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HOME | venerdì 19 marzo 2010 |
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| Titolo |
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La bellezza e l'inferno. Scritti 2004-2009 |
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| Autore |
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Saviano Roberto |
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| Dati |
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252 p., brossura |
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| Prezzo |
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€ 17,50 |
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| Prezzo IBS |
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€ 17,50 |
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| Editore |
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Mondadori |
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| Collana |
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Strade blu |
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| EAN |
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9788804594130 |
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La bellezza e l'inferno. Scritti 2004-2009 di Roberto SavianoLa bellezza e l'inferno al Piccolo Teatro di Milano Gomorra a teatro: da Napoli alla tv Gomorra, il film Gomorra, il libro
Scrivere, in questi anni, mi ha dato la possibilità di esistere e se qualcuno ha sperato che vivere in una situazione difficilissima potesse indurmi a nascondere le mie parole, ha sbagliato. Ho scritto in una decina di case diverse. Tutte piccolissime e buie. Le avrei volute più spaziose, luminose, ma nessuno me le fittava. Non potevo girare per cercarle e nemmeno decidere da solo dove abitare. E se diventava noto che io stavo in quella via ero subito costretto a traslocare. E’ la situazione di molti che vivono nelle mie condizioni. Ti presenti a vedere l’appartamento che con fatica i carabinieri hanno selezionato, ma appena il proprietario ti riconosce, la risposta è sempre la stessa: “La stimo moltissimo, dottore, ma ho già molti problemi. Capisce, qui la gente ha paura”.
La bellezza e l'inferno è una raccolta scelta di scritti e articoli di Roberto Saviano apparsi dal 2004 al 2009 su quotidiani e riviste, non solo italiane, per la prima volta riuniti in un unico volume. Proprio la lettura coerente del pensiero e dell'azione del giovane scrittore in anni in cui la sua vita è stata come sequestrata, si fa testimonianza del suo percorso letterario e umano. Il libro comprende 25 testi di Roberto Saviano, di cui uno scritto per questa raccolta, rielaborati rispetto alle loro versioni originarie e organizzati in alcuni nodi tematici che servono a tracciare la sua visione della vita, dell'impegno e dell'arte all'interno dei due poli opposti che la comprendono: la bellezza e l'inferno. Inedita invece la Prefazione.
Il libro ripercorre i primi passi dell'autore nell'ambito della letteratura e della militanza antimafia, a partire dai suoi primi contributi giornalistici su riviste e siti internet. Quando poi esplode la fama di Saviano (e la sua vita coatta), lo scrittore assume un ruolo importante a livello nazionale. Abbiamo così la sua testimonianza sul terremoto in Abruzzo. Vari i riconoscimenti internazionali come il prestigioso invito all'Accademia dei Nobel di Stoccolma. Con La bellezza e l'inferno, Roberto Saviano costruisce una serie di efficaci ritratti di luoghi, guerre e uomini che testimoniano un "presente terribile e feroce" che pochi hanno avuto il coraggio di guardare in faccia: dal campione di calcio Lionel Messi ai pugili di Marcianise, da Anna Politkovskaja a Miriam Makeba e Enzo Biagi.
La dedica che Saviano ha anteposto alla racoclta ha un significato davvero forte: “Questo libro va ai miei lettori. A chi ha reso possibile che Gomorra divenisse un testo pericoloso”. Se la parola diventa qualcosa di così pericoloso per la criminalità, allora ne vediamo tutta l'importanza. Solo attraverso testi come quelli del giovane scrittore napoletano si può creare un'opinione pubblica capace di contrastare "l'inferno", il "sistema", la camorra insomma.
Ne hanno parlato: Renato Minore (il Messaggero); Adriano Petta (La poesia e lo spirito)
Sono incontri, sono recensioni e saggi, sono reportage ed editoriali. Tutta una collana di generi letterari e giornalistici manipolati e anche stravolti, come «un mostro a più mani e più occhi», capace di ribaltare e annullare la canonica separazione secondo cui «il reporter è l'occhio, lo scrittore la mano e un po’ di mente, il giornalista l'occhio e un po’ di mano, il narratore lo stomaco». .... E c’è lo scrittore Saviano un po’ reporter, un po’ giornalista, un po' poeta, un po’ narratore che quella speranza l'ha vista vertiginosamente realizzata nei tre milioni di copie vendute di Gomorra nel mondo, costretto però all' "esilio” necessario alla sua stessa salvezza fisica, al "confino", al "carcere obbligato" in patria e nei luoghi della sua esistenza di perennemente braccato dalla fatwa della camorra. All'apice del successo, invitato all'Accademia dei Nobel di Stoccolma a dialogare con Salman Rushdie che gli ricorda: «La vita non piace ai morti, a tutti coloro che per lavorare devono vendersi, che per scrivere fanno compromessi, ti rendi conto quanto per loro sei fastidioso?». Difensore strenuo della stessa idea della responsabilità per lo scrittore «di far sentire quel che racconta, le storie che sceglie di raccontare non come storie distanti, lontane». Con il sogno di potere «incidere con le parole, dimostrare che la parola letteraria possa avere ancora un peso», e con la paura invasiva ella propria immagine troppo esposta, in un rapporto assai complesso e sofferto con il successo mediatico troppo «da personaggio» che occupa le pagine dei quotidiani, le copertine dei settimanali, le telecamere in prima serata. Non per nulla nella presentazone si ricorda Capote: «Si versano più lacrime per le preghiere esaudite che per quelle non accolte». Quelli de La bellezza e l'inferno sono scritti quasi tutti legati all'occasione giornalistica, nati in stanze spesso buie e senza finestra, in edifici militari squallidi e immensi, in alberghi sotto continua, spasmodica sorveglianza. Pagine ora pressanti e incandescenti, ora più distanti ma ugualmente appassionate, segnate dalla impossibilità di iscrivere dentro il Dna della propria esperienza, secondo la regola sperimentata in Gomorra, gli spazi, i perimetri, le condizioni in cui si genera "la verità”: anche quella di una partita di calcio a Barcellona dove, secondo il programma dei Missos, i corpi speciali della polizia catalana, Roberto sarebbe dovuto andare «circondato da un cubo di vetro antiproiettile» disseminato in mezzo agli spalti festosi del Camp Nou. .. Un sentimento, quello della bellezza, che come quello dell'inferno (anch'esso ripreso dalla suggestione camusiana) è una sorta di pendolo intorno a cui oscilla la qualità germinativa di ogni immaginazione e ogni fantasia di Roberto Saviano. (Renato Minore, il Messaggero)
Tutti i brani che compongono il libro hanno in comune la rabbia contro chi vuol calpestare e distruggere la vita. Scrivere – grida Saviano – è fare resistenza. Nonostante la vita da fuggitivo a cui il mondo del crimine lo ha costretto, sa di avere ben operato, dimostrando che “la parola letteraria può ancora avere un peso e il potere di cambiare la realtà”. «La bellezza e l’inferno» dovrebbe diventare un testo scolastico, fondamentale per le nuove generazioni che stanno crescendo in un clima in cui non si sa distinguere il bene dal male, la verità dalla menzogna, “la libertà necessaria per chi scrive e chi vive” e “l’inferno che sembra continuamente prevalere”. Anzi, dovrebbe divenire un testo fondamentale in tutte le scuole di scrittura del mondo. Ogni brano di questo libro ti resta scolpito dentro: Saviano non ha raccontato gli accadimenti per riempire delle pagine bianche, ma perché in ogni riga scorre qualche goccia del suo sudore e del suo sangue, impastate con la sua intelligenza di voler “capire i meccanismi, i congegni del potere, del nostro tempo, i bulloni della metafisica dei costumi”. Quando Saviano racconta di Anna Politkovskaja e di Giancarlo Siani, queste figure ti restano appiccicate sulla pelle, nell’anima, con la loro capacità di non indietreggiare mai, di lottare per un mondo più giusto. Impressa nella mente, ti resta la ricerca dei meccanismi del potere imprenditoriale, culturale, istituzionale, militare, criminale… che hanno portato alla guerra del Vietnam, ai massacri della Cecenia, agli orrori dei campi di lavoro sovietici o di concentramento nazisti!
Sono 250 pagine dense di sangue, una torbida scia che si snoda nel nostro Sud benedetto dal dio della camorra, che ammazza “chiunque capiti sotto tiro, senza riguardi per nessuno… in questa terra in cui per morire non dev’esserci una ragione”. Dove prendere la forza di denunciare tutto questo? “Soltanto dirlo, chiederlo, pretenderlo, comporta rischio, fuga, pericolo di morte.” E poi gli occhi penetranti si addentrano tra le macerie del terremoto dell’Abruzzo, tra i rischi della ricostruzione: se aumenta il valore del danno della perizia… aumenta anche il 25% del contributo; appalti, subappalti, ancora subappalti… una spirale maledetta che, se non la si ferma, porterà alla ricostruzione con sabbia marina, che a sua volta porterà altri morti nel prossimo terremoto… tranne nel carcere dell’Aquila, l’unico edificio che non ha subito nemmeno una crepa, costruito a regola d’arte e che “ospita” quasi tutti boss che investono nel settore del cemento. Intelligenza, caparbia ricerca della verità… quella verità che è quasi un’ossessione di cui sono impregnate queste pagine. (Adriano Petta, La poesia e lo spirito)
| 23 settembre 2009 | | Di Grazia Casagrande |
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