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RECENSIONE

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Titolo L'attentatrice
Autore Khadra Yasmina
Dati 232 p., brossura
Prezzo € 9,50
Prezzo IBS € 8,08
Editore Mondadori
Collana Piccola biblioteca oscar
EAN 9788804572053
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Yasmina Khadra

L'attentatrice


"Oggi tocca a me reggere il colpo. Ho creduto che il cielo mi crollasse addosso quando hanno sollevato il lenzuolo sui resti di Sihem. Eppure, paradossalmente, non ho pensato a niente."

“Vento di Dio”: è questo il significato della parola kamikaze ma, abituati alle frequenti notizie di stragi compiute da kamikaze, ce lo eravamo dimenticati, come ci eravamo dimenticati l’eccezionalità di queste imprese in origine, missioni suicide di piloti giapponesi contro la marina americana durante la seconda guerra mondiale. Come bombe con le ali, sacrifici immolati sull’altare della divinità imperiale.
Il romanzo di Yasmina Khadra (il cui vero nome è Mohamed Moulessehoul) prende l’avvio da un’impresa kamikaze a Tel Aviv: qualcuno si è fatto esplodere in un ristorante, è stata una strage, molti i morti giovanissimi - c’era una festa di compleanno -, confusione e superlavoro all’ospedale dove si opera senza sosta, senza neppure il tempo di provare pietà. La voce narrante è del dottor Amin Jaafari, un arabo israeliano che, dopo le ore interminabili passate in camera operatoria, ritorna a casa sfinito per essere risvegliato da una telefonata: lo vogliono in ospedale, subito, non gli dicono il perché. Perché deve riconoscere quello che resta del corpo della moglie: è lei che si è fatta esplodere causando la strage.

 E Amin Jaafari va in pezzi, tutta la sua vita si sgretola, quello per cui ha lottato perde significato, oppure lui è incapace di ritrovarne il senso. Un arabo in Israele - quando succedono cose come quello che è appena accaduto, ogni arabo è sospetto, serpeggia la diffidenza anche tra i colleghi e i conoscenti, lui non è più lo stimato medico che ha salvato tante vite. È prima di tutto un arabo, un possibile terrorista, o un sostenitore di terroristi. Il racconto di Amin Jaafari diventa quello di una duplice sofferenza, quella personale di chi ha è stato deprivato dell’identità costruita con fatica negli anni e quella del marito e amante che non solo ha perso fisicamente la sua donna ma dubita anche di averla mai conosciuta. Chi era in realtà Sihem? Fingeva quando sembrava felice? Chi o che cosa l’aveva spinta ad avvicinarsi al movimento estremista?      

Amin Jaafari si sente ferito nell’orgoglio, si sente tradito: per una causa? O per un amante? E non sa quale sarebbe più bruciante. E inizia il viaggio. Viaggio in senso letterale, verso Betlemme e Nazareth e Jenin, dove si annidano i terroristi. E viaggio nel mondo a cui apparteneva una volta e da cui si è allontanato, dicendosi che l’integrazione era la soluzione. E viaggio nel suo passato, un ritorno alla terra e alla casa della sua famiglia. Obbligato ad immedesimarsi nello squallore e nell’umiliazione quotidiana. Cercando di capire come Sihem abbia scelto di rifiutare gli agi e i privilegi per passare dalla parte degli oppressi. Con la domanda assillante di fondo: lui che è un medico e che ha scelto di dedicare la sua vita a salvare la vita altrui, può ammettere una lotta che distrugge la vita indiscriminatamente?

Un tema rischioso da svolgere in un romanzo senza cadere negli schematismi del manicheismo, e Yasmina Khadra riesce ad evitarli, anche se, dei due personaggi principali, è più riuscito quello del medico che si interroga e si sforza di comprendere che quello della donna che si sacrifica spinta da una passione difficile da sondare.  E quello che alla fine appare chiaro è che violenza genera violenza, in una catena senza fine.  

Sul sito di RadioAlt potete ascoltare un'intervista all'autore.


Le prime pagine

Non ricordo di aver sentito l'esplosione. Forse un sibilo, come il fruscio di una stoffa che viene lacerata, ma non ne sicuro. La mia attenzione era rapita da quella specie di divinità intorno alla quale sciamava una turba di devoti, mentre la guardia pretoriana cercava di aprirle un varco fino all'automobile. «Fate passare, per favore. Per favore, scansatevi.» I fedeli sgomitavano per vedere lo sceicco da vicino e sfiorare un lembo del kamis. Il vecchio osannato si voltava ora qua ora là, per salutare un conoscente o ringraziare un discepolo. Nel volto ascetico brillava uno sguardo tagliente come la lama di una scimitarra. Invano ho cercato di divincolarmi dai corpi in estasi che mi stritolavano. Lo sceicco sì è infilato nell'auto, ha agitato dietro il vetro blindato mentre le due guardie del corpo prendevano posto accanto a lui... Poi più niente. Qualcosa ha solcato il cielo ed è balenato in mezzo alla carreggiata come un lampo; l’onda d'urto mi ha colpito in pieno, disperdendo l’assembramento che mi teneva prigioniero della sua frenesia. In una frazione di secondo il cielo è crollato e la strada, un attimo prima gravida di fervore, si è ritrovata sottosopra. Il corpo di un uomo o meglio di un ragazzino, ha attraversato il mio smarrimento come un flash senza luce. Cos'è successo?... Una valanga di polvere e fuoco mi afferra e mi scaglia in mezzo a mille schegge. Ho la vaga sensazione di sfilacciarmi e dissolvermi nel soffio dell’esplosione... A pochi metri - o forse ad anni luce - la macchina dello sceicco sta bruciando. Tentacoli voraci la avvolgono, diffondendo nell'aria lo spaventoso odore della cremazione. Il loro crepitare deve essere terribile, ma non lo percepisco. Una sordità fulminante mi ha sottratto al frastuono della città. Non sento nulla; non provo nulla; non faccio che fluttuare, fluttuare. Volteggio per un'eternità prima di cadere a terra, rintronato, stracciato, ma stranamente lucido, gli occhi più grandi dell'orrore che si è abbattuto sulla strada. Nel momento in cui tocco il suolo tutto s'immobilizza; le fiammate sulle lamiere contorte, i proiettili, il fumo, il caos, gli odori, il tempo... Solo una voce celestiale, sovrastando il silenzio insondabile della morte, canta un giorno torneremo nelle nostre case. Non è proprio una voce: assomiglia a un fruscio, a un fremito,.. La testa rimbalza da qualche parte... Mamma, urla un bambino. La sua invocazione è flebile, ma chiara, nitida. Viene da molto lontano, da un altrove rasserenato... Le fiamme che divorano la macchina rifiutano di muoversi, le schegge di cadere... Con la mano frugo nel pietrisco; mi sembra di essere ferito. Cerco di muovere le gambe, sollevare il collo, ma i muscoli non obbediscono... Mamma, grida il bambino... Sono qui, Amin...

© 2006, Mondadori

Khadra Yasmina - L'attentatrice
232 pag., 15,00 € - Edizioni Mondadori 2006 (Strade blu)
ISBN 9788804559238


L'autore



16 ottobre 2006 Di Marilia Piccone


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