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Recensione

Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? copertina

Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? di Jonathan Safran Foer

"Mark Twain diceva che smettere di fumare è tra le cose più facili che una persona possa fare: lui smetteva in continuazione.
Io aggiungerei il vegetarianismo alla lista delle cose facili da fare."





Quando qualcuno afferma di essere vegetariano la tipica domanda che si sente rivolgere è: perché? Jonathan Safran Foer nel suo ultimo libro Se niente importa rovescia la domanda e ci chiede: perché mangiamo gli animali? Dall'argomento potrebbe sembrare un libro retorico, magari supponente. Niente di meno vero: la leggerezza e l'umorismo della sua scrittura di narratore si ripropone anche in queste pagine, che da saggio si trasformano in trascinante racconto.

Se niente importa è un libro sulla carne, ma è soprattutto, a detta dell’autore, un libro sulla famiglia: c’è il ricordo della baby sitter che non mangiava il pollo, c’è il cane George e soprattutto c’è la nonna, miracolosamente scampata all’Olocausto, che Foer considerava la migliore delle cuoche: «credevamo nella sua cucina più fermamente di quanto credessimo in Dio». Quando sua moglie è rimasta incinta del loro primo figlio, lo scrittore ha messo da parte la narrativa per dedicarsi in modo più serio al problema dell’alimentazione, perché la nascita di un bambino necessitava «una storia diversa»: è nato così Eating Animals, un libro che negli Stati Uniti ha portato anche alla nascita di un sito web di discussione e confronto.

Foer ha passato in rassegna le abitudini degli americani: quarantasei milioni di famiglie possiedono cani e trentotto milioni hanno in casa dei gatti. Le spese per nutrire, lavare e vezzeggiare gli animali da compagnia sono incredibilmente alte (si calcola che arrivino a trentaquattro miliardi di dollari l’anno). Ma quelle stesse famiglie, così sollecite nei confronti dei loro cani e gatti, la sera si riuniscono a tavola intorno a un pollo arrosto o a uno spezzatino, incuranti delle sofferenze che quegli animali hanno patito prima di finire sul loro piatto. Come si spiega questa contraddizione?


© Matt Groening
I libri sui Simpson nel catalogo di Wuz

Forse, pensa Foer, i mangiatori di carne non sanno esattamente quello che succede a mucche, maiali e polli negli allevamenti industriali, che sono rigorosamente chiusi al pubblico. E lo scrittore prova a spiegarlo, senza risparmiare dettagli raccapriccianti. Tanto per dare un’idea, i polli sono ammassati a migliaia in capannoni senza finestre, e prima di essere macellati vengono legati per i piedi, appesi a un nastro trasportatore e immersi in un bagno elettrico. Anche i maiali sono costretti a vivere in gabbie minuscole, in più devono subire l’amputazione della coda e dei testicoli senza anestesia. Tutti gli animali, poi, sono allevati per fornire la maggiore quantità di carne nel minore tempo possibile, e spesso diventano così pesanti da non sopportare il loro stesso peso.


Il discorso contro gli allevamenti industriali non riguarda solo il benessere degli animali ma anche quello dell’uomo: mangiare un pollo cresciuto in gabbia e imbottito di sostanze chimiche, oltre a essere moralmente discutibile è anche profondamente pericoloso per la nostra salute: secondo alcune indagini, la carne proveniente da allevamenti industriali renderebbe i nostri antibiotici meno efficaci, e sarebbe un fattore decisivo nella generazione della febbre aviaria e suina.
Inoltre, secondo Foer,  non mangiare carne è una scelta che va anche a vantaggio dell’ambiente: gli allevamenti intensivi sarebbero responsabili dell’inquinamento del nostro pianeta e costituirebbero addirittura la prima causa del surriscaldamento globale.
Da non sottovalutare, infine, anche il fattore economico: si calcola infatti che con le produzioni di verdura e cereali destinate all’alimentazione del bestiame si potrebbe addirittura risolvere il problema della fame nel mondo, con un apporto proteico superiore a quello fornito dalla carne.




È difficile restare insensibili alle argomentazioni di Foer, ma è altrettanto difficile pensare che le nostre abitudini alimentari siano così sbagliate. In altre parole, è davvero possibile eliminare la carne dal proprio menu senza incorrere in scompensi di qualche tipo?
Intanto bisogna fare una differenza fra diversi regimi vegetariani: la dieta vegetariana vera e propria si riferisce a quelle persone che non mangiano la carne ma si nutrono di prodotti derivati come le uova e il latte, mentre la dieta vegana è una variante più drastica, e riguarda quelle persone che assumono esclusivamente alimenti vegetali, bandendo latticini e uova dalla loro alimentazione.




Secondo alcuni pareri la dieta vegetariana sarebbe più salutare della dieta onnivora, perché la carne risulterebbe responsabile di problemi cardiaci, ipertensione, obesità e tumori… Malattie che sembrano avere un minore impatto sui vegetariani, a patto che essi siano in grado di fornire al loro organismo il corretto apporto proteico: le principali mancanze a cui può andare incontro un vegetariano sono il ferro e la vitamina B12, a queste i vegani devono aggiungere il calcio e la vitamina D. Alcuni nutrizionisti sono convinti che queste carenze possano essere recuperate bilanciando nel modo giusto verdure, legumi, soia e cereali, in modo da avere un mix di proteine pari a quello fornito dalla carne.


I carnivori, dal canto loro, affermano che l’uomo si è evoluto mangiando la carne, e che quindi non c’è alcun motivo di smettere; e per quanto riguarda l’uccisione degli animali ribattono che anche nella savana il predatore uccide la preda, e modificare questa legge primordiale significherebbe andare contro natura. A loro sostegno hanno le opinioni di altri nutrizionisti, secondo i quali la carne non può essere eliminata dalla dieta né sostituita, e tanto meno si può rinunciare a prodotti come il latte e le uova, specialmente durante l’infanzia e l’adolescenza. Secondo questa scuola di pensiero è importante avere una alimentazione completa, senza eccedere con nessun alimento. C’è anche chi suggerisce una diminuzione nel consumo di carne, soprattutto rossa, ma senza arrivare alla sua totale eliminazione.

Vegetariani famosi si dice che siano stati Seneca, Leonardo da Vinci, Einstein e persino Pitagora.
Tra gli scrittori i più noti forse Tolstoj e George Bernard Shaw.
Oggi portano avanti questa scelta con grande convinzione personaggi come Jovanotti, Red Ronnie, Brigitte Bardot, Kim Basinger, Richard Gere, Paul McCartney, Leonard Cohen e Morrissey, il cantante degli Smiths, che ha intitolato il secondo album della band Meat Is Murder. Anche Franco Battiato, vegetariano convinto, ha scritto una canzone contro il consumo di carne intitolata Sarcofagia. Una credenza molto diffusa dice che i vegetariani, non assumendo carne, sarebbero persone tendenzialmente più calme e pacifiche, e in questi casi viene citato come esempio il mahatma Gandhi. Ma i carnivori ribattono con un controesempio schiacciante citando un altro vegetariano famoso: Adolf Hitler…


È un dibattito potenzialmente senza fine, e nessuna delle due parti sembra volersi arrendere. Ma c’è un punto sul quale vegetariani e carnivori sono generalmente d’accordo: al di là delle scelte personali, tutti gli animali hanno diritto a condizioni di vita dignitose prima di essere eventualmente serviti a tavola.
E il merito di Jonathan Safran Foer è stato proprio quello di rompere il segreto professionale degli allevamenti industriali, e di metterci di fronte alla realtà dei fatti. Per consentirci se non altro di fare scelte più consapevoli.


Jonathan Safran Foer - Se niente importa
378 pag., € 12,60 - Guanda 2010 (Biblioteca della Fenice)
ISBN 978-88-60-88113-7



Un estratto


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Quando seppi che sarei diventato padre venni colto da impulsi inattesi. Mi misi a riordinare la casa, a sostituire lampadine fulminate da tempo immemore, a lavare i vetri e ad archiviare carte. Feci riparare gli occhiali, comprai una decina di paia di calze bianche ...


L'autore



22 febbraio 2010 Di Michela Piattelli

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