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RECENSIONE

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Titolo Gioventù d'asfalto
Autore Santarossa Massimiliano
Dati 180 p., brossura
Prezzo € 12,00
Prezzo IBS € 12,00
Editore Biblioteca dell'Immagine
Collana Chaos
EAN 9788863910032
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Massimiliano Santarossa racconta la Gioventù d'asfalto del Nord Est


"ll concetto di centro e periferia, di città e paese non è superato. No! Se usi gli occhi, vedrai che i luoghi hanno ognuno una propria vita. Un'anima. Centro e periferia non sono uguali. Città e paese non sono uguali. Le strade sono diverse, oggi come allora. Le vite sono diverse, oggi come allora. Se liberi i tuoi sensi potrai sentire l'asfalto parlare lingue diverse, a distanza di pochi isolati. E così capirai perché i ragazzi che ci crescono sopra sono a loro volta diversi. E tutto questo accade per un semplice motivo, perché noi siamo il posto dove viviamo"

Nell’introduzione Massimiliano Santarossa detta la linea del suo nuovo libro: “come un bisturi entra diretto nella carne e nell’anima della mia generazione e di quella più giovane della mia". Lo scrittore che ha camminato assieme ai cattivi ragazzi, e che ora è padre, prova a raccontare quei cattivi ragazzi. Storie di emarginati, di esagerati, di ragazzi difficili. Come Pino il Drago, protagonista del primo racconto, che mi ha fatto venire in mente una canzone degli 883, scritta da Mauro Repetto. Faceva: “Ti ho rivisto stamattina/sul giornale la tua foto/steso su quella panchina/non sembravi neanche tu”. Dall’album La dura legge del gol, seconda metà degli anni Novanta. E proprio dagli anni Novanta (tempi diversi, non roba da macchiette) arriva la storia raccontata da Massimiliano Santarossa. Anni di periferia, ai confini del secolo. E la periferia è il centro propulsore, ti conta i passi e disegna la tua camminata nel mondo. “Perché noi siamo il posto dove viviamo” come scrive Santarossa.
La scrittura è immediata, veloce, si prende lo spazio che serve sulla carta, impressiona la pellicola. Gioventù d’asfalto a tratti esce dalla novel per diventare una docufiction. L’autore si fa testimone del suo tempo, del suo territorio e porta in superficie voci e volti di esseri umani che sicuramente sfiorano le nostre esistenze ma che quasi mai le attraversano. Nell’ultimo racconto un ragazzo di tredici anni chiede a Massimiliano Santarossa perché descriva Villanova, il suo paese il provincia di Pordenone, come un simbolo di degrado. È una terra dove si resiste, sul cemento, come nei quartieri dormitorio delle grandi metropoli italiane, Milano, Roma, Torino. Dove lo sviluppo mal gestito ha mietuto vittime tra i giovanissimi. Ma nella registrazione dell’errore, nello sbaglio messo a nudo (non è questo il ruolo dello scrittore?) c’è una speranza per ripartire, per migliorare. Sull’asfalto cammina una gioventù che chiede amore. Ancora una buona prova per Massimiliano Santarossa dopo Storie dal fondo, vincitore del Premio Letterario Paroel Contro e menzionato al Premio Letterario Nazionale "Tracce di Territorio".



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28 ottobre 2009 Di Francesco Marchetti


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