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Recensione

Non abitiamo più qui copertina

Andre Dubus, Non abitiamo più qui


Aiutava le donne che intraprendevano la carriera delle scrittrici e lo faceva con tutte le sue forze. Scrisse delle donne meglio di qualsiasi altro uomo della sua generazione, partendo dal loro punto di vista e contemporaneamente sapendole guardare con lo sguardo di uno spettatore esterno. Scrisse di madri, figlie, donne innamorate, donne violentate, donne perseguitate, donne amiche di altre donne, donne che amavano i loro mariti e che commettevano adulterio, donne che salvavano sé stesse e i loro bambini da uomini cattivi. Ciascuna di queste donne era particolare e sapeva sorprenderti, la descrizione del suo corpo e del suo carattere non nascondeva le ombre di una fantasia maschile, oppure una forma di condiscendenza.
Tobias Wolf


Sinossi
Jack è sposato con Terry ed è amico di Hank dai tempi della scuola. Edith, la moglie di Hank, si rivolge a Jack in cerca di attenzione, ma quella che doveva essere un'eccitante evasione si trasforma in un intricato groviglio di dubbi, ripicche e gelosie dalle conseguenze devastanti per tutti. Con la precisione del chirurgo, Dubus affronta la complessità del matrimonio scegliendo di ripercorrere la vita di due giovani coppie indissolubilmente legate. Tre racconti lunghi a comporre un unico, vivido ritratto di quella terra desolata che spesso segna la fine di un amore.

Questo innanzitutto è un libro di racconti, nell'eccezione più alta del termine. Il suo autore, Andre Dubus, da noi pressochè sconosciuto ma in America considerato fra i tre più grandi autori di short stories di sempre (con Carver e Cheever), è capace di elaborare storie di una profondità tale che la piccola dimensione diventa quasi una scelta obbligata. Con lui si ragiona in verticale invece che in orizzontale. Le sue parole scavano, le sue trame indagano. Invece di andare avanti, si va a fondo, senza pietà, senza compiacimento e soprattutto su un piano che, prima ancora di essere letterario, è umano. Dubus è un autore capace di creare storie da singolo fotogramma. E forse la fotografia è la forma d'arte più vicina ai suoi racconti. È come se ti mettesse una vecchia foto davanti e iniziasse a raccontarti le vite dei personaggi raffigurati, a spiegarti perché erano lì in quel momento e a suppore che cosa avranno fatto dopo. È un autore della sospensione, e in quanto tale è anche un autore dell'ansia. Forse ci rappresenta molto più di tanti autori post-moderni, perché noi viviamo nella frammentazione e Dubus è capace di dare al frammento un significato, un senso. È l'ideale per chi ama storie che si dipanano da sole, che trattano degli uomini e dei loro rapporti, storie come Il cacciatore del regista Michael Cimino. Il suo essere americano non deve trarci in inganno. Dubus è uno di quegli autori che assurgono a dimensdione universale, come il suo amato Checov o come, ancor di più, il Dostoevskij di Delitto e Castigo. Dubus vive lo stesso tormento spirituale, sentimentale, sessuale. È la risposta più diretta a tutti quelli che si fanno remore di pubblicare, scrivere, leggere racconti. Dubus ci fa capire che i racconti sono importanti per un semplice motivo: perché noi non siamo romanzi; siamo fatti di tanti, incommensurabili, minimi o grandi racconti.

DICONO DI LUI

Di una forza cupa e autentica
Vanity Fair

Dai tempi di Flannery O’Connor che non si esplorava in modo così convincente il conflitto tra violenza e redenzione, rabbia e tenerezza, passione e misticismo”.
Boston Herald

Dubus fotografa ogni impercettibile movimento del cuore
The New York Times Book Review



Andre Dubus - Non abitiamo più qui
Titolo originale: Adultery and other stories
Traduzione di Nicola Manuppelli e Gian Fulvio Nori
240 pag., 18,00 € - Edizioni Mattioli 1885 2009 (Le strade n.158)
ISBN 978-88-62-61085-8


l'autore


09 novembre 2009 Di Francesco Marchetti

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