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Recensione

Autobiografia di un artista burbero copertina
  • Foà Arnoldo
  • Autobiografia di un artista burbero
  • Sellerio Editore Palermo
  • 2009

Autobiografia di un artista burbero di Arnoldo Foà

"La vita dell'attore è una continua concentrazione su se stesso (non lo dico per scusarmi), se poi si aggiunge lo scrivere commedie, romanzi, la pittura e la scultura che hanno portato via tanto tempo della mia vita, l'interesse verso gli altri, anche quelli che ami, viene a subire degli distacchi e dei rallentamenti, che sono riprovevoli, ma fatali."

In una prosa elegante che spesso sa d'antico Arnoldo Foà, che tutti conoscono e ammirano per le sue grandissime prove da attore, racconta la sua vita e, come avviene in tutte le autobiografie, tratta con maggiore passione momenti ed  eventi apparentemente poco significativi ma per lui cruciali, sorvolando magari su altri episodi che non sono stati determinanti nelle sue scelte e nella sua vita pur sembrando al lettore, storicamente significativi.

Un'infanzia non proprio facile, e non da un punto di vista economico ma affettivo: una madre che pareva sfogare su di lui con l'indifferenza il rancore per i tradimenti del marito, un padre poco responsabile, un fratello maggiore (ma quel rapporto è stato recuperato negli anni) preferito dai genitori e per questo poco solidale.
In questa carenza di affetti familiari, la passione per la scrittura e per la recitazione appaiono in lui precocemente e infatti è quella la strada che ben presto intraprende, abbandonando gli studi universitari di economia.

Ammirato e stimato come attore (la vita sentimentale è un capitolo, importante, ma di cui parleremo in seguito) e già ben inserito nel mondo teatrale, viene drammaticamente colpito, insieme a milioni di altre persone, dalle leggi razziali. Anche se non può più recitare con il suo nome, troppo riconoscibile la matrice ebrea del cognome, trova alcuni amici ed estimatori che gli permettono di sopravvivere presentandosi sul palcoscenico con un nome meno sospetto. La fame però segna quegli anni drammatici e il ricordo delle difficoltà, a distanza di tanto tempo, è ancora bruciante. Suoi compagni di povertà erano personaggi che sarebbero poi diventati famosi ma che allora erano solo giovani ebrei perseguitati.
Ma anche quei giorni difficili sono ormai un lontano passato e la fama di attore di Arnoldo Foà, grazie anche alla televisione e agli sceneggiati degli anni Sessanta e Settanta, è vastissima. Il teatro comunque resta la sua più autentica passione, come attore e come commediografo, pur non disconoscendo quello che l'attività di doppiatore e di lettore di grandi opere registrate su disco (indimenticabile davvero la sua lettura di García Lorca del Lamento per Ignacio) gli ha regalato di notorietà e ricchezza.
Tanti matrimoni, varie convivenze, un evidente debole per le donne, e forse per questo il destino gli ha dato solo figlie femmine. L'ultima moglie, in tutto il libro citata con amore e riconoscenza, forse è riuscita a rispondere adeguatamente alla personalità dell'anziano attore. Non mancano i dolori, e il più cocente è la morte per cancro della prima figlia Annalisa quando aveva solo quarant'anni.

Questa autobiografia, a volte un po' "recitata", è fonte di molte informazioni, su un periodo storico, su come un giovane ebreo non particolarmente attento alla politica ha vissuto la tragedia delle leggi razziali, sulla vita di un attore prima e dopo la seconda guerra mondiale e sul mondo artistico che lo ha circondato. Anche la scelta recente, disgustato dal clima politico che si era creato in Italia, di trasferirsi alle Seychelles è interessante perché dimostra come proprio tutta la sua esperienza di vita lo abbia reso più attento ai pericoli per la democrazia! Infine il libro si chiude (la data conclusiva di questa autobiografia è il 2001) su alcune riflessioni sul teatro, sulla sua famiglia d'origine e su di sé


L'autore



12 gennaio 2010 Di Grazia Casagrande

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