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HOME | giovedì 18 marzo 2010 |
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| Titolo |
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Fiore di Neve e il ventaglio segreto |
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| Autore |
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See Lisa |
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| Dati |
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335 p., rilegato |
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| Prezzo |
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€ 17,00 |
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| Prezzo IBS |
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€ 13,60 |
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| Editore |
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Longanesi |
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| Collana |
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La Gaja scienza |
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| EAN |
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9788830422872 |
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Lisa See
Fiore di neve e il ventaglio segreto
“Sedute vicine nella stanza delle donne, ci alternammo nel copiare il lamento funebre sulle pieghe del nostro ventaglio segreto. Terminato il lavoro, aggiunsi alla ghirlanda lungo il bordo una falce di luna, esile e discreta com’era stata mia cugina.”
In Cina oggi c’è la corsa al recupero dell’antico patrimonio culturale, in gran parte devastato dalla furia iconoclasta della rivoluzione: ma nell’immenso paese sono rimaste zone ancora intatte, in cui sopravvive uno stile di vita tradizionale, dove si possono recuperare documenti e testimonianze di quell’antica civiltà.
È quanto ha fatto la giornalista e scrittrice Lisa See, avventurandosi nella remota contea di Jangyong alla ricerca della scrittura segreta delle donne, il “nu shu”: ne è nato un affascinante romanzo che attraverso il rapporto di amicizia tra due donne ripercorre la vita femminile della Cina rurale dell’800, svelando sentimenti e dolori protetti per secoli da un linguaggio esclusivo e simbolico, il “nu shu”, vergato su preziosi ventagli scambiati fra amiche.
La scrittrice cinquantenne, nata a Los Angeles, è frutto di matrimoni misti da più generazioni e non ha nulla di cinese nell’aspetto, ma mantiene forti legami con la sua famiglia d’origine, sia in USA - il bisnonno era il patriarca della China Town di Los Angeles - sia in Cina, innanzitutto attraverso i suoi libri, come La Montagna d’oro, una storia di famiglia, e In una rete di fiori di loto, un thriller internazionale con una scatenata poliziotta cinese come protagonista, e poi con frequenti viaggi, che le permettono di verificare i frenetici cambiamenti in atto nella madrepatria. Proprio durante uno di questi viaggi si è addentrata nella Cina rurale, dove ha trovato ispirazione per il romanzo Fiore di neve e il ventaglio segreto, che pur svolgendosi nel XIX secolo rispecchia ancora la situazione attuale, in cui la vita delle donne si svolge faticosa, sottomessa e segregata, con i legami d’amicizia come unica forma di evasione.
Qui Lisa See ha scoperto l’uso di un legame d’amicizia tra due donne, più forte di una parentela, detto “laotong”, tipico della contea di Jangyong, dove si era recata per trovare tracce del “nu shu”, il linguaggio femminile segreto di cui aveva sentito parlare, rimanendone affascinata. Lì ha potuto incontrare l’ultima scrittrice vivente di “nu shu”, ultranovantenne, che aveva subito la fasciatura dei piedi e le ha descritto l’orribile pratica, testimoniando il rapporto tra la fasciatura dei “gigli dorati” e il “nu shu”, entrambi legati all’esperienza della costrizione e alla ricerca di solidarietà nella sofferenza.
Molti romanzi di ambientazione cinese parlano della fasciatura dei piedi, cui venivano sottoposte le bambine tra i tre e i sei anni, per renderle più desiderabili agli occhi dei potenziali mariti, ma nessuno l’ha finora spiegata negli agghiaccianti particolari: la pratica è stata ufficialmente abolita nel 1912, con l’avvento della Repubblica, ma nelle zone più isolate si è perpetuata fino alla presa di potere di Mao.
Poiché il romanzo si svolge in gran parte nella stanza delle donne, la scrittrice ha descritto giorno per giorno quel rito aberrante, che consisteva nel ripiegamento forzato delle dita – tranne l’alluce - per ottenere la rottura delle ossa e il conseguente rimpicciolimento del piede. Durante il primo mese le sofferenze erano atroci e si rischiava la setticemia, eppure era considerato un atto d’amore da parte della famiglia, perché tanto più il piede fosse risultato piccolo e stretto, tanto più la figlia avrebbe potuto aspirare a un futuro migliore, cioè a sposarsi elevandosi socialmente. Il destino di ogni donna era quello di passare dall’ubbidienza ai genitori al servizio della suocera, con l’unica speranza di avere figli maschi e di potere, nella vecchiaia, a sua volta sottomettere le nuore.
Titolo originale: Snow Flower and the Secret Fan
Traduzione di Federica Oddera
L'intervista a Lisa See di RadioAlt
Le prime pagine
SEDUTA IN SILENZIO
Nel mio villaggio mi definiscono «una che non è ancora morta»: sono una vedova di ottant'anni. Senza mio marito, le giornate sono lunghe. Non mi attirano più le prelibatezze preparate per me da Fiore di Peonia e dalle altre. Non pregusto più con desiderio e impazienza i lieti eventi che hanno luogo con tanta facilità sotto il nostro tetto. Mi interessa solo il passato, ormai. Dopo tutto questo tempo, posso dire finalmente ciò che prima - quando dipendevo dalla mia famiglia d'origine perché mi crescesse o da quella di mio marito perché mi mantenesse — mi era precluso. Ho una vita intera da raccontare; non ho nulla da perdere e rischio di offendere ben poche persone.
Sono abbastanza vecchia da conoscere anche troppo a fondo le mie buone qualità e i miei difetti, spesso difficili da distinguere. Ho sempre aspirato all'amore. Sapevo che non era opportuno per me desiderarlo o aspettarmelo, né da ragazza né da adulta, eppure lo volevo, e da tale anelito ingiustificato sono nati tutti i problemi della mia esistenza. Sognavo che mia madre si accorgesse di me e gli altri membri della famiglia imparassero ad amarmi. Per conquistarmi il loro affetto ero obbediente (la dote ideale per una donna), ma dimostravo una prontezza persino eccessiva nel fare quanto mi chiedevano. Sperando in una sia pur minima manifestazione di gentilezza nei miei confronti, mi sforzai di adeguarmi alle loro aspettative: cercai di avere i piedi fasciati più minuscoli della contea, e lasciai che mi venissero spezzate le ossa perché assumessero una forma migliore.
Quando mi pareva di non poter tollerare il dolore nemmeno per un secondo di più e bagnavo di lacrime le bende intrise di sangue, mia madre mi parlava dolcemente all'orecchio, incoraggiandomi a resistere un'altra ora, un altro giorno, un'altra settimana, rammentandomi la ricompensa che mi attendeva se fossi riuscita a perseverare ancora un po'. In questo modo mi insegnò a sopportare: non solo le tribolazioni dei piedi fasciati, della gravidanza e del parto, ma anche i dolori più tormentosi del cuore, della mente e dell'anima. E nel contempo mi aiutò a riconoscere i miei difetti, suggerendomi il modo di sfruttarli a mio vantaggio. Nel nostro Paese chiamiamo teng ai questo genere di affetto materno. La scrittura degli uomini, mi ha detto mio figlio, esprime il concetto con due caratteri. Il primo significa «sofferenza», il secondo «amore». L'amore di una madre è proprio così.
Oltre a deformarmi i piedi, la fasciatura mi ha cambiato radicalmente la personalità: in qualche strana maniera ho l'impressione che il processo non sia mai cessato nel corso della mia vita e abbia tramutato la bambina arrendevole di un tempo in una ragazza decisa, e poi la giovane donna pronta ad assecondare senza una parola qualsiasi richiesta dei suoceri nella signora più altolocata della contea, che ha imposto al villaggio regole e consuetudini ferree. A quarantenni, la rigidezza dei piedi bendati si era trasferita dai miei gigli dorati al cuore, aggrappato con tanta forza alle ingiustizie e ai risentimenti da non consentirmi più di perdonare coloro che amavo e che mi amavano.
La mia unica ribellione è avvenuta attraverso il nu shu, la nostra scrittura femminile in codice. Infransi per la prima volta le regole tradizionali quando Fiore di Neve (la mia laotong, la mia «vecchia me stessa», la mia compagna di parole segrete) mi mandò il ventaglio che tengo appoggiato qui sul tavolo davanti a me: e poi le trasgredii di nuovo dopo averla incontrata. Ma, a parte i miei rapporti con Fiore di Neve, mi impegnai a essere una moglie onorevole, una nuora encomiabile e una madre coscienziosa. Nei momenti difficili il mio cuore diventava forte come la giada. Possedevo la tempra nascosta per sopportare tragedie e dolori. Ed eccomi qui, una vedova seduta in silenzio, secondo i dettami della tradizione, e solo ora capisco di essere stata cieca per troppo tempo.
Se si escludono tre mesi terribili nel quinto anno di regno dell'imperatore Xian Feng, ho trascorso la vita al piano di sopra, confinata nelle stanze delle donne. Sono stata al tempio, è vero, ho fatto ritorno alla casa dov'ero nata, ho persino visitato Fiore di Neve, ma so ben poco del mondo esterno. Ho sentito gli uomini parlare di tasse, siccità e rivolte: tutti argomenti molto lontani dalla mia vita. Io conosco il ricamo, la tessitura, la cucina, la famiglia del mio sposo, i miei figli, nipoti e bisnipoti; e il nu shu. Ho avuto un'esistenza normale: giorni da figlia, giorni di capelli raccolti, giorni di riso e sale; e adesso passo il tempo seduta in silenzio.
Sono qui sola con i miei pensieri e con questo ventaglio. Quando lo prendo in mano lo sento stranamente leggero rispetto a tutte le gioie e tutti i dolori di cui è carico. Lo apro di scatto, e il fruscio di ogni piega suona come il palpito di un cuore. I ricordi mi sfrecciano davanti agli occhi. Negli ultimi quarant'anni ho letto il testo del ventaglio talmente tante volte che l'ho imparato a memoria meglio di una filastrocca dell'infanzia.
Rammento il giorno in cui l'intermediaria me l'ha consegnato. Mi tremavano le dita mentre lo allargavo. A quel tempo c'era solo una semplice ghirlanda di foglie a decorare il bordo superiore, e un unico messaggio stillava lungo la prima piega. Allora non conoscevo molti caratteri del nu shu, e così fu mia zia a leggermi le parole. « 'Ritengo che nella vostra casa viva una fanciulla di buon carattere, esperta nelle arti femminili. Lei e io siamo nate nel medesimo anno e nel medesimo giorno. Non potremmo essere la stessa l'una per l'altra?' » Guardo le volute delicate di cui si compongono quelle righe, e vedo non solo la ragazza che era un tempo Fiore di Neve, ma anche la donna che sarebbe diventata: tenace, leale, aperta.
Sfioro con gli occhi le altre pieghe, e scorgo il nostro ottimismo, la gioia, l'ammirazione reciproca, le mutue promesse. Vedo la semplice ghirlanda diventare un elaborato intreccio di bucaneve e gigli, a simboleggiare la nostra vita insieme come una coppia di laotong, due vecchie se stesse. Contemplo la luna che ci illumina dall'angolo superiore destro. Dovevamo essere due lunghi tralci dalle radici avvinghiate le une intorno alle altre, due alberi millenari, due anatre mandarine appaiate per la vita. Su una piega, Fiore di Neve ha scritto: «Ci vogliamo bene e non recideremo mai il nostro legame». Ma su un'altra striscia vedo i malintesi, la fiducia incrinata, la porta che si è chiusa senza rimedio. Per me l'amore era talmente prezioso da non poterlo condividere con nessun altro, e questo alla fine mi ha allontanata dalla mia sola anima gemella.
Sto ancora imparando a conoscerlo, l'amore. Credevo di averne compreso la natura: non soltanto come madre, ma anche come figlia, moglie, laotong. Ho sperimentato varianti diverse dello stesso sentimento, ispirate alla pietà, al rispetto, alla gratitudine. Eppure, contemplando il nostro ventaglio segreto e rileggendo i messaggi scambiati tra me e Fiore di Neve nel corso di tanti anni, mi rendo conto di non aver dato il giusto valore alla forma di affetto più importante: quella che scaturisce dal profondo del cuore.
In questi ultimi tempi ho trascritto molte autobiografie di donne che non hanno mai imparato il nu shu. Ho ascoltato tristezze e lamentele, ingiustizie e tragedie. Ho compilato le cronache infelici delle meno fortunate. Ho sentito e registrato ogni vicenda. Eppure, anche se ho scoperto molto sulle storie femminili, ignoro comunque quasi tutto su quelle degli uomini; so solo che di solito riguardano la lotta di un agricoltore contro gli elementi, le vicissitudini di un soldato in battaglia o la ricerca interiore perseguita da un individuo solitario. Riconsiderando la mia vita, mi rendo conto che attinge a storie femminili e maschili. Sono una povera donna con tutte le consuete lagnanze del caso, ma dentro di me ho anche combattuto una guerra da uomini tra la mia vera natura e la persona che avrei dovuto essere.
Scrivo queste pagine per chi si trova già nell'oltretomba. Fiore di Peonia, la moglie di mio nipote, mi ha promesso di bruciarle appena morirò, perché il mio racconto preceda il mio spirito. Perché siano le parole a spiegare la mia condotta agli antenati, a mio marito, ma soprattutto a Fiore di Neve, prima che mi ripresenti al loro cospetto.
© 2006, Longanesi & C.
See Lisa - Fiore di Neve e il ventaglio segreto
335 pag., 17,00 € - Edizioni Longanesi 2006 (La gaja scienza)
ISBN 9788830422872
L'autrice
Lisa See, nata nel 1955, giornalista per il Los Angeles Times, il Washington Post, Cosmopolitan e Publishers Weekly, ha compiuto frequenti viaggi in Cina, soprattutto per visitare i luoghi di origine della sua famiglia, della quale ha raccontato la storia in La montagna d’oro (On Gold Mountain: The One-Hundred-Year Odyssey of My Chinese-American Family). Il suo primo romanzo è stato In una rete di fiori di loto, candidato al premio Edgar. Nominata donna dell’anno per il 2001 dall’associazione delle donne americane di origine cinese, Lisa See vive a Los Angeles con il marito e i due figli.
| 02 ottobre 2006 | | Di Daniela Pizzagalli |
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