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HOME | giovedì 24 maggio 2012 |
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| Titolo |
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Inés dell'anima mia |
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| Autore |
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Allende Isabel |
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| Dati |
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326 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 17,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 17,00 |
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| Editore |
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Feltrinelli |
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| Collana |
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I narratori |
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| EAN |
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9788807017117 |
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Isabel Allende
Inés dell'anima mia "Quando mi guardo nello specchio d'argento, il primo regalo di Rodrigo per le nozze, non riconosco la nonnina coronata da capelli bianchi che a sua volta mi guarda. Ma chi è questa, che si burla della vea Inés? La esamino da vicino nella speranza di trovare in fondo allo specchio la bambina con le trecce e le ginocchia sbucciate che ero, la ragazza che scappava nei frutteti per fare l'amore di nascosto, la donna matura e appassionata che dormiva abbracciata a Rodrigo de Quiroga. Sono lì, appostate, ne sono certa, ma non riesco a intravederle."
Uno straordinario romanzo che raccoglie, come dev'essere per l'opera matura di uno scrittore, tutti gli elementi che hanno caratterizzato la narrativa dell'Allende in questi anni. Dal fantastico all'epopea storica, dalla centralità del femminile all'apertura al mondo senza reticenze né timori.
Inés dell'anima mia è Inés de Suarez, l'unica donna spagnola che ha partecipato alla Conquista del Cile nel 1840 accompagnando (ma non certo supinamente) Pedro de Valdivia, il suo amante. Parliamo di una donna moderna, coraggiosa e appassionata. Per una profonda considerazione della propria dignità di donna, Inés ha prima attraversato l'oceano, dalla Spagna all'America seguendo le orme del primo marito, Juan de Málaga, un uomo infedele, scansafatiche e inaffidabile ma affascinante e passionale; poi viaggiato (come si poteva fare tra pericoli di ogni genere negli anni Trenta del Cinquecento) nel continente sudamericano sino in Perù e, avuto notizia della morte del marito, anziché ritornare sui suoi passi verso la Spagna (come suggeritole addirittura dal terribile Pizarro, vigliaccamente colpevole dell'assassinio di Juan), ha varcato il deserto di di Atacama arrivando in Cile al fianco del suo amante Pedro de Valdivia e del suo futuro marito, Rodrigo de Quiroga, e affrontando la furia degli elementi, la natura ostile e, naturalmente, gli indigeni, corraggiosi e combattivi, come del resto si dimostra essere la nostra protagonista, quasi del tutto dimenticata nei libri di storia che, non a caso, sono scritti da uomini. Come la stessa autrice ha avuto modo di sottolineare, proprio l'assenza di grandi riferimenti a questa figura femminile nelle documentazioni d'archivio, le ha permesso di immaginarla seguendo la sua fantasia, dando così vita a un personaggio con radici storiche ma con rami proiettati nel fantastico, secondo il gusto e la passione dell'Allende.
 | | Isabel Allende fotografata da Marcia Lieberman | Sicuramente Inés è una donna vincente, non solo coraggiosa ma determinata e volitiva, e indubbiamente fortunata. Riesce a superare situazioni pericolose e violente, ottenendo un certo benessere economico, ma anche potere, terra (è tra i fondatori di Santiago) e amore. È una grande storia di passione, immaginaria ma non troppo, di una donna del XVI secolo energica e combattiva, ma è anche la ricostruzione della Conquista spagnola del Cile vista attraverso gli occhi degli occidentali e in particolare di una donna spagnola e radicatamente cattolica ma così aperta e critica da sembrare (forse troppo?) una femminista del Novecento. Ricordiamo le parole di Isabel Allende tratte da un'intervista incentrata su questo romanzo: "io non credo che tutta la storia sia vera perché la scrivono dopo, la scrivono gli uomini e, soprattutto, la scrivono i vincitori. La storia ufficiale è sempre un lato, un aspetto della realtà, non tutta." La Allende si è presa il compito di raccontarne la parte nascosta, non dimenticando neppure il punto di vista degli indigeni, le cui varie civiltà e le cui personalità entrano a far parte della vicenda così come lo fanno gli uomini mandati dalla Spagna a combattere e conquistare quei luoghi, per la maggior parte ostili anche dal punto di vista climatico e geografico. Una grande epopea parzialmente sconosciuta che riviviamo intensamente in queste pagine.
Titolo originale: Inés del alma mía Traduzione di Elena Liverani
Le prime pagine
 | Manuel Ortega Inés de Suárez en defesa de Santiago | Sono Inés Suàrez, suddita nella leale città di Santiago della Nuova Estremadura, Regno del Cile, anno 1580 di Nostro Signore. Della data esatta della mia nascita non sono certa ma, stando a mia madre, venni alla luce dopo la carestia e la terribile pestilenza che devastarono la Spagna alla morte di Filippo il Bello. Non credo fosse stata la scomparsa del re a provocare la peste, come diceva la gente vedendo passare il corteo funebre che lasciava dietro di sé per giorni, sospeso nell'aria, un odore di mandorle amare, ma non si può mai dire... La regina Giovanna, ancora giovane e bella, percorse in lungo e in largo la Castiglia per oltre due anni portandosi appresso quel feretro che apriva di tanto in tanto per baciare le labbra del marito, nella speranza che risuscitasse. A dispetto degli unguenti dell'imbalsamatore, il Bello puzzava. Quando io venni al mondo, la sventurata regina, pazza da legare, era già stata reclusa nel palazzo di Tordesillas insieme al cadavere del consorte, e ciò significa che ho sul groppone almeno una settantina di inverni e che prima di Natale mi toccherà morire. Potrei dire che è stata una gitana, sulle rive del fiume Jerte, a pronosticare la data della mia morte, ma sarebbe una di quelle falsità cui si da forma nei libri e che per il fatto di essere stampate sembrano vere. La gitana mi predisse semplicemente una lunga vita, genere di augurio che si fa a chiunque in cambio di una moneta. E il mio cuore frastornato ad annunciarmi la prossimità della fine. Ho sempre saputo che sarei morta anziana, in pace e nel mio letto, come tutte le donne della mia famiglia; per questo non ho esitato ad affrontare molteplici pericoli, dal momento che nessuno se ne va all'altro mondo prima che sia giunto il suo momento. "Tu andrai morendo vecchietta, non prima, señoray" mi tranquillizzava Catalina nel suo affabile castigliano del Perù quando il galoppo insistente che sentivo nel petto rni scagliava a terra. Ho dimenticato il nome in quechua di Catalina e ormai è tardi per domandarglielo, visto che l'ho seppellita nel patio di casa mia molti anni fa, ma sono assolutamente certa della precisione e della veridicità delle sue profezie. Catalina entrò al mio servizio nell'antica città di Cuzco, gioiello degli inca, all'epoca di Francisco Pizarro, quell'audace bastardo che, secondo le male lingue, in Spegna accudiva i maiali e finì per diventare marchese governatore del Perù, sfiancato dalla sua stessa ambizione e dai numerosi tradimenti. Ironia della sorte, in questo Nuovo Mondo, non sono in vigore le leggi della tradizione e tutto è aggrovigliato: santi e peccatori, bianchi, neri, mulatti, in-dios, meticci, nobili e braccianti... A chiunque di loro può succedere di trovarsi in catene, marchiato col ferro incandescente, e che la fortuna poi lo innalzi di nuovo. Ho vissuto più di quarant'anni nel Nuovo Mondo e ancora non mi sono abituata al disordine, benché io stessa ne abbia beneficiato, dato che, se fossi rimasta nel mio paesino d'origine, oggi sarei un'anziana qualsiasi, povera e cieca per il tanto cucire pizzi alla luce di una lanterna. Là sarei Inés, la sarta della strada dell'acquedotto. Qui sono dona Inés Suàrez, signora tra le più influenti, vedova dell'eccellentissimo governatore don Rodrigo de Quiroga, conquistatrice e fondatrice del Regno del Cile.
© 2006, Giangiacomo Feltrinelli Editore
Allende Isabel - Inès dell'anima mia 326 pag., 17,00 € - Edizioni Feltrinelli 2006 (I narratori) ISBN 9788807017117
Ascolta le prime pagine su RadioAlt
| 23 ottobre 2006 | | Di Giulia Mozzato |
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