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HOME | venerdì 03 settembre 2010 |
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| Titolo |
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Ragionevoli dubbi |
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| Autore |
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Carofiglio Gianrico |
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| Dati |
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299 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 12,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 9,60 |
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| Editore |
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Sellerio Editore Palermo |
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| Collana |
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La memoria |
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| EAN |
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9788838921469 |
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Ragionevoli dubbi di Gianrico Carofiglio "Mi dissi che ero un imbecille e un incosciente, che avevo quaranta anni passati - ampiamente passati - e che mi stavo comportando da irresponsabile e anche da stronzo."
Bari. Gennaio-maggio 2005. Il quarantaduenne avvocato penalista Guido Guerrieri vivacchia solo. Continua a dar pugni nel sacco, gira in bici, non fuma, predilige il rum. Da settembre Margherita, la sua compagna, è partita per lavorare in un’agenzia pubblicitaria americana. Arriva il telegramma di un detenuto, Fabio Paolicelli. Lo aveva conosciuto negli anni settanta come Rayban, picchiatore fascista. Ora è in carcere per 40 chili di cocaina purissima trovata dai finanzieri del porto nell’auto dopo una vacanza con la famiglia in Montenegro. Si trova in carcere da un anno e mezzo, lo hanno difeso male, gli dice d’essere innocente. Si presenta in ufficio una donna bellissima, Natsu Kawabata, è la moglie, papà giapponese mamma napoletana, carnagione scura capelli neri occhi nocciola, profumo leggero (essenza d’ambra), un tempo modella ora cuoca di classe. Anche lei dubita del marito. Guerrieri accetta l’incarico. In pochi mesi deve preparare il processo in corte d’appello su un fatto confuso avvenuto all’estero molto tempo prima. Ci prova. Conosce Anna Midori, la figlia. Ha una relazione con Natsu. Verifica l’ipotesi di traffico di stupefacenti. Si fa aiutare dal solito basso amico poliziotto ottimo ispettore Carmelo Tancredi. Intuisce che deve chiamare a deporre il primo avvocato difensore. Si fa aiutare dai soliti amici magistrati: a Roma il compagno d’università Andrea Colaianni, a Palermo la gentile graziosa Alessandra Mantovani. Corre qualche rischio, ma non ci sono morti, per ora. Scopre e dichiara di voler fare lo scrittore. Al quarto romanzo (terzo con Guerrieri, ancora in prima persona) il quarantacinquenne magistrato barese Gianrico Carofiglio conferma acume giudiziario, capacità introspettiva, grande qualità di scrittura, equilibrio fra canoni e originalità. I dialoghi e gli interrogatori sono commentati con ragionamenti e pensieri. Il protagonista è sempre più per bene, bravo, di sinistra, ordina troppe pizze e birre, invecchia come altri grandi: quattro anni fa aveva solo un anno di meno. Le incursioni in corsivo sono letterarie. Il cibo è sia slow che fast, la sintesi appare come “fumo negli occhi” a pag. 153 ("Gli spaghetti alla fumo negli occhi. Una sobria allusione al fatto che è una ricetta in cui il cuoco - io, nel caso di specie - cerca di apparire più abile di quanto non sia in realtà."). Musica didattica, citazione di De Gregori, destra da jazz e poi Cohen, Day, Jones, Knopfler (quando conta), Dylan. Consigliato ai complicati, affinché non si semplifichino la vita.
Zero
Quando Margherita disse che doveva parlarmi, pensai che aspettasse un bambino. Era un tardo pomeriggio di settembre. Con tutta la luce drammatica dell'estate che finisce, che preannuncia la penombra e i misteri dell'autunno. Un buon momento per sapere che diventerai padre, pensai distintamente mentre ci sedevamo in terrazza, il sole basso alle nostre spalle. «Ho avuto un'offerta per un nuovo lavoro. Un'offerta molto buona. Ma se l'accetto devo partire e stare fuori parecchi mesi. Forse un anno ». La guardai con l'espressione di chi non ha sentito bene, o non ha capito le parole. Cosa c'entrava questa offerta di lavoro con il bambino che avremmo avuto fra qualche mese? Non capivo e lei mi spiegò. Una importante agenzia pubblicitaria americana - mi disse anche il nome, ma lo dimenticai subito o forse non lo ascoltai nemmeno - le aveva offerto di coordinare la campagna per il rilancio di una compagnia aerea. Disse un nome grossissimo. Disse che era una opportunità irripetibile. Opportunità irripetibile. Lasciai che queste parole rimbalzassero nella mia testa, facendomi male come le pulsazioni sorde di una emicrania. D'un tratto mi parve che il senso di tutto ruotasse attorno a un punto invisibile, che non ero capace di scoprire o definire. «Quando l'hai avuta, questa offerta?». «A luglio. Prima c'erano stati dei contatti, ma l'offerta è stata formalizzata a luglio ». «Prima che partissimo per le vacanze» dissi, come se la cosa avesse importanza. Ma forse ne aveva davvero. Poi mi resi conto. Se me lo diceva a settembre, due mesi dopo aver ricevuto l'offerta, chissà quanto tempo dopo i contatti, voleva dire che aveva già deciso, o aveva addirittura già accettato. «Hai già accettato». « No. Prima dovevo dirtelo ». «Hai deciso». Esitò brevemente - fu l'unico momento - e poi fece sì con la testa. Pensavo stessi per dirmi che aspettavi un bambino. Pensavo che a quarantadue anni la mia vita insulsa all'improvviso, per magia, avrebbe trovato un senso e una ragione. Per questo bambino, o questa bambina cui avrei fatto in tempo a insegnare delle cose, prima di diventare vecchio. Non dissi così. Mi tenni tutto dentro, come una cosa che ti vergogni anche solo di avere pensato. Perché ti vergogni della tua debolezza, della tua fragilità. Invece le chiesi quando sarebbe partita e la mìa faccia doveva essere assurdamente calma, perché lei mi guardo con uno stupore leggero e inquieto. Dalla strada venne il ringhio rabbioso e prolungato di un ciclomotore con la marmitta alterata, e io pensai che me lo sarei ricordato, quel rumore. Pensai che lo avrei risentito ogni volta che mi fosse tornata alla mente quella scena, inattesa e spietata. Non lo sapeva, quando sarebbe partita. Dieci, quindici giorni. Entro la fine del mese, comunque, doveva essere a Milano, per la metà di ottobre a New York. E quindi lo sapeva, quando doveva partire. Pensai. Restammo in silenzio per due, tre minuti. O di più. «Non vuoi sapere perché?». Non lo volevo sapere il perché. O forse sì, ma dissi di no lo stesso. Non volevo che mi scaricasse addosso le sue ragioni - che sicuramente erano ottime ragioni - alleggerendosi il cuore, o l'anima o dovunque le nostre colpe si vanno a posare. lo mi tenevo la mia, di sofferenza, e lei si teneva la sua. Ci avrei pensato nelle prossime settimane e nei prossimi mesi, a tormentarmi con quella domanda e con i ricordi e tutto il resto. Ma per quel tiepido, spietato pomeriggio di settembre, bastava. Mi alzai e dissi che tornavo a casa mia, o forse uscivo. «Guido, non fare così. Dì qualcosa, ti prego ». Io però non dissi niente. Non lo sapevo, cosa dire. «Non vado mica via per sempre. Se fai così mi fai sentire un verme». Appena ebbe finito di dire quelle parole si pentì. Forse vide qualcosa nella mia faccia sperduta, o forse semplicemente capì che non era giusto. Probabilmente era inevitabile - di sicuro ci aveva pensato a lungo in tutte quelle settimane -, ma certo non era giusto. Disse altre parole, con la voce incrinata. E pero sembravano quello che erano. Scuse. E mentre diceva queste parole io smisi di ascoltarla, tutta la scena prese la consistenza irreale di un negativo fotografico, e così rimase piantata nel mio ricordo.
© 2006, Sellerio editore
Carofiglio Gianrico - Ragionevoli dubbi 299 pag., 12,00 € - Edizioni Sellerio di Giorgianni 2006 (La memoria) ISBN 9788838921469
| 03 ottobre 2006 | | Di Valerio Calzolaio |
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