Arci fondato proprio da Ivan Della Mea. L'ultimo articolo scritto da Ivan su il manifesto, pochi giorni prima di morire, era intitolato proprio "L'Arci Corvetto che nel cor mi stava", sottolineando con quell'imperfetto il nuovo clima un po' berlusconiano che si respira anche là. ma torniamo ai nostri due viandanti. Osservare la città dai suoi confini estremi, fa vedere con chiarezza le tante trasformazion iche in modo rapido, quasi improvviso, gli ultimi decenni hanno apportato. La città industriosa e industriale è sparita: alcune fabbriche dismesse sono ancora lì, a testimoniare il passato; più spesso la cementificazione abitativa, i palazzinari lombardi, la speculazione, ecc. ecc., ha costruito al loro posto grandi palazzi, spesso brutti, e talvolta ha cercato di rendere, con efficace termine milanese, "fighetta" la zona che, come un'oasi nel deserto, è circondata dal nulla. Per capire rapidamente le trasformazioni culturali della Milano di oggi, è sufficiente leggere due pagine (la 156 e la 157) di questo libro, scritte da Biondillo per ricordare Ivan Della Mea.
Qui ci sono i simboli dell'età berlusconiana: la grande torre di Mediaset, a Cologno, visibile da lontano, kitsch nel suo ingresso, imponente e invasiva nel contesto è abbastanza esplicita nel diffondere la cultura da televisione commerciale già nel suo presentarsi. Ci sono poi le tracce, numerose e discrete, dei nuovi cittadini, i nuovi milanesi, venuti qui a cercare lavoro che noi della Milano "dal cuore in mano" abbiamo internato per anni in via Corelli (Un giorno dovremo spiegare ai nostri figli di questi nuovi milanesi che abbiamo internato come fossero tutti colpevoli della peggiore delle infamie, la povertà) o abbiamo lasciato sopravvivere, dormendo in macchina o in baracche gelide o torride a seconda della stagione, per poi attraversare i campi all'alba e andare al lavoro, raccolti nelle zone periferiche dai nuovi caporali. Si potrebbe proseguire nell'evidenziare le varie riflessioni su cui soffermarci che i due autori, ognuno con uno stile e diverse modalità comunicative, propongono al lettore, ma mi sembra già chiaro come e perché questo libro sia rivolto a tutti, ma proprio a tutti gli italiani e come Milano e le sue tangenziali siano solo un simbolo dei cambiamenti socio-culturali del nostro Paese. I tre temi che prima ho citato non sono assolutamente solo milanesi, anche se il capoluogo lombardo è un po'... un'avanguardia/retroguardia nazionale.
Gianni Biondillo e Michele Monina - Tangenziali. Due viandanti ai bordi della città 308 pag., € 17,00 - Guanda ISBN 978-88-6088-450-3
| 05 marzo 2010 | | Di Grazia Casagrande |
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