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RECENSIONE

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Titolo La foresta dei girasoli
Autore Hayden Torey L.
Dati 389 p., rilegato
Prezzo € 19,60
Prezzo IBS € 16,66
Editore Corbaccio
Collana Narratori Corbaccio
EAN 9788863800289
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La foresta dei girasoli di Torey L. Hayden

"Ora ascoltami, mamma. Voglio dirtelo ancora una volta e dovrai ascoltarmi bene. Ti sei sbagliata. Certi ricordi si sono confusi nella tua mente. Quel bambino non è il tuo Klaus. Magari gli assomiglia. Magari sembra proprio lui. Ma non è lui. Ho ragione io, mamma. Nessuno mi ha ingannato. Nessuno mi ha preso in giro. Ho ragione e sto dicendo tutta la verità. Non so dove sia il tuo Klaus, ma non è quel bambino."

"La gente è magnifica e affascinante": intervista a Torey Lynn Hayden, scrittrice innamorata delle persone


Non credo ci sia nessun fiore che abbia un significato simbolico così chiaro come il girasole.
Ad iniziare dal nome, per indicare come si rivolga sempre verso il sole a cui assomiglia nella sua corolla dorata.
Un campo di girasoli in fiore è un inno alla vita, un messaggio sulla necessità di confidare nel futuro, nella possibilità di trovare un raggio di luce anche nei tempi bui.
Mara, la protagonista del romanzo di Torey Hayden, parlava sempre alle figlie della distesa di girasoli che si vedeva dalla collina della casetta in Galles dove avevano abitato dopo la guerra.
Il luogo, infatti, si chiamava Coed-y-Bleiddiau, Foresta di Fiori, in gallese. Avevano ritrovato girasoli anche in Texas: Mara aveva bisogno di questi fiori, le mancavano i girasoli nel Kansas, dove vivevano ora.

La storia di Mara
- che diventa poi quella della famiglia O’Malley - ci viene raccontata da Lesley, la figlia di diciassette anni.
Una voce narrante che ci conquista, con il suo amore per la mamma che è un affetto incondizionato anche se a volte sfiora l’intolleranza - sarebbe così rilassante avere una mamma ‘normale’, come tutte le altre. Una mamma che non indossasse sempre i pantaloni di velluto e le camicie di lana a quadri del papà, che non raccattasse e mangiasse qualunque briciola di cibo caduta per terra, che non avesse periodicamente ‘gli incantesimi’, come il papà chiamava i suoi attacchi di depressione. Così che fosse possibile magari anche invitare i compagni di scuola a casa e non, invece, dover saltare la scuola per badare a lei.
Certo che, però, una mamma come tutte le altre non avrebbe il brio di Mara, la sua capacità di imitare gli altri facendone il verso. Non potrebbe raccontare dell’Ungheria di quando era bambina, del fratello Elek ucciso dai tedeschi nel 1942, degli anni a Dresda ospite di una zia, dell’Università a Jena. Non si capiva come, ad un certo punto la mamma avesse dovuto lavorare in una fattoria. Non si capiva come, quando la guerra era finita, la mamma pesasse meno di 45 chili, si fosse presa il tifo, le avessero rasato i bei capelli biondi. Per fortuna il papà l’aveva trovata, si era innamorato e l’aveva sposata, portandola poi con sé in America, con una lunga tappa nel Galles.

Questa è solo la parte più superficiale della storia di Mara - quella che sanno le due figlie, Lesley e la piccola Megan di nove anni, quella che posso anticipare ai lettori.
Anche se il libro di Torey Hayden non è un thriller, è bello scoprire da soli quello che è successo, quali sono i segreti che Mara ha sepolto nel suo cuore, per poter sopravvivere alla sua esperienza. Rammenterò solo il progetto nazista dal bel nome di Lebensborn, la Fonte della Vita (ne abbiamo già letto in altri due romanzi, La culla del mio nemico, di Sara Young, e Un difetto impercettibile, di Nancy Huston) e dirò che il dramma esplode - temuto e previsto dall’ansiosa Lesley - quando Mara si imbatte in un bambino biondo di cinque anni e crede, contro ogni possibilità temporale, che sia suo figlio.

Torey Hayden mostra una grande sensibilità nel raccontarci la vita di Mara, marchiata brutalmente dalla Storia.
Perché Mara è la protagonista del romanzo La foresta dei girasoli, ma è importante che la Hayden abbia scelto di farcela vedere attraverso gli occhi della figlia Lesley. Lesley ha la stessa età che aveva la madre all’epoca della guerra in Europa; Lesley si innamora, bacia un ragazzo per la prima volta, fa l’amore con lui sull’erba: noi non possiamo dimenticare neppure per un attimo quanto diversa e traumatizzante sia stata “la prima volta” di Mara, e allora le perdoniamo tutto, travolti dalla ‘pietas’ per lei, la donna che ha cercato di reagire vedendo i girasoli dove non c’erano.
Ci vorrà del tempo perché Lesley possa capire e accettare; Lesley dovrà ricalcare in parte i passi dei suoi genitori (ancora una volta il tema del viaggio, in Galles qui, ad indicare un percorso interiore) per riconoscere pure la grandezza morale di quell’omino che è suo padre, che non ha mai fatto granchè nella vita salvo amare Mara, incondizionatamente, salvo starle sempre vicino per combattere i suoi fantasmi.

C’è qualcos’altro ancora, ne La foresta dei girasoli: la riflessione sulle conseguenze del Male, che non si fermano al ‘qui e ora’, ma si ripercuotono lontano e, a bilanciare questa oscurità, quasi il lampo di luce dei girasoli, la forza della famiglia  e della sua legge non scritta, che si vive tutti per uno e uno per tutti.


Torey L. Hayden - La foresta dei girasoli
Titolo originale: The Sunflowers Forest
Traduzione di Lucia Corradini Caspani
390 pag., 19,60 € - Edizioni Corbaccio 2009 (Narratori Corbaccio)
ISBN 978- 88-6380-028-9


L'autrice



11 novembre 2009 Di Marilia Piccone


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