|
|
 |
|
| |
HOME | venerdì 10 febbraio 2012 |
 |
|
|
|
|
|
 |
|
 |
 |
 |
|
 |
|
|
 |
 |
 |
 |
 |
| Titolo |
 |
Istanbul |
 |
| Autore |
|
Pamuk Orhan |
|
| Dati |
|
388 p., rilegato |
|
| Prezzo |
|
€ 18,50 |
|
| Prezzo IBS |
|
€ 15,73 |
|
| Editore |
|
Einaudi |
|
| Collana |
|
Supercoralli |
|
| EAN |
|
9788806178994 |
 |
 |
 |
|
|
 |
Orhan Pamuk
Istanbul "Talvolta la città si trasforma in un luogo completamente diverso. Le strade familiari prendono all'improvviso un colore nuovo. La folla, come sempre misteriosa, sembra camminare sui marciapiedi senza scopo, da secoli. Tutti i parchi si trasformano in terreni fangosi e sgradevoli, e le piazze piene di lampioni e cartelloni pubblicitari in luoghi ordinari coperti di cemento armato: la città allora è un posto terribilmente vuoto come la mia anima. La sporcizia delle strade secondarie, il tanfo emanato dai bidoni della spazzatura, i buchi, le salite e le discese interminabili sulle vie e i marciapiedi, tutto quel disordine, quel caos e quel subbuglio che fanno di Istanbul la vera Istanbul, mi danno la sensazione che, non la città, ma la mia anima e la mia vita siano insufficienti, tremende e piene di difetti. Sembra che Istanbul sia un castigo che merito, e io sia una creatura che la insozza."
In questo frenetico vortice temporale che tutti ci trascina e che obbliga a occuparsi sempre più delle novità, delle ultime uscite, anzi, delle ultimissime, ancor meglio delle anticipazioni di titoli che ancora devono arrivare nelle librerie, ecco finalmente il giusto momento per ripescare un libro pubblicato già da qualche mese, più esattamente nel marzo di quest'anno, da Einaudi. L'occasione è di quelle straordinarie: l'attribuzione all'autore del premio Nobel per la Letteratura 2006.
Tanto si è detto e scritto su Orhan Pamuk in questi anni, per la sua eccezionale qualità di narratore e per il suo coraggio di uomo, pronto ad affrontare anche una condanna pur di affermare con chiarezza le sue idee sulla storia e sul passato della Turchia, in particolare sulla strage degli armeni compiuta con l'appoggio del potere tra il 1915 e il 1916. Amare il proprio paese non vuol dire accettarne tutti gli aspetti, condividerne le scelte politiche in toto, ma vuol dire anche saper criticare costruttivamente, quando necessario, e così Pamuk ha fatto. Quanto ami il suo paese e la città in cui è nato, Istanbul, si capisce leggendo questo libro autobiografico, denso di ricordi e di passioni, di disincanto e di curiosità, di amore e di delusione.
 | | Orhan Pamuk con i genitori e il fratello maggiore | Anche chi non ha mai visto questa città, non ha vissuto quegli anni o non è mai stato in Turchia viene trascinato, a volte "a forza", nelle strade di Istanbul, nei suoi palazzi e proprio in quel periodo storico. Come sanno fare solamente i grandi scrittori siamo coinvolti dai piccoli fatti quotidiani come dai grandi eventi storici, descritti con straordinaria lucidità. Il libro si apre con la prima infanzia dello scrittore, nell'immediato dopoguerra, illustrata con numerose fotografie di famiglia che ricordano quelle di tanti di noi, nati negli anni Cinquanta. Di famiglia benestante, Pamuk narra un'infanzia essenzialmente serena, anche se non mancano i momenti di tristezza e malinconia, in una città come una "fotografia in bianco e nero, un mondo semibuio e grigio, almeno io me la ricordo così". Con una preferenza per le luci e gli odori delle stagioni fredde: "ancor oggi rimango a osservare i pomeriggi che arrivano presto, gli alberi senza foglie che tremano nel vento, gli uomini con giacche e cappotti neri, sulle strade semibuie, che tornano a casa in fretta, nelle giornate di fine autunno o inizio inverno".
E ancora, "il senso di sconfitta e smarrimento che negli ultimi centocinquant'anni è sceso lentamente sulla città mostra ovunque, dai panorami in chiaroscuro ai vestiti dei suoi abitanti, i segni della miseria e della rovina". Nel personale la storia continua con la scuola, la lettura che apre un mondo, le amicizie, la famiglia allargata di Palazzo Pamuk e i litigi dei genitori. Nel pubblico con le vicende degli scrittori, le curiosità sulla città e la sua storia, la crisi culturale. E ancora i fallimenti economici del padre, i tanti traslochi, il Bosforo e il forte legame con il mare, le vecchie case di legno che bruciano, le automobili che finiscono accidentalmente nelle fredde e profonde acque dello stretto, il pittoresco nei sobborghi, i suoi disegni di Istanbul, il rapporto di rivalità con il fratello e poi la sua partenza per gli Stati Uniti, il primo amore, la confidenza con la madre, la fiducia nell'avvenire e la certezza di diventare uno scrittore.
 | | Il Bosforo | Con occhi disincantati, ma con i sentimenti di un uomo che in questo luogo è cresciuto, ha a lungo vissuto, amato, dipinto e infine scritto, Pamuk nel frattempo racconta la sua città, che vorrebbe diversa, della quale vede ogni difetto e ogni pregio, ma nella quale, soprattutto, legge tutte le nostalgie del passato: "I branchi di cani nelle strade su cui scrissero, con lo stesso entusiasmo, tutti i viaggiatori occidentali che vennero in città nel XIX secolo, da Lamartine a Nerval a Mark Twain, alimentano in me questo sentimento di bianco e nero, e lo caricano di tensione. Questi cani tutti uguali, senza un colore troppo marcato, che girano in città ancora liberi e forti, ci ricordano che, nonostante i tentativi di occidentalizzazione e modernizzazione, i colpi di stato, la disciplina scolastica e la campagne di riforme, nei più profondi meandri di Istanbul circolano ancora, come mine vaganti, più che l'autorità del potere, vanità, indifferenza e sentimenti di nostalgia." Titolo originale: Istanbul. Hatiralar ve Sehir Traduzione di Semsa Gezgin Cura editoriale di Walter Bergero
Le prime pagine
Capitolo primo Un altro Orhan
Fin da bambino, per tanti anni ho creduto che vivesse un altro Orhan, del tutto simile a me, un mio gemello, uno completamente uguale a me, in una strada di Istanbul, in un'altra casa simile alla nostra. Non mi ricordo dove e come ebbi per la prima volta questo pensiero. Molto probabilmente, il pensiero si era inciso dentro di me alla fine di un lungo processo, tessuto di incomprensioni, coincidenze, giochi e paure. Per poter spiegare cosa provavo quando questa idea mi balenava nella testa, devo raccontare uno dei primi momenti in cui l'avvertii nella sua forma più evidente.
 | | Una veduta di Istanbul | A cinque anni, a un certo punto ero stato mandato in un'altra casa. I miei genitori, dopo la loro separazione, si erano incontrati a Parigi e avevano deciso di lasciare me e mio fratello a Istanbul, ma divisi. Mio fratello era rimasto a Palazzo Pamuk, a Nisantasi, con la nonna paterna e il resto della famiglia. Io invece ero stato mandato dalla zia materna, a Cihangir. Su una parete di questa casa, dove sono sempre stato accolto con affetto e sorrisi, c'era la fotografia di un bambino piccolo, in una cornice bianca. Ogni tanto, ia zia o mio zio, indicando la fotografia, mi dicevano sorridendo: «Guarda, quel bambino sei tu». Questo bambino grazioso, dagli occhi grandi, sì, mi somigliava un po'. Anche lui aveva in testa uno di quei berretti che portavo io quando si usciva. Ma al tempo stesso sapevo che non ero esattamente io. (In realtà la fotografia era una riproduzione kitsch, comprata in Europa). Poteva il bambino essere l'altro Orhan cui pensavo sempre, che viveva in quell'altra casa? Adesso anch'io avevo iniziato a vivere in un'altra casa. Era come se fossi stato obbligato ad andare in un'altra casa per poter incontrare il mio simile che viveva da un'altra parte a Istanbul, ma io non ero affatto contento di questo incontro. Volevo tornare a casa mia, a Palazzo Pamuk. Quando mi dicevano che era mia quella fotografia sul muro, nella mia mente tutto si confondeva: io, la mia fotografia, la fotografia che somigliava a me, il mio simile, le immagini di un'altra abitazione si mescolavano e volevo tornare a casa e restare per sempre lì, in mezzo alla mia famiglia. Il mio desiderio si realizzò e poco tempo dopo tornai a Palazzo Pamuk. Ma l'idea di un altro Orhan che viveva in un'altra casa a Istanbul non mi abbandonò mai. Durante l'infanzia e l'adolescenza, questo pensiero affascinante fu sempre presente in una parte della mia testa che potevo raggiungere con facilità. Nelle sere invernali, camminando per le strade di Istanbul, rabbrividivo al pensiero che in una delle case che mi scorrevano a fianco, con le pallide luci arancioni a illuminare le stanze dove immaginavo che persone felici e serene conducessero un'esistenza tranquilla, vivesse l'altro Orhan. Con il passare degli anni quest'idea si è trasformata in una fantasia, e la fantasia in una scena da sogno. Nei miei sogni, a volte incontravo - gridando quasi fosse un incubo - l'altro Orhan, sempre in un'altra casa, e ci guardavamo in silenzio con una freddezza stupefacente e spietata. Allora abbracciavo ancor più stretto, nel dormiveglia, il mio cuscino, la mia casa, la nostra strada, il luogo in cui vivevo. Invece, quando mi sentivo infelice, cominciavo a fantasticare di andare in un'altra casa, in un'altra vita, nel posto in cui viveva l'altro Orhan, e poi credevo di essere l'altro Orhan e mi distraevo con i suoi sogni di felicità. E questi sogni mi rendevano così felice che non c'era bisogno di andare in un'altra casa. Siamo arrivati al tema centrale: dal giorno in cui sono nato, non ho mai abbandonato le case, le strade, i quartieri dove ho vissuto. So che il fatto che dopo cinquant'anni (nonostante abbia abitato anche in altri luoghi di Istanbul) io viva ancora a Palazzo Pamuk, nel posto in cui mia madre mi prese in braccio per farmi vedere per la prima volta il mondo e dove vennero scattate le mie prime fotografie, ha un legame con l'idea dell'altro Orhan in un altro luogo di Istanbul, come una forma di consolazione. E sento che quello che rende speciale la mia storia per me, e attraverso di me per Istanbul, consiste nel fatto di essere rimasto sempre nello stesso posto, anzi per cinquant'anni sempre nella stessa casa, in un secolo contraddistinto da tanta emigrazione, e dalla potenza creativa che ne segue. «Esci un po' fuori, va' in altri luoghi, viaggia», diceva mia madre con tristezza.
© Giulio Einaudi editore
Pamuk Orhan - Istanbul 388 pag., 18,50 € - Edizioni Einaudi 2006 ISBN 9788806178994
| 16 ottobre 2006 | | Di Giulia Mozzato |
Condividi su: |
 |
|
 |
|
|
|
 |
|
 |
|
Copyright © 1996/2012 Internet Bookshop Italia, tutti i diritti riservati.
Wuz è un marchio registrato.
Internet Bookshop Italia è una società di Giunti & Messaggerie
Internet Bookshop Italia S.r.l.
Sede Legale Via Giuseppe Verdi n.8 - 20090 Assago MI
Reg. Imprese di Milano 12252360156
CCIAA Milano 1542508
P.IVA 12252360156
Capitale sociale € 500.000 i.v.
Licenza SIAE n. 513 / I / 06-359.
|
Concessionaria di pubblicità MYads.it
Con la collaborazione di Argentovivo per il settore editoria libraria
Dati audience certificati Audiweb
Eventuali comunicazioni e segnalazioni utili possono essere inviate alla redazione
Alcune foto presenti su Wuz.it sono state prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio.
Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che provvederà prontamente alla rimozione delle immagini utilizzate.
|
|
|